Alp, il battelliere

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mercoledì, luglio 13, 2005

Vergine e scimmia, fanciulla e Moro perfido
il loro mortale accoppiamento spezza ancora il nostro mondo in due.
Per voi egli è la bestia sacrificale, mugghiante, pungolata,
un toro nero avvilluppato in nastri del suo sangue.
Eppure il furore che cingeva
quel turbante color croco e tramonto, quella spada ricurva come luna
non era in lui vendetta razziale, nera come la pantera,
che invadeva la camera di lei con l'afrore del muschio primitivo,
ma orrore per la luna che cambiava,
per il gauastarsi di un assoluto,
simile a un frutto bianco,
maturo e sfatto per troppe carezze, ma doppiamente dolce.

dalla poesia Capre e scimmie -Derek Walcott

" Lentamente il mio corpo si fa un solo suono,
lentamente divento
una campana
un'ovale, incorporea vocale,
mi faccio gufo,
aureola, fuoco bianco."

dalla poesia Metamorfosi, 1.Luna Derek Walcott
postato da: alp alle ore 14:39 | link | commenti (1)
categorie: poesia
lunedì, luglio 11, 2005

vecchio capitano che ti sei venduto la barca
che chiudi la bocca sdentata
che ti sfuggono i pesci sognati stanotte

Il tuo secondo sente il braccio mancante richiamarlo al bompresso
 mentre i pirati che vedi oggi tirano volpini al guinzaglio
parlando nei cellulari

Questi animali totemici di latta e caucciù,
quasi massi erranti a segnare il territorio,
vuoti carapaci che  mi dicono di scuole fatte
con furbizia e di lavori odiati.

 Ah, le le foreste di un albero solo spuntate all'alba
dietro panchine di cemento
coi gabbiani curvi che soffrono artriti.

Su queste assi incrociate la difesa dell'ombra dai chiodi del sole.

Il n° 38 di New York cammina con la testa rapata
docile agnello dietro la madre delle scaloppine

Fermo sta Karl,
con i suoi capelli bianchi pettinati all'indietro.
In pantaloncini la fedele Iselda,
borsetta bianca sotto il braccio,
si ferma dove si ferma lui, da quarant'anni.

La madre obesa
spinge un passeggino
In cui sta una piccola promessa di grasso
l'accompagna  una ragazza con  un bicchiere da riempire.

Nonne e nipotini,
" ancora no" le mogli e i mariti
che stanno impiccati in città,
incerti se fuggire dai figli o dal lavoro
e intanto sfogliano riviste delle  dive da cortile.

Guarda le frecce, amore mio
le frecce del tempo;
una sola il test riesce con due cambia la vita.
Lo so che è necessario avere lo stesso luogo
per accordare i respiri ma perchè tu temi così tanto
che la vita dimostri il teorema dell'essere?

Forse che la barca non la vorresti di carta,
ma nave da crociera
da cui svolare gabbiano mutante?

Oggi una donna di ottant'anni
mi ha chiesto di sposarla,
di fare un figlio con lei
o almeno di mangiare insieme un gelato.
Le ho risposto che il caffè mi rende nervoso
e le ho regalato un leone, un cammello
e un serpente

Io per me ho tenuto il profumo
delle bouganville
per arrampicarmi nelle ore assolate
quando le persiane chiuse
mi portano a  te

da "Ellissi acquee, di Theo  Igisikos Crocetti editore
 

 

postato da: alp alle ore 21:09 | link | commenti
categorie: poesia
domenica, luglio 10, 2005

Se volete,

sarò rabbioso a furia di carne,

e, come il cielo mutando i toni,

se volete,

sarò tenero in modo inappuntabile,

non uomo, ma nuvola in calzoni!

… VLADIMIR MAJAKOVSKIJ

LA NUVOLA IN CALZONI (1914)

postato da: alp alle ore 20:31 | link | commenti (8)
categorie: poesia
martedì, maggio 17, 2005

Baron Samedì



Uno sfinimento si insinua , tenue
come un battente aperto

Monto a cavallo su di un monaco tibetano
che ride per ogni cosa e
mormora parole come sgranasse un rosario

dentro di me, in circolo, cadenze argentine
ballano improbabili tanghi con cio' che resta
di parole abbaiate, dialetti od onomatopee
Bevo acqua minerale cercando di trascinarle giù.

Quanto tempo è passato da quando gridavo
di passarmi il pallone, di tuffarmi per vanto
di accompagnarla a casa stringendola troppo forte?

Sono nelle pianure dell'Alentejo, con le parole che si stringono
come i covoni nel giallo ocra e nel blue maren
della risacca erbosa.
Lei guarda intimidita e se ne svola
come un passero con l'appiglio sbagliato
perso un verbo, un accento, una doppia.

Mi arroto come un serpente mambo
nella pelle scura del Sertao,che una brasiliana
sembri africana, non è insolito
Che io mi senta come il Barone Samedì
ad officiare un voodo, forse lo è di più

Ancora una volta, mi chiedo: come sono finito, qui?

 

 

vanno, vengono come sguardi interrotti
un po' ascoltano,sembrano assorti
mi chiedono.Non rispondo.

Vero, falso, tu uomo, lei donna
non non come birra, questo non c'entra.

Mi guarda, come fossi uno Yak
lo guardo, mastico una palla di betel
per non sentire l'altura
mi porta verso le cime
gli dico raccogli almeno le vocali.

L'altra abbassa la voce
e con riguardo, indicandolo, mi chiede
lui viene per chiesa? Quanto resta?
Ma perchè non glielo chiedi tu, dicoio,
che vedi mai che tra thai e tibet
scoppi la pace?

lui la guarda erride, dice Buddah,china e Cha

postato da: alp alle ore 09:14 | link | commenti (9)
categorie: poesia
lunedì, maggio 09, 2005

Ismael Grandangolo

Ismael

Richiamò l'eco del primo sorgere del sole
riprese l'ansito della rugiada incerta

e si distese, con la fronte verso le montagne,
come se dovesse delimitare il punto di caduta del vento.

"Spingi- Ismael- spingi
buttalo nel gran fragore del mondo
fai che il primo guaito suo si confonda
(aggrappato al fiato trattenuto).

