





"Soldato O'Neal, agli ordini, Comandante"
"Come è la situazione alle frontiere?"
"Come al solito, Comandante, chiatte e barconi- li respingiamo tutti"
"Sti barbari, che se ne stessero a casa loro.."
"E mi raccomando, niente film per la truppa.."
Se vi capita, che tanto non lo distribuiscono( se lo fanno da soli,dove possono)
cercate e vedete questo film, e passate parola.
Entrate dentro una storia tra Lisbona e La Valtellina, tra un uomo-padre
e una figlia quattordicenne, tra la madre abbandonante e l'amante richiedente,
ma, soprattutto, suoni, immagini, parole
vi regaleranno una poesia cantata, suonata e accarezzata lunga un'ora e mezza.
Atti di resistenza poetica, Soldato Onil, riposo..
Tu devi essere il Lupo
Trama:
Vale non ha più una madre. Quattordici anni, desideri, dubbi, domande; la sua vita ruota intorno a Carlo, il padre, giovane tassista con la passione per la fotografia. Hanno un rapporto forte, gioioso ma così esclusivo da non permetterne altri. Ora il loro equilibrio vacilla, Carlo è costretto a fare delle scelte e per Vale l’istinto di ribellarsi si scontra giorno dopo giorno con la paura di rimanere sola. A Lisbona una donna sembra inaspettatamente pronta ad aprirsi ad una convivenza, all’ipotesi di un figlio, ma quando questa possibilità si fa concreta lei scompare. Un giorno Carlo riceve una busta dal Portogallo…
Senza denaro e con il mercato congestionato da una concorrenza straniera aggressiva e da un'industria italiana in crisi, il film ha rischiato di non uscire nelle sale. Ha rischiato, ma non è accaduto.
"Per noi questo progetto - raccontano gli autori del film - rappresenta troppo in termini di amore e impegno perché possiamo accontentarci di tenerlo in un cassetto e lamentarci della situazione generale. Così abbiamo deciso di fondare l'associazione culturale MYSELF".
Grazie a coloro che hanno creduto nel progetto, la Myself ha raggiunto la cifra di 50.000 Euro - il minimo indispensabile per le spese di lancio - e si è associata alla PABLO distribuzione di Gianluca Arcopinto.
Queste risorse economiche non permettono di contare su una promozione pubblicitaria ufficiale, per questo la nostra promozione intende agire nelle realtà locali, creando eventi, usando tutti i canali possibili per far sapere che questo film c'è.
Vi invitiamo a sostenere questa promozione, a credere in questa avventura, all'ideale della Myself, una forma di resistenza civile e culturale.
Su www.tudeviessereillupo.it troverete altre curiosità e l'elenco delle città in cui uscirà il film.
sito ufficiale
consigli:
1)un film girato in una casa, abitata da una famiglia palestinese, viene occupata
da soldati israeliani. La famiglia viene chiusa, per tutte le notti, in salotto.
Di giorno viene riservato ai componenti della famiglia solo il piano terra, proibito il primo piano.
Con un atmosfera tesa come un giallo, dalle dinamiche delle relazioni tra soldati occupanti, famiglia e capofamiglia, la metafora del dramma dei palestinesi viene svelato come e meglio che in un documentario
Il film si intitola Private
2) Comprate il numero monografico di Diario di questo mese, numero speciale dedicato alla memoria, con
dvd Paragraph 175, film premiato a Berlino,e al Sundance festival nel 2000.
Le storie personali di alcuni omosessuali perseguitati durante il nazismo
(rivista+ dvd= 13 euro)

3) un noto film-maker del 68, Silvano Agosti, che ha sempre rifiutato
pubblicità, premi e mercato del cinema,
ha pubblicato una favola-apologo bellissima:
per adulti che vogliono credere ancora nelle utopie concrete" Lettere dalla Kirghisia" Edizioni l'immagine.costo 10 euro
Lo trovate nelle librerie Feltrinelli.
