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sabato, febbraio 19, 2005

sette giorni e settantotto notti
hybris dell'auto-da-fè


Si narra che il venerabile Beda, Thanòs dell'ultima Thule
un giorno di ritorno sulla strada di Damasco,
incontrasse un mendicante fermo ai bordi della strada
intento a fissare un albero

Il venerabile Beda,che non per niente aveva decifrato gli ultimi
manoscritti in sanscrito trasmessi in forma di domande
a lui si rivolse come se avesse smarrito la linea dell'orizzonte

per sette giorni e settantotto notti
attese la risposta
Fino a che, al cadere di una foglia
il Thanòs dell'Ultima Thule
comprese di aver sbagliato tutto
nella decifrazione.

Solo allora, il mendicante, riprese il suo peregrinare
verso Oriente, lasciando il Venerabile
sul bordo della strada

 
postato da: alp alle ore 11:14 | link | commenti (13)
categorie: scrittura
martedì, novembre 16, 2004

 

 

 

 

 

 

 

TRA VOCI E CORPI / INTERVISTA( qui)
Contro la tirannia della paura con parole senza pelle né grasso
Eduardo Galeano PARLA LO SCRITTORE URUGUAIANO «Sono diventato un perfezionista, capace di morire per un avverbio, di tirare fino alle cinque della mattina se non trovo un aggettivo. In America Latina le cose stanno cominciando a cambiare, bisogna unirsi contro la paura e contro la tradizione dell'impotenza che spinge a accettare l'indegnità come destino»

Anche in questo ritorna la sua idea di «necessità del dire»?

Penso al linguaggio «primitivo», alla gente che usa poche parole, che non ha cultura. Uso questa parola, solo per spiegarmi meglio. Dal punto di vista degli esperti, i «primitivi» sarebbero persone di poco conto, perché possiedono un linguaggio «povero». Per non essere «povero», cosa dovrebbe essere, «miliardario»? Invece è impressionante e spaventosa la ricchezza che custodiscono. Al contrario, il linguaggio di molti «eruditi» è di una povertà imbarazzante e penosa, perché non nasce dalla necessità del dire. Alla base del linguaggio c'è sempre una necessità espressiva. In America latina si verificano casi sempre più frequenti in cui gli indigeni sono costretti a parlare lo spagnolo, che molti di loro generalmente non dominano. Pur conoscendo solo poche parole, la corruzione cui sottopongono la lingua ha un impatto espressivo talmente forte da provocare una specie di rottura. Dove l'esperto vede un errore, io vedo una breccia. Una ferita, un taglio espressivo, una nuova risorsa del linguaggio. Qualche tempo fa, per un congresso mi trovavo a Lima, una città grigia, sempre coperta di nuvole. Per strada, mi è capitato di vedere un indio, con lo sguardo rivolto al cielo. Ricordo bene le sue parole: «Povero cielo, che vorrebbe piangere, ma non può». Trovo questa frase di grande bellezza poetica, sebbene nominasse una verità oggettiva. Anche i bambini molto piccoli hanno questa capacità poetica, ma poi la perdono. Come diceva George Bernard Shaw: «all'età di sette anni dovetti interrompere la mia educazione per andare a scuola».




postato da: alp alle ore 07:54 | link | commenti (3)
categorie: scrittura
domenica, settembre 05, 2004

E Mambo..Mambo I-ta-liano..

Mentre il sole di una domenica di fine agosto
s'impiccava ai muri,senza trovare corde

il ragazzo correva dietro al suo miraggio bianco
e con scelta di attimo perfetta
stampò le sue mani sulle chiappe della turista assorta

"Mi darebbe due etti di formaggio, per favore..?

Mentre nel caldo le vie ci si stringevano addosso
due turiste polacche inveivano contro lo scippo
appena subito.

Insieme alla borsetta, al cellulare, agli spiccioli
non crederanno piu' che un ragazzo
al rione Sanità, sia
anche,
ancora,
un cucciolo di uomo

"Lasci stare,per il formaggio,
ripasserò.
Oggi si mangia carne, al sangue.


 














postato da: maqrolldeibattelli alle ore 08:25 | link | commenti (1)
categorie: poesia, scrittura