Troverà Primavera, forse
e sorriso ne avrà, come d'abitudine

Ismael fermò lo sbuffo del Leviatano
nell'attimo stesso in cui l'arco
si preparava a cadere
e un'unica goccia fu,
prisma, ago duro d'acqua nell'asola celestre
sutura dimessa, pistillo fiorito in bocca.


Grandangolo

Dentro, intorno, accanto

come una voce di dentro
mise gli occhiali scuri, guardò dritto verso il sole
e disse "Ora".

Sopra, sotto, di traverso

la gente non si accorse di niente,
gli uccelli continuarono il volo,
le lancette non mancarono il punto.
A quel momento esatto
lui sapeva che la storia stava lì.

Dentro, sotto, prima

come un cane annegato
o l'aria ripresa dopo che il cuore
ha perso il ritmo.
L'uomo prese l'unica rosa
presente in quella stanza
guardò in un punto impreciso alle sue spalle
e dichiarò il suo amore:

le lancette si fermarono nel punto esatto
del bordo del giorno
e la statua, si animò.

 

postato da: alp alle ore 12:34 | link | commenti (27)
categorie: poesia
mercoledì, aprile 13, 2005

Al mondo

Mondo, sii, e buono;
esisti buonamente,
fa’ che, cerca di, tendi a, dimmi tutto,
ed ecco che io ribaltavo eludevo
e ogni inclusione era fattiva
non meno che ogni esclusione;
su bravo, esisti,
non accartocciarti in te stesso in me stesso.

Io pensavo che il mondo così concepito
con questo super-cadere super-morire
il mondo così fatturato
fosse soltanto un io male sbozzolato
fossi io indigesto male fantasticante
male fantasticato mal pagato
e non tu, bello, non tu “santo” e “santificato”
un po’ più in là, da lato, da lato.
Fa’ di (ex-de-ob etc.)-sistere
e oltre tutte le proposizioni note e ignote,
abbi qualche chance,
fa’ buonamente un po’;
il congegno abbia gioco.
Su bello, su.

Su, münchausen

[da "La Beltà"]  Andrea Zanzotto

link: 
breve biografia e poesie

poesie in lettura

postato da: alp alle ore 11:50 | link | commenti (18)
categorie: poesia
sabato, aprile 09, 2005

Uva puttanella

Anche la storia – la più vera e severamente cronachistica, quella dei comandanti politici e religiosi, dei capipopolo, degli studiosi, delle guerre e delle opere – è solita a essere ammantata di miti. Giungono a noi questi miti della realtà del tempo sotto un nome prescelto; gli altri, i milioni di uomini, artefici in proposito della loro vita, il solo vero segno dell’epoca, sono come noi, assistenti al grande comizio sia che battiamo le mani sia che in silenzio nutriamo il dubbio.

(dai frammenti e appunti dai quaderni dell’Uva puttanella) Rocco Scotellaro

 E' calda così la malva
 
E' rimasto l'odore
della tua carne nel mio letto.
E' calda così la malva
che ci teniamo ad essiccare
per i dolori dell'inverno.
 
La luna piena
 
La luna piena riempie i nostri letti,
camminano i muli a dolci ferri
e i cani rosicchiano gli ossi.
Si sente l'asina nel sottoscala,
i suoi brividi, il suo raschiare.
In un altro sottoscala
dorme mia madre da sessant'anni.

Rocco Scotellaro Da E' fatto giorno

 
Vide anche un vecchio al quale si avvicinò: Dite buon uomo, - chiese – sempre ritornando dove posso arrivare?
– E quegli senza scomporsi: - E dimmi, figlio mio, sempre andando avanti io dove vado a finire?

Si abbracciarono, si sedettero sulla sabbia.

L’acqua del fiume correva e venne la sera.

(da “Uno si distrae al bivio”,  1942-43) Rocco Scotellaro


 

 

link : biografia    poesie

 moltissime grazie a Pattinando per la segnalazione del sito sottostante,
in cui si possono leggere e ascoltare altre poesie di Rocco Scotellaro

http://xoomer.virgilio.it/dinobecagli/

 

postato da: alp alle ore 11:01 | link | commenti (24)
categorie: poesia, memoria
domenica, aprile 03, 2005

due poesie

Nell’aria franta, in un clima aggufito,
Ragnatele sul prato dove terminano le foglie,
Mi feci scudo della luna esile e del cielo
Per carpire un consiglio al gatto e scendere un pendio
Pieno d’erbacce. L’ho trovato prono
Nel chiosco, un grumo in ombra,
Impellicciato, sonnolento. «Porto»
Dissi «oltre a un piatto di fegato, e a una punta
Di formaggio, i tormenti consueti,
E il solito quesito sul perché
Viviamo, e perché il mondo si assottiglia e muore
Come ha fatto per me, che vado incontro
Al vaglio dei silenzi. Dove
Siamo ora? Sappiamo qualche cosa?».
– Ora, altra la notte, il suo sguardo permane.
«Passami il piatto» disse. Questa
La sua risposta, buona quanto un’altra.


Weldon Kees,
SETTE POESIE,
tradotte da Ottavio Fatica,
Adelphiana, 5 novembre 2003

 
 
Cosacchi

 

cartomante in quel di Bruges, cercavo le mani , evitavo gli occhi nei sobbalzi d'umore
predicavo sorti quiete che non avessero a risvegliare i gufi e le civette che si covano dentro
mi accontentavo di un po' di pane, meglio se col formaggio.
Un giorno , nell'ozio, iniziai a cucire le storie
di quelle vite lette solo nelle mani
stavolta le bocche parlavano, ma non con suoni per tutti
piu che  altro erano scarti, deviazioni di strade- gesti dimenticati che io riesumavo
cucivo con filo leggero, sottile imbastitura da reggere fino al primo sforzo di libertà.
 
Dopo ti ho incontrata , non ho guardato le mani
non ho cucito una storia, troppo preso a rincorrere
venti e cieli e nastri di fortuna
e il tuo sorriso d'amore
ancora m'irrompe
come cavalli al galoppo
di 27 cosacchi del Don, innamorati
postato da: alp alle ore 00:19 | link | commenti (17)
categorie: poesia
lunedì, marzo 14, 2005

Arthur Rimbaud - "Sognato per l'inverno a... lei"

 

Andremo, d'inverno, in un vagoncino rosa
con tanti cuscini blu.
Sarà dolce. Un nido di baci folli posa
nei cantucci molli. Tu

chiuderai gli occhi, per non vedere dai vetri
smorfiare l'ombre delle sere,
la plebaglia di démoni e di lupi tetri,
mostruosità arcigne e nere.