Mi sembra che, come blogger socialmente utile, il mio pezzo per oggi sia..completo:-)
4) ps. lo so, lo so..lo comprano tutti, lo leggono tutti..poi, insomma 900 pagine, ma se inizi a leggerlo non smetti
Vuoi sapere che libro è? Questo.Se lo leggi, fammi sapere, magari- eh?
"Un bacio appasionato" film di Ken Loach.
Quando c'è un film di ken Loach, cerco di andare a vederlo.
Perchè so che è un regista "onesto".
Dice delle cose che condivido, cerca di farlo al meglio.
Questo film parla :
di un uomo e una donna e della loro relazione.
Di un uomo giovane ,Casim, pakistano emigrato a Glasgow, della seconda emigrazione,
che vive con la famiglia, e fa il Dj in un locale.
Di una donna giovane, Roisin, un'irlandese bionda, che insegna in un liceo cattolico.
Quello che appare, non è ciò che sembra, il punto di vista dell'uno contro il punto di vista dell'altro.
Le donne occidentali che non sanno più "amare"
gli uomini musulmani che previlegiano la famiglia d'origine
Gli uomini e le donne musulmane trasformati dalla modernità
Gli uomini e le donne occidentali trasformati dalla tradizione
Orgoglio e pregiudizio, lì siamo.
Vallo a vedere, è leggero, ben fatto, profondo, e quando esci dal cine
le immagini ti fanno risuonare la cassa armonica dei sentimenti..
e magari arrabbiarti..che vuoi di piu?
Orgoglioso e spietato oppositore della politica del governo Thatcher, Ken Loach ha impiegato le sue energie ed il suo talento cercando di illustrare, e di raccontare, gli effetti negativi che la scellerata politica thatcheriana ha prodotto in Inghilterra. Ma l’impegno politico, la passione, e la coerenza lo hanno portato molto spesso anche a schierarsi contro il partito laburista e contro la politica dell’attuale Primo Ministro inglese, Tony Blair.
Un cinema civile ed impegnato, quello di Ken Loach, sempre e comunque dalla parte del proletariato. I personaggi dei suoi film sono persone comuni con problemi reali che, purtroppo, sono quasi sempre legati alla dura realtà socio-politica dell’ambiente nel quale vivono. Minatori (Kes), alcolizzati redenti (My name is Joe), immigrati sfruttati da datori di lavoro senza scrupoli e sindacalisti idealisti (Bread and Roses), ragazzini costretti a diventare precocemente adulti per poter sopravvivere in una realtà difficile e senza futuro (Kes e Sweet Sixteen), ferrovieri con un lavoro costantemente a rischio a causa delle scelte governative (Paul, Mick e gli altri), operai che lavorano illegalmente a rischio della loro incolumità (Riff Raff), lavoratori precari spesso disoccupati (Piovono Pietre), madri perseguitate dall’ottusità dei servizi sociali (Ladybird Ladybird), giovani idealisti pronti a morire per una causa giusta ( La canzone di Carla e Terra e Libertà): sono queste le tipologie di persone che più frequentemente affollano l’immaginario universo cinematografico del regista inglese.
In democrazia si deve ascoltare
la voce del popolo intervista al regista
recensioni
ps. e anche per questa volta, niente Melinda & Melinda..:-)

Siamo tutti case vuote
e aspettiamo qualcuno
che apra la porta e ci renda liberi.
Un giorno il mio desiderio si avvera.
Un uomo arriva come un fantasma
e mi libera dalla mia prigionia.
E io lo seguo, senza dubbi, senza riserve...
Finché incontro il mio nuovo destino
Kim Ki-duk
Kim Ki-dukDovevamo vedere Melinda & Melinda
Ma, 10 minuti dopo, nello stesso cinema, iniziava un altro film.
Decidiamo di cambiare, per Woody ci sarà sempre tempo, per questo no.
Avevo già visto un film bellissimo di questo regista, Primavera, estate, autunno.. e di questo film, premiato a Venezia, ne parlavano bene.