Poi la tua guancia graffiare si sentirà...
un bacetto, un ragno matto, ti correrà
sul collo... Intanto

tu mi dirai: "Cerca!", chinando a me la testa
- prenderemo tempo a scovare quella bestia
- che viaggia così tanto...

 

postato da: alp alle ore 11:12 | link | commenti (13)
categorie: poesia
martedì, marzo 01, 2005

E improvvisa, inattesa,
fortuita, l'allegria.
Da sola, perché volle,
è venuta. Così verticale,
così grazia insperata,
così dono a sorpresa,
che non posso credere
che sia per me.
Mi guardo intorno,
cerco. Di chi sarà?
Sarà di quell'isola
sfuggita dall'atlante,
che mi è passata accanto
vestita da ragazza,
con spume al collo,
abito verde e un grande
spruzzo di avventure?
Non sarà forse caduta
a un tre, a un nove, a un cinque
di questo agosto che inizia?
Oppure è quella che ho visto tremare
di là dalla speranza,
nel fondo di una voce
che mi diceva : "No" ?
 
Ma non importa, ormai.
Sta con me, mi trascina.
Mi sradica dal dubbio.
Sorride, possibile;
prende forma di baci,
di braccia, verso me;
finge d'esser mia.
Andrò, andrò con lei
ad amarci, a vivere
tremando di futuro,
a sentirla veloce,
secondi, secoli, eternità,
niente. E l'amerò
tanto, che quando verrà
qualcuno
- e non lo si vedrà,
non si potranno udire i suoi
passi - a richiederla
(è il suo padrone, era sua),
quando la condurranno,
docile, al suo destimo,
lei si volterà indietro
a guardarmi. E vedrò
che ora è mia, finalmente.
 
Pedro Salinas
 
postato da: alp alle ore 16:21 | link | commenti (12)
categorie: poesia
domenica, febbraio 13, 2005

Da "La Beltà"
 
Sì, ancora la neve
 
 
"Ti piace essere venuto a questo mondo?"
 
Bamb.: Sì, perché c'è la STANDA".
 
Che sarà della neve
che sarà di noi?
Una curva sul ghiaccio
e poi e poi... ma i pini, i pini
tutti uscenti alla neve, e fin l'ultima età
circondata da pini. Sic et simpliciter?
E perché si è - il mondo pinoso il mondo nevoso -
perché si è fatto bambucci-ucci, odore di cristianucci,
perché si è fatto noi, roba per noi?
E questo valere in persona ed ex-persona
un solo possibile ed ex-possibile?
Hölderlin: "siamo un segno senza significato":
ma dove le due serie entrano in contatto?
Ma è vero? E che sarà di noi?
E tu perché, perché tu?
E perché e che fanno i grandi oggetti
e tutte le cose-cause
e il radiante e il radioso?
Il nucleo stellare
là in fondo alla curva di ghiaccio,
versi inventive calligrammi ricchezze, sì,
ma che sarà della neve dei pini
di quello che non sta e sta là, in fondo?
Non c'è noi eppure la neve si affisa a noi
e quello che scotta
e l'immancabilmente evaso o morto
evasa o morta.
Buona neve, buone ombre, glissate glissate.
Ma c'è chi non si stanca di riavviticchiarsi
graffignare sgranocchiare solleticare,
di scoiattolizzare le scene che abbiamo pronte,
non si stanca di riassestarsi
- l'ho, sempre, molto, saputo -
al luogo al bello al bel modulo
a cieli arcaici aciduli come slambròt cimbrici
al seminato d'immagini
all'ingorgo di tenebrelle e stelle edelweiss
al tutto ch'è tutto bianco tutto nobile:
e la volpazza di gran coda e l'autobus
quello rosso sul campo nevato.
Biancaneve biancosole biancume del mio vecchio io.
Ma presto i bambucci-ucci
vanno al grande magazzino
- ai piedi della grande selva -
dove c'è pappa bonissima e a maraviglia
per voi bimbi bambi con diritto
e programma di pappa, per tutti
ferocemente tutti, voi (sniff sniff
gran gnam yum yum slurp slurp:
perché sempre si continui l'"umbra fuimus fumo e fumetto"):
ma qui
ahi colorini più o meno truffaldini
plasmon nipiol auxol lustrine e figurine
più o meno truffaldine:
meglio là, sottomano nevata sottofelce nevata...
O luna, ormai,
e perfino magnolia e perfino
cometa di neve in afflusso, la neve.
Ma che sarà di noi?
Che sarà della neve, del giardino,
che sarà del libero arbitrio e del destino
e di chi ha perso nella neve il cammino
(e la neve saliva saliva - e lei moriva)?
E che si dice là nella vita?
E che messaggi ha la fonte di messaggi?
Ed esiste la fonte, o non sono
che io-tu-questi-quaggiù
questi cloffete clocchete ch ch
più che incomunicante scomunicato tutti scomunicati?
Eppure negli alti livelli
sopra il coma e il semicoma e il limine
si brusisce e si ronza e si cicala-ciàcola
- ancora - per una minima e semiminima
biscroma semibiscroma nanobiscroma
cose e cosine
scienze lingue e profezie
cronaca bianca nera azzurra
di stimoli anime e dèi,
libido e cupìdo e la loro
prestidigitazione finissima;
è così, scoiattoli afrori e fiordineve in frescura
e "acqua che devia
si dispera si scioglie s'allontana"
oltre il grande magazzino ai piedi della selva
dove i bambucci piluccano zizzole...
E le falci e le mezzelune e i martelli
e le croci e i designs-disegni
e la nube filata di zucchero che alla psiche ne vie?
E la tradizione tramanda tramanda fa passamano?
E l'avanguardia ha trovato, ha trovato?
E dove il fru-fruire dei fruitori
nel truogolo nel buio bugliolo nel disincanto,
dove, invece, l'entusiasmo l'empireirsi l'incanto?
Che si dice lassù nella vita,
là da quelle parti là in parte;
che si cova si sbuccia si spampana
in quel poco in quel fioco
dentro la nocciolina dentro la mandorletta?
E i mille dentini che la minano?
E il pino. E i pini-ini-ini per profili
e profili mai scissi mai cuciti
ini-ini a fianco davanti
dietro l'eterno l'esterno l'interno (il paesaggio)
dietro davanti da tutti i lati,
i pini come stanno, stanno bene?
 
Detto alla neve: "Non mi abbandonerai mai, vero?"
 
E una pinzetta, ora, una graffetta.


Andrea Zanzotto
   

postato da: alp alle ore 06:35 | link | commenti (2)
categorie: poesia
venerdì, febbraio 11, 2005

 

" Con quanta cura, allor che mi misi in viaggio.
riposi le mie povere cose sotto chiave
al sicuro, per poterle riavere
non toccate da truffaldine mani!

Ma tu, per cui i miei gioielli son bagatelle,
tu, mia massima consolazione e ora mio affanno,
mio più caro amore e dominante idea,
sei lasciato preda di ogni volgare ladro.

Io non ti ho serrato a chiave in nessun forziere
se non in quello dove non sei ( ma sento la tua presenza)
nel gentile serraglio del mio cuore,
dove puoi venire e andartene a tuo piacere.
 E anche là temo tu mi sia rubato,
perchè l'onestà stessa si fa ladra per tale palio:"

Sonetti. 48. Shakespeare

postato da: alp alle ore 20:25 | link | commenti (11)
categorie: poesia
venerdì, febbraio 04, 2005

desidero regalarti questa cosa, l'appoggio qui nei commenti, senza clamore, è roba da custodire:
Valore
Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finche' dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e' risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varra' piu' niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.>br>Considero valore sapere in una stanza dov'e' il nord, qual'e' il nome del vento che sta asciugando il bucato,
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.
notte :)
...Erri De Luca ovviamente :)

Fiorile
00:22, 04 febbraio, 2005
Fio' questa è una delle prime poesie che regalai ad Alp quando aprii il blog...che bello sapere che piace anche a te :)
colfavoredellenebbie
00:44, 04 febbraio, 2005
 
postato da: alp alle ore 07:27 | link | commenti (1)
categorie: poesia
sabato, gennaio 01, 2005

The Storm                 Emily Dickinson
Tempesta  -   Trad. di Eugenio Montale (1953)   
                                                 

Con un suono di corno
il vento arrivò, scosse l’erba;
un verde brivido diaccio
così sinistro passò nel caldo
che sbarrammo le porte e le finestre
quasi entrasse uno spettro di smeraldo:
e fu certo l’elettrico
segnale del Giudizio.
Una bizzarra turba di ansimanti
alberi, siepi alla deriva
e case in fuga nei fiumi
è ciò che videro i vivi.
Tocchi del campanile desolato
mulinavano le ultime nuove.
Quanto può giungere,
 quanto può andarsene,
in un mondo che non si muove!

The Storm

There came a wind like a bugle;
it quivered through the grass,
and a green chill upon the heat
so ominous did pass
we barred the windows and the doors
as from an emerald ghost;
the doom’s electric moccasin
that very instant passed.
On a strange mob of panting trees
and fences fled away
and rivers where the houses ran
the living looked that day.
The bell within the steeple wild
the flying tidings whirled.
How much can come
and much can go,
and yet abide the world


































postato da: alp alle ore 08:29 | link | commenti (13)
categorie: poesia
martedì, dicembre 28, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

l'ultimapoesia di Rachel Corrie

l'ultimo dell'anno, dedicato a lei

Questo è un momento perfetto/è un momento
perfetto per molte ragioni/ma soprattutto
perchè tu ed io/ ci stiamo svegliando
dalla nostra complicità sonnambula, tonta, ciucciadito
con i maestri dell'illusione e della distruzione.

Grazie a loro, da cui fluiscono queste benedizioni
dolorose,/ ci stiamo svegliando. (¡­)
Le loro guerre e torture,/ i loro diavoli e confini
estinzioni di specie/e malattie nuove di zecca
il loro spiare e mentire/ in nome del padre,

sterilizzando semi/ e brevettando l'acqua,
rubando i nostri sogni e/ cambiando i nostri
nomi,/i
loro brillanti spot pubblicitari,/ le loro
continue prove generali/ per la fine del mondo. (¡­)

Grazie a loro, da cui trasudano questi spaventosi
insegnamenti,/ ci stiamo svegliando. (¡­)
E come il cielo e la terra si incontrano,/ come il
sogno e la veglia si mescolano,/come il paradiso
e gli inferi si intersecano
,/ notiamo il fatto
esilarante e scioccante/ che
tocca a noi decidere
-tocca a noi decidere, a me e a te come
costruire un mondo nuovo di zecca.

Non in qualche lontano futuro o luogo distante

ma proprio qui ed ora

Così sono radicalmente curiosa, compagni miei
creatori sul serio in delirio: visto che tocca
a noi/ costruire un Mondo Nuovo di zecca,

da dove cominciamo? (¡­)

Quali domande ci alimenteranno?

Eccotene una:/ nel Mondo Nuovo/ saprai
con tutto te stesso/ che la vita è pazzamente
innamorata di te-/ la vita è selvaggiamente
e innocentemente innamorata di te.

Nel Nuovo Mondo/ saprai al di là di ogni dubbio
che migliaia di alleati nascosti/ stanno dandosi
da fare per farti diventare/ quella bellissima
curiosa creatura/ cui sei destinato per nascita.

Ma poi arriva la domanda fatale:/ l'amore con
cui la vita eternamente ti inonda/ non è stato
corrisposto al suo meglio,/ ma c'è ancora modo
per mostrarsi più´ espansivi,/ se la vita è selvaggiamente
e innocentemente innamorata di te,
sei pronto a cominciare ad amare la vita così
come essa ti ama?

Nel Nuovo Mondo, lo farai

































postato da: alp alle ore 14:22 | link | commenti (12)
categorie: poesia
martedì, dicembre 21, 2004

 agli amici incontrati..(alp)

 

 

 

 

 

Amore a prima vista

Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
E' bella una tale certezza
ma l'incertezza è più bella.

Non conoscendosi prima, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?

Vorrei chiedere loro
se non ricordano -
una volta un faccia a faccia
forse in una porta girevole?
uno "scusi" nella ressa?
un "ha sbagliato numero" nella cornetta?
- ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio
il caso stava giocando con loro.

Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando un risolino
si scansava con un salto.

Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o il martedì scorso
una fogliolina volò via
da una spalla all'altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell'infanzia?

Vi furono maniglie e campanelli
in cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.

(Wislawa Szymborska, La fine e l'inizio, Scheiwiller)









































postato da: alp alle ore 11:01 | link | commenti (26)
categorie: poesia
mercoledì, dicembre 15, 2004

*°*   JOHN DONNE   *°*

 

My face in thine eye, thine in mune appears,
    And true plain hearts do in the faces rest;
Where can we find two better hemispheres
Without sharp North, without declining West?
What ever dies, was not mixt equally;
If our two loves be one, or thou and I
    Love so alike that none do slacken, none can die.

P. VALDUGA (ed. SE 1985)

 

Nei tuoi occhi il mio volto e il tuo nei miei,

e nei volti riposano cuori leali e puri.

Dove emisferi migliori troverei

senza Ovest calanti, senza Nord duri?

Non fu unito equamente ciò che muore;

se i nostri amori sono un solo amore

o uguali durano, dei due nessuno muore.

C. CAMPO (ed. Einaudi 1971)

Nel tuo occhio il mio volto, il tuo nel mio

si specchia e cuori semplici e fedeli

riposano nei nostri volti: dove

trovare due più limpidi emisferi

senza Nord affilato, Ovest caduco?

Equamente non fu mischiato ciò che muore,

se i nostri amori sono uno e tu

ed io così fratelli nell'amore

che né l'uno né l'altro può mancare o morire







postato da: alp alle ore 23:23 | link | commenti (10)
categorie: poesia
mercoledì, dicembre 08, 2004

Gli aironi


Sotto un portico di casermone popolare
due vecchi camminano, tenendo a braccetto
l'abitudine e le strade

Lei ha un'impermeabile grosso a sembrare cappotto
lui una giacca bastante, e per il freddo calzerotti di lana
di lei, ultima moda, olè.

Ricco menù, la sera, gallette nel latte
o formaggio e fette di pane.

"Oggi abbiamo mangiato proprio come si usava alla vigilia,
pasta e broccoli con le acciughe"

Quando ha aperto la finestra, per cambiare l'aria
ho visto uscire le masserie del sud, la loro gioventù
come se stessero su una gamba, quella non malata,
aironi in attesa di svernare, nei ricordi.

 











postato da: alp alle ore 09:29 | link | commenti (16)
categorie: poesia
martedì, dicembre 07, 2004

Un'occasione di vento

Vento, negli occhi dei gufi, come vecchi Sufi
veggente cieca di un gioco datato

Vento, largo in cerchi,abbracci nelle fessure
delle persone invisibili, senza poteri, senza linguaggi
che escono di notte, dormono di giorno, spirano
ricordati dai pochi

Vento stretto, difficoltà di parlarsi
difficile a capirsi
pure con sue ragioni da cercare
pochi ingressi, difficili a dirsi

Vento incerto, carico di incendi
non sa se levarsi
attende
misconosce orizzonti, cieli, proclami
s'alza per uno scherzo, si cheta con un sorriso,
sfuggito.

 













postato da: alp alle ore 21:52 | link | commenti (2)
categorie: poesia

Cuccuruccù Paloma...

Circondato da inconsuete carezze
l'albero distese i suoi rami
fino a toccare suolo con zampe di gufi e barbagianni

Si guardarono attorno, fissarono la luna
un ranocchio finse di scappare

A quel momento ,cerimonia imprevista, dai rami si porse
finissima tela, argentea odorosa

Ritrasse: i suoi rami, la collana, la gemma
impreziositi dal pasto di uccelli, rapaci

Inghiottita la luna, tornò
un nuovo canto.







postato da: alp alle ore 08:18 | link | commenti (4)
categorie: poesia
sabato, dicembre 04, 2004

Baci rubati/ la "trance" del grillo.

Quando
la luna ghiaccia le stelle e saracinesche nere
sono ancora strette sui muri
mentre
ancora spente sono le luci dentro le menti
opache e ossidate dal fare

faccio il conto dei soldi che mancano, dei lavori arretrati, dei dolori rimandati
penso ai pacchi da consegnare, alle pagine da scrivere, ai pavimenti da lavare
agli uomini invisibili, ai morti senza essere nemmeno stati nominati,
alle guerre non dichiarate, alle paci spezzate : rime ancora dentro di noi.

Ma.

Ma forse non è un caso che
ci abbiano messo in case di cemento
impilati in un letto sull'altro
ci facciano muovere in scatole di latta
pronti ad uccidere per una evidenza

Se

la luna ghiaccia le stelle e saracinesche nere
sono ancora strette sui muri
io compulso lento
per decifrare segni
di inafferabili storie
nella mia trance
da canto del grillo






















postato da: alp alle ore 06:34 | link | commenti (8)
categorie: poesia
domenica, novembre 28, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

(Modigliani)

Mario Luzi L'opera poetica

Postille: Prima di Sera

«Credi, credi di conoscermi» recita lei quasi parlando al
[vento
e osserva controsole la polvere
strisciare sullo stradone deserto.
«Appartieni troppo a te stesso» insiste ad accusarmi
prolungando la pena dell'indugio
quella parte di lei che ancora combatte
avvilita e altera nella macchina ferma.
Ma le suona falso l'argomento
e ne scorgo sul cristallo la larva
che spenge d'un sorriso
dimesso le parole appena dette.
«Oh di questo hai anche troppo sofferto» aggiunge poi
[quasi portando fiori
sul luogo, un'orticaia, dove mi ha crocifisso.
«Vanamente» mormoro più che dal rimorso
toccato da quel tono
di persistente, doloroso affetto;
e ora vorrei non le sembrasse indegno
cercare in altri la causa
del suo male, fosse pure il mio torto.
«Vanamente» e mi viene non so se dal ricordo
o dal sogno un'immagine di lei
gracile, impalata nella sua altezza, che guarda un fiume
dall'argine e, poco oltre la foce,
la lacca grigia del mare oscurarsi.
«Lascia perdere» dice lei con la voce di chi torna
dopo un'assenza di anni sul luogo stesso
e raduna le spoglie lasciate in altri tempi, dopo lo scacco.
«Perché non è in nostro potere richiamarci»
mi chiedo io sorpreso che sia lì, ferma, sul sedile accanto.
«Che intesa può darsi senza luce di speranza?
Perché la speranza è irreversibile» commenta
il suo silenzio rigido senza più lotta
mentre abbassa risoluta la maniglia
e getta un'occhiata di squincio al casamento, alto, che tra
[poco la inghiotte.