Alla cassa scopro che vendono il Dvd diprimavera, estate,..a 15 euro: rimango indeciso se comprarlo(male, molto male)
Poi entriamo, vediamo il film, e io rimango 2 ore con il fiato sospeso
per la bellezza di un film quasi privo di dialogo, con invenzioni filmiche
straordinarie, dovute alla leggerezza del regista, alla sua capacità di modulare il tempo.
Passi due ore a uniformare il battito del tuo cuore a quello dei protagonisti.
Di che parla? Leggetelo qui o qui.
Se lo andate a vedere, e non vi piace, grazie, non tornate più a leggere queste recensioni grezze.
Si sa, i giudizi son soggettivi, e alla visione di certi film , mica ci si improvvisa..
Se invece vi sarà piaciuto, accetto ringraziamenti:-)
Tanto, nella vostra città non lo troverete( ah, il titolo,Ferro3, è il nome di una mazza da golf)
alp
'La nina santa' e la claustrofobia dei sentimenti
Lucrecia Martel, già autrice de "La Cienaga", racconta di una coppia di adolescenti che fa i conti con l'età, con Dio e il diavolo. La pellicola argentina prodotta da Almodovar esce nelle sale italiane il 10 dicembre
Ne 'La nina santa' - pellicola argentina prodotta nientemento che da Almodovar - di Lucrecia Martel, gia' autrice de 'La Cienaga' racconta di una coppia di adolescenti di La Cienaga, un paese del nordest, fa i conti con l'eta', con Dio e il diavolo; con la vocazione mandata a memoria, insegnata * ma non e' un controsenso... * e con la sodomia, praticata come 'rimedio' alle relazioni prematrimoniali, queste si' assolutamente da evitare * e vai coi controsensi... - .
Amalia, una delle due, cerca qualcosa, cerca di capirci qualcosa, al di la' della tempesta ormonale, ma restera' delusa dall'uomo che le si struscia addosso in strada, corteggia sua madre * sulla quarantina con tanti rimorsi e qualche taboo * e poi torna al menage familiare.
Claustrofobia dei sentimenti quella della Martel, che quando trasforma in immagini questo concetto, perde di vitalita' dietro un ordito di inquadrature studiate e perfette, stilisticamente parlando, ma che poco lasciano al pathos - quello vero - che uno scontro generazional-sessuale, richiederebbe, soprattutto se rapportato ad un bigottismo galoppante e ad un totale vuoto sentimentale. Che la pellicola sfiora non si sa bene se volutamente. E la voglia di comunicare?
fonte: http://redazione.romaone.it/4Daction/Web_RubricaNuova?ID=61377&doc=si
non mi è piaciuto, nella mia personale recensione usante solo tre simboli, si. ma e no..questo è un film No
lento, aggrovigliato, con due sole scene da salvare..ma non salvano il film: Brava la ragazza.
Tony Gatlif presenta Exils
Fresco vincitore del premio per la miglior regia all’ultimo festival di Cannes, Tony Gatlif presenta a Roma il suo film più appassionato, Exils, il viaggio di due figli dell’esilio alla riscoperta delle proprie radici.
Il film racconta di due ragazzi francesi, figli di immigrati algerini, che intraprendono un viaggio alla ricerca delle proprie origini. Lei ha impiegato 43 anni per ritornare nella terra della sua infanzia, l’Algeria. I protagonisti del film sono perciò una sorta di suo alter ego?
Tony Gatlif: Ogni volta che faccio un film mi chiedo sempre quale sia la ragione che mi spinge a farlo. La domanda che mi pongo all’inizio è: per quale motivo faccio questo film? La cosa certa è che non lo faccio per avere successo, come molti miei colleghi. E in questo film la risposta viene data subito, all’inizio. I due protagonisti sono lì per raccontare che c’è gente come me, gente in esilio. Il mondo attuale è il mondo dell’esilio, ma anche della commistione di popoli. Il cinema sta cambiando, sta diventando altro, così come sta cambiando tutto il mondo. Noi stessi siamo diversi e perciò anche le storie lo sono. Ci sono sempre più cineasti figli di esiliati che sentono l’esigenza di raccontare questo tipo di storie e che cominceranno a fare film che presentano un contenuto nuovo.
Il suo film è un incontro di culture. Cosa salverebbe della sua cultura nella possibilità di un’integrazione tra i popoli nell’Occidente?
Tony Gatlif: Io appartengo a culture diverse, quella gitana e quella maghrebina. La cultura gitana, che cerco di salvare da 25 anni, non ha mai fatto male a nessuno. Quella maghrebina sì perché fa parte dell’Islam. Attualmente c’è un forte conflitto tra Islam e Stati Uniti, ma è alimentato unicamente dagli estremisti. In Europa la situazione è diversa, ma l’Islam viene comunque messo in discussione. Non è certo colpa dell’Islam o della cultura araba se vengono fatte delle guerre nel loro nome. E’ la stupidità delle persone che ci governano che fa sì che l’Islam diventi il pretesto per una guerra, sono gli estremisti a manipolare la povera gente che ingenuamente crede loro. La cultura maghrebina non dovrebbe essere respinta, ma salvata perché forte, secolare, fatta di musica e gioia di vivere.
Il loro è un viaggio contromano, un incontro continuo con persone che vanno nell’altra direzione. L’unica cosa che segue i personaggi è la musica.
Tony Gatlif: Zano è figlio di francesi del Maghreb, gente che la lasciato l’Algeria nel 60. In quell’anno un milione di persone ha lasciato quei paesi. Popolazioni costrette ad abbandonare le proprie terre esistono anche oggi. Pensiamo alla Jugoslavia, alla Cecenia, all’Iraq. Tutta gente che fugge una guerra o una carestia. Oggi tante piccole guerriglie spingono all’esilio. In un film che si chiama Esili non potevo non mostrare questa situazione.
Anche la musica è andata in esilio. Quando si lascia un paese non si porta via nulla a parte la musica. Negli ultimi anni la musica di queste genti costrette all’esilio sta diventando sempre più popolare. Prima non la si sentiva mai, oggi è ovunque. La gente la ascolta e la balla nelle discoteche. E’ una musica che è giunta a noi attraverso gli esiliati e si è mescolata con altri ritmi, ma questa è una commistione positiva. All’inizio del film ascoltiamo una musica urbana, techno. La musica segue i due ragazzi durante tutto il viaggio e alla fine capisci da dove viene. La musica techno è binaria, è sintetizzata col pc. La musica che si sente alla fine è ternaria, impossibile da fare al pc. E’ la musica delle origini. Zano e Naima quando andranno via avranno capito il paese attraverso l’anima delle cose e non attraverso questioni complicate come la politica. Se si vede dietro le cose si vede altro, come nel caso della musica.
Come mai la scena della trance è così lunga?
Tony Gatlif: La scena della trance è fondamentale. I due giovani fanno un viaggio per ritrovare i ricordi, ma anche per liberarsi dai loro malesseri. Qui l’esorcismo avviene attraverso la trance e la musica, una liberazione autentica, non superficiale come quella che può venire dalla droga. La trance è un fenomeno di alta spiritualità, diffuso in Sud Africa e in Maghreb, che si raggiunge quando il cuore diventa tachicardico, non segue più la musica e il corpo non sente la sofferenza. Volevo che lo spettatore potesse vedere e sentire lo stato della trance e questo richiede molto tempo.
Perché il personaggio femminile, rispetto a quello maschile, è più negativo?