News sulle ultime polemiche su Mario Luzi






































postato da: alp alle ore 21:46 | link | commenti (21)
categorie: poesia
lunedì, novembre 22, 2004


Un 'occasione di vento


Un' occasione di vento, un lago che trangugia le cime
un po' d'ombra, del sole steso per terra

Mangio del pane, penso, piscio controvento
si stacca un fiore e sbatte le ali

La vecchia serve il caffè, la pianta centenaria
l'acqua colma la diga

Non c'è musica (non serve)
non scorre il tempo (se non in circolo)
ero sulla pietra( catturato dal battito di ciglia)

Ogni cosa, finalmente, è ciò che sembra
materia, a occupare spazi
tempo, senza il ricatto del ricordo
ritmo di una tavoglia da cui cadono( è tanto!) briciole.

E Mambo..Mambo I-ta-liano..

Mentre il sole di una domenica di fine agosto
s'impiccava ai muri,senza trovare corde

il ragazzo correva dietro al suo miraggio bianco
e con scelta di attimo perfetta
stampò le sue mani sulle chiappe della turista assorta

"Mi darebbe due etti di formaggio, per favore..?

Mentre nel caldo le vie ci si stringevano addosso
due turiste polacche inveivano contro lo scippo
appena subito.

Insieme alla borsetta, al cellulare, agli spiccioli
non crederanno piu' che un ragazzo
al rione Sanità, sia
anche,
ancora,
un cucciolo di uomo

"Lasci stare,per il formaggio,
ripasserò.
Oggi si mangia carne, al sangue.

il trìgono delle stelle

Se il trìgono delle stelle
è in asse con la mancanza di..

Occhio rovesciato, didascalia
taci, non inerpicarti dove non sei accetta

E vento, in solchi: rabbruma. Essìccati.

Non conosco linguaggi spiegabili,
non importa intellìgere nella memoria che si..

Importa, cambia, sbilancia
di un'oncia, non di più

cercare metamorfosi tàcite,

smarrite.( La severità del tempo perso, entro echi,
domande, ringraziamenti a chi voglia dimenticarci)

Una foglia si stacca, la seguiamo con lo sguardo

Mi faccio specchio

Sassi, fulmini, onde di vento-carte che volano fra finestre mentali socchiuse

occhi che registrano, non accennano preghiere

Mi fermo. Immobile.

Su di me l'arco temporale del secolo usa appena un accenno, nel
pulviscolo degli abitanti nemmeno si vede.

Pure mi faccio specchio ed eco e alga di sogni passati di mano in mano,

mi inerpico nei sorrisi avanzati,nei gesti delle abitudini.

Quando è che abbiamo smesso la pala, la terra, la stanchezza del corpo

da quanto non sappiamo intendere i cieli che cambiano senza guardarli?

E mentre chiediamo tempo e tempo e tempo

le cose che avemmo care incespicano con noi,

come guaiti che vorremmo sentire domani,

per intenderci vivi.


un filo teso davanti agli occhi

passano navi con isole che non abbiamo fatto in tempo a conoscere
delfini dentro i sogni prima di..Terra

pòrtati via i pesci che puzzano (ma, lascia)
che del sapore resti a lungo
per quando ti finirà il sonno:

con reti usate e tenui
(lacerti inservibili)
cercavamo riparo dall'onda sole
quando cade

vento

la fisarmonica

Vorrei uscire con una fisarmonica
suonare una musica un po' vecchia
di quelle che facevano muovere tanto i piedi
ai nostri nonni
andrei per prima cosa nelle strade,
fermandomi ai semafori,
vicino ai lavavetri,
alle poste, in banca
ma non accetterei soldi

lavorare stanca, disse qualcuno
e aggiunse-verrà la morte, e avrà i tuoi occhi

certo, non so suonare la fisarmonica.
Ma forse tu sai come vivere
senza ascoltare
quella storia di piedi che si muovono
di mani con pane e pomodoro con l'aglio da sfregare?

Sai, mi diceva un indiano della tribu' Ohmaha, specializzato
oggi, nel pulire i vetri
dei grattacieli di Chicago
"Quando sono lassù ritrovo i miei antenati,
e il volo degli uccelli- e i bisonti
Rubati.

Non so, perchè, ci vengano cadenze - a volte
così sguarnite e semplici, che ignorano i
dettami della complessità,delle aporìe, delle metafore

Io per me mi basta, far finta di suonare
il clavicembalo ben temperato
con la mano sinistra, su questi tasti, inventati.


A quel momento

Se facessimo pari a una giornata di 24 ore
tutta la storia dell'umanità- la comparsa dell'uomo
occuperebbe gli ultimi 5 minuti, finora.

Eppure siamo attaccati, perfino i suicidi,
a tutte le gocce di vita che ci permettono di suggere,ma
per un attimo(un attimo solo)una luce
colpirà per sempre uno (e uno soltanto) dei
prismi possibili della nostra esistenza
A quel momento,
si inciderà in un infinitesimo pulviscolo
della galassia, come per un incongruo movimento peristaltico
del gran stomaco del mondo
il nostro tema natale, il nostro destino, o meglio
o meglio
l'ossessione, il tema che passeremo la vita a cercare di decifrare:


ci furono momenti- non ne ho memoria
in cui tutto mi fu chiaro-non ebbi bisogno di capire
il mare era al suo posto
ero un fiume con una sicura destinazione
ero terra- e dentro germinavo verso il cielo

passò il passato, rimasi inquieto
non mare, non fiume, non seme
solo i solchi
lo spavento senza il ricordo

Mi son fatto foglia,ramo, ginestra
radice
mi irradio
non importa dove e quanto

la carta

Isola,di parole,di maree suonate nelle bocche
spiaggia, di fatterelli, conchiglie perse nella gran schiuma dei giorni.