Tony Gatlif: E’ stato proprio il personaggio femminile che mi ha fatto venire voglia di fare il film. Questa giovane donna, per poter vivere tranquillamente è fuggita dai propri genitori e da una cultura che non le permetteva di essere libera, di vivere una storia d’amore con un ragazzo e di uscire con lui. Nel tempo ha acquisito una mentalità maschile, mettendo da parte quei tratti femminili che volevano invece enfatizzare i suoi genitori. E’ per questo che la vedo in modo negativo: egoista, aggressiva, traditrice. In fondo però in lei c’è molta umanità, come simboleggiano le ferite che ha sulla pelle. Alla fine del film lei scopre la gioia di condividere qualcosa con un’altra persona e sorride, sorride davvero, per la prima volta, e di fronte a questo ragazzo straordinario capisce che è possibile lasciar scivolare via le cose negative del suo passato.
Questo film oltre a raccontare un esilio di popoli costretti ad abbandonare la propria terra, sembra rappresentare anche un esilio da se stessi. E’ forse questa la chiave di lettura che può permettere ad un occidentale di sentirsi partecipe e non solo spettatore del suo film?
Tony Gatlif: Sì, però i due personaggi hanno delle radici ben precise e in questo sta la differenza. All’inizio sono esiliati nel loro stesso corpo: lui nudo proteso verso il vuoto, lei in totale decadimento che mangia formaggio sul letto. Dovranno quindi riappropriarsi di se stessi, del loro spirito e perché ciò avvenga è stato necessario raccontare la ricerca delle loro radici. Io credo che sia così dappertutto nel mondo. Oggi ci sono mescolanze di popolazioni in esilio in ogni luogo. Siamo tutti in qualche modo profughi di un paese o di una regione.
Di cosa parlerà il suo prossimo film e dove sarà girato?
Tony Gatlif: Sarà una storia d’amore, un amore vero. Si chiamerà probabilmente Canto d'amore e sarà girato in Transilvania.
commento mio: é un film da vedere. Perchè ha delle immagini vere, delle storie che sono come un viaggio speciale, delle musiche che incantano e torcono la pancia.
Non arriva nella vostra città? E compratevi il Dvd allora..magari su internet
(per ringraziarmi...dopo averlo visto..:-) sottoscrivete per Emergency)
La sposa turca
un film su due turchi, moderni, giovani, sballati, che vivono ad Amburgo
che bruciano il presente alla ricerca di una identità
che lottano contro un passato alla ricerca di una tradizione
Molto consigliato..veloce, pieno di ritmo, duro, tenero
qui la trama e una recensione di film up

| Mare dentro | |
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Durata: 125 min. (colore)Paese: Spagna Anno: 2004 Genere: Drammatico |
Ramón Sampedro è un uomo come qualsiasi altro, ma intimamente straordinario, per la parabola che la sua vita ha tracciato, nella sua sfortuna e nell'accanimento della sorte verso di lui che, ventenne, a causa di un incidente si ritrova ad essere tetraplegico, costretto in un letto senza poter muovere altro che la testa. Un uomo che ha in sostanza un unico desiderio: morire con dignità, riuscire a far valere la propria volontà di togliersi la vita per affermare una volta per tutte il diritto di ognuno a disporre del "bene più importante", il proprio corpo, come meglio crede, allorché la vita diventa più una non-vita, la negazione di ciò che significa stare al mondo, esistere.
E' un film che provoca molte domande. in chi lo vede..è questo è un bel risultato..
Non è solo sul diritto all'eutanasia, ma sul significato dell'amore, delle relazioni. Consigliato..
un bel film..presentato a Venezia..titolo "Te lo leggo negli occhi"Un opera prima, ma prodotto da Nanni Moretti. E la regista è una che lavora con Moretti ...
Ieri sera c'era la regista, l'attrice principale, e nanni moretti..che ha accompagnato il film e anche 10 scene tagliate da Aprile..
Bello..il dibattito dopo il film..sentire cosa dice il pubblico, l'attrice, la regista..vedetelo, va..c'e' anche una bravissima ragazzina e stefania sandrelli..


ENRICO GHEZZI e L'ATALANTE
Trascrizione della presentazione televisiva di Enrico Ghezzi alla proiezione del film "L'Atalante", la notte del 31 Dicembre 1991 alle ore 1:30, su RAITRE.
Ogni volta che vedo "L'Atalante", che penso, anzi a "L'Atalante", che è il film che forse ho visto di più e di sicuro quello che ho amato di più, fino a oggi, sbaglio l'anno di nascita del film: a volte mi sembra il '29, il '30, '32, '34, mentre l'uscita del film è del '33/34. Per me è il prototipo di un cinema senza tempo. Anche Buñ uel, negli anni 60, di fronte, quindi, all'incalzare della Nouvelle Vague, della New Wave, dei nuovi cinema, Free Cinema, disse: "Il cinema può andare avanti quanto vuole, ma non supererà mai e forse non raggiungerà mai un film come "L'Atalante", un film dove c'è già dentro tutto."
È un film molto amato dai surrealisti, nonostante l'anarchismo di Vigo, che morì pochi mesi dopo, a ventinove anni e, praticamente, morì anche per questo film, perché si aggravarono molto le sue condizioni di malato ai polmoni, durante la lavorazione lungo i canali francesi
Niente, è un grandissimo film d'amore, il ché lo rende veramente, tout court, un grandissimo film. Perché cosa c'è di più difficile e di più centrale, non solo nel cinema, ma in qualunque campo, che non riuscire a far vedere, a veder, ad aprire gli occhi per lo stupore, per l'ultima o per la prima volta, quello che è il moto, il movimento dell'amore? Lui, intanto, è disperato dall'amore, ma insomma, lo stravolgimento che è l'amore e questo movimento paradossale che è in sé di voler restare fisso, ossessivamente fisso, con quello che si ama, che poi è anche se stessi; quindi bloccati in questa posa, in questo sguardo allucinato e insieme, invece, di voler portare questo (proprio restando bloccati) all'infinito, quindi in un movimento temporale verso l'eterno, che ovviamente si scontra con la fissità. Si scontra con l'altro tipo di fluidità del tempo, con lo scorrere della vita quotidiana.
Questo film, secondo me, è straordinariamente perfetto: non si cura dei dettagli narrativi. Noi lo diamo in una vecchia copia italiana, recuperata in RAI, con difetti del sonoro e oltretutto doppiata; ma è quella che è stata la copia de "L'Atalante", fino a tre o quattro anni fa, quella che si vedeva anche in Francia. Qua c'è la musica modificata, c'è Parlami d'amore Mariù, la versione italiana de Le chalande qui passe, che già era una cosa aggiunta a forza dalla Gaumont (che rimontò il film, che aveva solo le musiche meravigliose di Jaubert, tanto amate da Truffaut). Truffaut usò molte musiche di Jaubert, poi, in alcuni dei suoi film, dopo quelli di Hermann, Hitchcock e Vigo. Stranissimi riferimenti, così lontani! Anche "L'Atalante" è un film lontano, dentro se stesso e a se stesso; si muove in direzioni opposte, da una parte lungo questo fiume, lungo la realtà di quest'acqua, dall'altra dentro quest'acqua.
Pensiamo alla scena che avete visto tante volte, la sigla di "Fuori orario", e quindi questa notte, l'ultimo dell'anno, un anno liquidi, che sembrava aver mutato tante cose e invece è rimasto fermo come un iceberg. Proprio ho voluto darlo, anche in questa versione, che non è quella nuova restaurata. "L'Atalante" è quello che si è già visto chissà quante volte, almeno per me è stato così. È molto bella la versione filologica, ci fa capire meglio il progetto di Vigo. C'è una scena molto bella nella copia che eravamo abituati a vedere. Ma ecco, direi che è il classico esempio di cosa talmente grande che sopporta qualunque deformazione, qualunque ricordo, credo che sarebbe bellissimo anche ricolorato, come tutti i film belli.
Giorni fa fantasticavamo con gli amici de "L'avventura" di Antonioni: questo trionfo del rigore del bianco e nero, della sparizione dentro il bianco e nero dell'immagine, ricolorato, naturalmente da Antonioni stesso, come voleva fare Goddard con "A bout de souffle", "Fino all'ultimo respiro".