Ombra, di qualche porta, di un automobilista che si fa lavare il vetro
che si fa invadere
intimamente,dal suo io straniero

arie di temporali che verrano quando sarà l'estate verso la fine
anche se ora non è che inverno
e forse puo essere che tutto inverta il senso

aspetto ,chiedendomi se buttare a terra la carta
di questa caramella


alla guerra dell'ordine

se volete arruolarmi alla guerra dell'ordine,vedete, mi spiace
non son buono nemmeno a tener conto degli anni
passati a dissipare calori
che pure eran caldi, voluti,cercati

Se volete cercare di arruolarmi all'esercito dei venditori, vedete, mi spiace
non so comprare dagli altri che merce avariata, avanzata, quella che fastidia
portarsi a casa.
io la pago di piu, la scartata, quella che fino chi vende te la dà malcontento

Se voleste pero',uno in piu per tacere
per ingrossare lo stuolo di perditempo osservanti
di chi cerca la pietra sulla spiaggia
l'onda nel mare e il figlio scomparso

uno, cosi, lo conosco,ma non so se ho voglia di dirvelo.

Barboni..

mentre uscivo affannato
per espirare fumi,parole straniere incrostate alle mie piccole patrie
sono caduto in un tramonto
buttato in un angolo
come un ferrovecchi

Aveva i rossi degli occhi dei vecchi, presagi delle troppe notti
il bianco della cancellata,matrimoni sbadiati tra dottori e medicine
e aveva le luci
alcune accese,alcune spente

Mi sono guardato attorno,vergognoso
d'essere il solo,a raccattarlo

Oltre il bordo, il cacciatore nella sègale


E quando mi finiranno i giorni
non vedro' nessuna alba luminosa
solo uno spegnersi degli schermi
un'interruzione della memoria

"Allora - dimmi- forse temi anche tu ? "
"No, sarà l'interruzione degli affanni
dispiacerà forse per le piantine messe a dimora
non in tempo per vederle"

Ma resteranno le farfalle, chè il mondo non gira attorno a te
non piu di quanto smuovano le loro ali

Eppure non abbiamo passato, in fondo, che degli inseguimenti
per sentirci pietre nel volgere dei greti, un po' risacca
un po' corrente.

E mostratela, invece, nel corso degli anni, che sola è ancora lume della ragione
parametro supremo, traguardo relativo, inconsapevole guitto
delle nostre false coscienze

Guardatela, ha una sua logica, seppure non dichiarata
sparisci, chiudi l'attimo e son problemi altrui

Ma a te che nasci, che sei giovane, che ilare offri la gola
come solo la santoreggia, umida, nel primo mattino
t'offro il movimento alterno, della roncola, a spiegarti la meta.

Io per me, m'acquatto, supino..aspettando il giorno che non riusciro'

piu'

a pensarmi.


i poeti lavorano di notte
i poeti lavorano di notte
quando possono ascoltare
i silenzi di altre urgenze
chete, discoste,

le voci impigliate con domande inespresse
le urgenze bambine, che non osano
chiedere
se non di
accoglierne
furtivi passaggi

i poeti lavorano di notte
quando tutti dimenticano
le intermittenze del cuore
e ripongono la penna
in ascolto
in attesa
senza fingere ansie.

killing me, softly

killing me softly comincia a togliermi la possibilità di ricordare
tutte le parole da usare
tutte le cose rimaste impigliate nel mio acchiappasogni

Killing me, softly
comincia a riempire di suoni insignificanti i segni che scambio quando incontro,sulla via del del ritorno,i profughi che hanno smarrito la loro I-ta-cah

Killing me, softly
uccidimi dolcemente, comincia a togliermi dagli occhi le battaglie perdute per fermare i latrati dei cani della guerra,e le partenze dei cuccioli di uomo,di ambo le parti,di diverse preghiere,con stessi cieli a vederli morire.

Killing me, softly
Killing me, softly, concludi l'opera di confusione che vuoi portare in giro per il mondo,con la tua borsetta rossa intonata alle scarpe:hai dimenticato che posso depositare i miei pensieri nell'aria,che tornino come spore a Primavera?


gli alberi camminano

gli alberi camminano:
io che nel movimento dell'auto
m'immagino

la pioggia porta al suolo tutto
anche pensieri pesanti
che ci scivolano
incauti

sarà adesso? domani?
e perchè non hanno avvisato
di non guardare,di non guardare
di non guardare

gli occhi degli altri,i gesti
il tono-della voce
le note di fretta
le ansie di far presto
i vuoti lasciati

gli alberi camminano
io che nel movimento
aspetto

































































































































































postato da: alp alle ore 05:56 | link | commenti (8)
categorie: poesia
lunedì, novembre 08, 2004

Se il trìgono delle stelle
è in asse con la mancanza di..

Occhio rovesciato, didascalia
taci, non inerpicarti dove non sei accetta

E vento, in solchi: rabbruma. Essìccati.

Non conosco linguaggi spiegabili,
non importa intellìgere nella memoria che si..

Importa, cambia, sbilancia
di un'oncia, non di più

cercare metamorfosi tàcite,

smarrite.( La severità del tempo perso, entro echi,
domande, ringraziamenti a chi voglia dimenticarci)

Una foglia si stacca, la seguiamo con lo sguardo.






postato da: maqrolldeibattelli alle ore 23:46 | link | commenti (8)
categorie: poesia
sabato, settembre 11, 2004

Ad alcuni piace la poesia

Ad alcuni -
cioè non a tutti.
E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza.
Senza contare le scuole, dove è un obbligo,
e i poeti stessi,
ce ne saranno forse due su mille.

Piace -
ma piace anche la pasta in brodo,
piacciono i complimenti e il colore azzurro,
piace una vecchia sciarpa,
piace averla vinta,
piace accarezzare un cane.

La poesia -
ma cos'è mai la poesia?
Più d'una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
Come alla salvezza di un corrimano.


Wislawa Szymborska

in La fine e l'inizio, Milano, Scheiwiller 1997

segnalo una bella intervista al suo traduttore

 


















postato da: alp alle ore 12:41 | link | commenti (9)
categorie: poesia
domenica, settembre 05, 2004

E Mambo..Mambo I-ta-liano..

Mentre il sole di una domenica di fine agosto
s'impiccava ai muri,senza trovare corde

il ragazzo correva dietro al suo miraggio bianco
e con scelta di attimo perfetta
stampò le sue mani sulle chiappe della turista assorta

"Mi darebbe due etti di formaggio, per favore..?

Mentre nel caldo le vie ci si stringevano addosso
due turiste polacche inveivano contro lo scippo
appena subito.