Buona visione, buona visione, buona visione, perché per me è la visione più bella. C'è la scena dentro l'acqua, filmata, come tutto il film, da Boris Kaufmann (il fratello di D. Vestov), ed è già uno straordinario intreccio nella storia del cinema, di questi due geni della visione; Vigo e Vertov che si incontrano mediante un fratello, che poi sarà un grande fotografo. In America, in seguito, feconderà una parte di cinema americano.
Dicevo, dentro quest'acqua, c'è quella che, per me, è la più bella sovrimpressione della storia del cinema e che è, appunto, un tentativo ingenuo, semplice, facile, ma commoventissimo e geniale di dare l'amore dentro le immagini stesse. Due immagini che fanno l'amore, lo sguardo che riesce a fare l'amore con le immagini, anche se il corpo è disperato, cerca, non trova, poi finalmente vede, quindi sa che l'amore c'è ancora, secondo la profezia che c'è prima nel film.
E poi ci sarebbe da fermarsi, da non andare su questo fiume che, in fondo, ha questo ritmo lento, terribile, della vita quotidiana, che però è già diversa da quella di città. È un film assolutamente, se vogliamo, realistico, allo stesso tempo squarciato continuamente da questi tatuaggi, che ah su se stesso, sulla pelle apparentemente così normale di questo film. Film a cui, sapete, è stato reso omaggio, di recente, in una scena, che vedrete, nel film di Carax "Les amants du Pont Neuf", un film che vorrebbe essere molto vigoiano. Secondo me non ci riesce; la cecità del film di Carax, come anche di quello di Wenders, non riesce a raggiungere l'intensità della visione del tenere gli occhi aperti sott'acqua, sotto questo vetro del cinema, che aveva già passato la stagione delle avanguardie storiche, dei futurismi e che, però, non era così. Questo non è un film di genere. Io lo trovo semplicemente: l'amore nel cinema, l'amore del cinema, il cinema dell'amore.

Fahrenheit 9/11
| Titolo originale: | Fahrenheit 9/11 |
| Nazione: | U.S.A. |
| Anno: | 2004 |
| Genere: | Documentario |
| Durata: | 110' |
| Regia: | Michael Moore |
| Sito ufficiale: | www.fahrenheit911.com |
| Cast: | Michael Moore |
| Produzione: | Michael Moore |
| Distribuzione: | Bim |
| Data di uscita: | Cannes 2004 27 Agosto 2004 (cinema) |
Trama:
Michael Moore esamina cosa è successo agli Stati Uniti dopo l'11 Settembre. Inoltre descrive i rapporti tra Bush e Bin Laden e come siano diventati nemici mortali.![]()
Trailer, Scheda, Recensione, Opinioni, Soundtrack,
alcuni appunti dopo la visione del film :
Bush che si prepara ad un discorso televisivo: vedere la vacuità dello sguardo, prolungata.
Bush che per 7 minuti, dopo che lo avvertono della caduta delle torri gemelle,
rimane a leggere fiabe nella scuola elementare, con lo sguardo catatonico
Una madre americana che prima manda il figlio in guerra, per farlo sfuggire alla miseria, e poi lo piange tra i caduti, incredula, angosciata, risvegliata con orrore
Moore che chiede ai deputati: se credete alla guerra, sarete sicuramente d'accordo a mandare vostro figlio in guerra..e loro che lo guardano come un pazzo
Non è un film leggero, ma è un film necessario.
Ricordiamo che all'inizio nessuna casa americana voleva distribuirlo negli stati uniti
Julien, 40 anni, orologiaio, è un fallito animato da pulsioni distruttive che ha deciso di ricattare Madame X, una donna bella e ricca. Pur conoscendo tutti i particolari del suo traffico di oggetti antichi, Julien ignora il più pericoloso dei suoi segreti, quello che la lega alla sublime Marie, della quale Julien si é innamorato un anno addietro e che ha appena rivisto.