Insieme alla borsetta, al cellulare, agli spiccioli
non crederanno piu' che un ragazzo
al rione Sanità, sia
anche,
ancora,
un cucciolo di uomo

"Lasci stare,per il formaggio,
ripasserò.
Oggi si mangia carne, al sangue.


 














postato da: maqrolldeibattelli alle ore 08:25 | link | commenti (1)
categorie: poesia, scrittura
sabato, settembre 04, 2004

E improvvisa, inattesa,
fortuita, l'allegria.
Da sola, perché volle,
è venuta. Così verticale,
così grazia insperata,
così dono a sorpresa,
che non posso credere
che sia per me.
Mi guardo intorno,
cerco. Di chi sarà?
Sarà di quell'isola
sfuggita dall'atlante,
che mi è passata accanto
vestita da ragazza,
con spume al collo,
abito verde e un grande
spruzzo di avventure?
Non sarà forse caduta
a un tre, a un nove, a un cinque
di questo agosto che inizia?
Oppure è quella che ho visto tremare
di là dalla speranza,
nel fondo di una voce
che mi diceva : "No" ?
 
Ma non importa, ormai.
Sta con me, mi trascina.
Mi sradica dal dubbio.
Sorride, possibile;
prende forma di baci,
di braccia, verso me;
finge d'esser mia.
Andrò, andrò con lei
ad amarci, a vivere
tremando di futuro,
a sentirla veloce,
secondi, secoli, eternità,
niente. E l'amerò
tanto, che quando verrà
qualcuno
- e non lo si vedrà,
non si potranno udire i suoi
passi - a richiederla
(è il suo padrone, era sua),
quando la condurranno,
docile, al suo destimo,
lei si volterà indietro
a guardarmi. E vedrò
che ora è mia, finalmente.
 
Pedro Salinas
 
(grazie..)
postato da: maqrolldeibattelli alle ore 12:28 | link | commenti (3)
categorie: poesia
martedì, luglio 06, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La thèrapeute - Rene Magritte

"Ho avuto desideri, ma mi è stata negata la ragione di averli. Per ogni cosa ho esitazione, spesso senza sapere perché.. Non ho mai
avuto l' arte di vivere in maniera attiva. Ho sempre sbagliato i gesti che nessuno sbaglia. Ho sempre fatto il possibile per tentare
di fare quello che tutti sanno fare. Voglio sempre ottenere ciò che gli altri riescono a ottenere senza volerlo.
Fra me e la vita ci sono sempre stati dei vetri opachi... Non ho mai saputo se era eccessiva la mia
sensibilità per la mia intelligenza o la mia intelligenza per la mia sensibilità.
Ho tardato sempre. Non so per quale delle due ho tardato: forse per
entrambe, o per l' una o per l' altra. O forse la terza ha tardato."

Il libro dell' inquietudine - Fernando Pessoa

Licantropia

In qualche luogo i sogni diventeranno realtà.
C'è un lago solitario
illuminato dalla luna per me e per te
come nessuno per noi soli.

Lí la scura bianca vela spiegata
in un vago vento non sentito
guiderà la nostra vita-sonno
laddove le acque si fondono


in un lido di neri alberi,
dove i boschi sconosciuti vanno incontro
al desiderio del lago di essere di piú
e rendono il sogno completo.

Là ci nasconderemo e svaniremo,
tutti vanamente al confine della luna,
sentendo che ciò di cui siamo fatti
è stato qualche volta musicale.

Fernando Pessoa




















postato da: maqrolldeibattelli alle ore 06:33 | link | commenti (10)
categorie: poesia
martedì, giugno 22, 2004

Deliri II. Alchimia del verbo

A me. La storia di una delle mie follie.
Da molto tempo mi vantavo di possedere tutti i paesaggi possibili, e trovavo risibili le celebrità della pittura e della poesia moderna.
Amavo le pitture idiote, sovrapporte, addobbi, tele di saltimbanchi, insegne, miniature popolari; la letteratura fuori moda, latino di chiesa, libri erotici senza ortografia, romanzi delle bisnonne, racconti di fate, libretti per l'infanzia, vecchie opere, ritornelli insulsi, ritmi ingenui.
Sognavo crociate, spedizioni di cui non esistono relazioni, repubbliche senza storie, guerre di religione represse, rivoluzioni del costume, migrazioni di razze e di continenti: credevo a tutti gli incantesimi. Inventai il colore delle vocali! - A nera, E bianca, I rossa, O blu, U verde. - Regolai la forma e il movimento di ogni consonante, e, con ritmi istintivi, mi lusingai di inventare un verbo poetico accessibile, un giorno o l'altro, a tutti i sensi. Riservavo la traduzione.
All'inizio fu uno studio. Scrivevo silenzi, notti, notavo l'inesprimibile. Fissavo vertigini. (Rimbaud))

Ciao Lino, il colore delle vocali non è male, anche queste frasi di Rimbaud, colorano l'anima e la rendono pura come una tela bianca:
“ giudicavo derisorie le celebrità della pittura e della poesia moderna; amavo le pitture idiote, le soprapporte, gli scenari e le tele dei saltimbanchi, le insegne e le illustrazioni popolari; mi piaceva la letteratura fuori moda, il latino di chiesa, i libri erotici senza ortografia; i romanzi dei nostri nonni, i racconti delle fate, i libretti per bambini e i vecchi libretti d’opera, i ritornelli insulsi e i ritmi ingenui”.
Ciao e buona serata*








postato da: maqrolldeibattelli alle ore 23:49 | link | commenti (19)
categorie: poesia
lunedì, giugno 14, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un 'occasione di vento


Un' occasione di vento, un lago che trangugia le cime
un po' d'ombra, del sole steso per terra

Mangio del pane, penso, piscio controvento
si stacca un fiore e sbatte le ali

La vecchia serve il caffè, la pianta centenaria
l'acqua colma la diga

Non c'è musica (non serve)
non scorre il tempo (se non in circolo)
ero sulla pietra( catturato dal battito di ciglia)

Ogni cosa, finalmente, è ciò che sembra
materia, a occupare spazi
tempo, senza il ricatto del ricordo
ritmo di una tavoglia da cui cadono( è tanto!) briciole.












postato da: maqrolldeibattelli alle ore 22:04 | link | commenti (25)
categorie: poesia