(...) attraente e visionaria Storia di Marie e Julien, un amore parapsicologico firmato dal grande francese Jacques Rivette (...). Rivette firma un' opera densa di sottintesi e doppi piani di lettura, aperta a chiavi extrasensoriali, un 'amour fou' che non si accontenta delle spiegazioni di tutti i giorni. Film mirabile e affascinante sul fattore X dei legami sentimentali, ma anche sul tempo che inevitabilmente passa. (...)
(...) Storia di Maria e Julien è un film straordinario, una miscela di seduzione, visionarietà, morbidezza dentro a un 'genere', il fantasy, fatto detonare nelle sue potenzialità più segrete e incendiarie.(...)
(...) Rivette realizza un film prezioso, conducendo lo spettatore nel cuore del fantastico a partire dal quotidiano. Un gioco sul mito dell'eterno ritorno, disseminato di citazioni da Jean Cocteau e Edgar Allan Poe (...), simboli raffinati ed espliciti insieme (...) e scene erotiche di statuaria bellezza.
Festival di Popoli e di Cinema di strada22-27 Luglio 2004
Piazza Foroni - Barriera di Milano - Torino L’Associazione culturale “i 313” invita tutti a partecipare alla prima edizione di “cinemainstrada”: film da tutto il mondo e per tutti i gusti, per ridere e appassionarsi in tante lingue diverse, sottotitolati in italiano. I film sono stati scelti insieme agli abitanti di Barriera di Milano e di Torino. Inoltre ogni sera saranno proiettati spezzoni del video “Trasguardi” che ha tra i protagonisti gli abitanti del quartiere.
Programma
Sempre per la regia di Dai Sijie un film uscito nel 1989: "Cina, mio dolore". Anche in questo film il tema è la Rivoluzione culturale cinese perseguitata dal governo di quel paese. In "Cina, mio dolore", il tema è incentrato sulla figura di un adolescente rinchiuso in un campo di rieducazione. Le sue sofferenze e umiliazioni vengono mitigate dalla solidarietà di un ladro e di un monaco taoista.
Anche in "Balzac e la piccola sarta cinese", Ma e Lu, vengono scoperti mentre suonano Mozart con un violino e per questo mandati in esilio in mezzo alle montagne.
Come in "Cina, mio dolore", una figura amica, la sarta, mitigherà le loro sofferenze con "pillole di cultura" recuperate da una valigia piena di libri proibiti.
Ho letto il libro con piacere. L'ho trovato lieve e affascinante come i luoghi e la cultura che trasuda. Il film mi attira, anche perché girato dallo stesso autore e mi sembra interessante capire come ha congegnato la sua trasposizione per immagini.
letto, delizioso piccolo libro.
cercherò il film.
ma ho sempre paura nel passare dalle parole alle immagini.
nel libro il racconto di lei che conserva le foglie, per ricordare la sua "prima volta", è poesia.
sì, caproni è grandissimo...sai che, in vita, era sempre incredulo del fatto che la sua poesia destasse tanto interesse?
chi lo ha conosciuto e ne ha apprezzato la modestia dello stile di vita, mi dice che leggeva le cose che venivano scritte sulla sua poesia (da un grande o da un laureando) con una sorpresa bambina.:)
colfavoredellenebbie (http://colfavoredellenebbie.splinder.it)
Jules e Jim è l'ultimo film che ho visto, una sera d'estate dell'anno scorso. Se questo che suggerisci ricorda anche solo vagamente e per caso quella magia di Truffaut, cercherò di trovarlo e di non perdermelo.
Grazie Lino.
(319)
wow... ma lo daranno anche quaggiù, o mi dovrò limitare a mangiarmi le mani dall'invidia come al solito? ;-))
LaSirenetta

Balzac e la piccola sarta cinese
Titolo originale: Balzac et la petite tailleuse chinoise
Regia: Dai Sijie
Sceneggiatura: Nadine Perront, Dai Sijie
Interpreti: Zhou Xun, Chen Kun, Liu Ye, Wang Shuangbao, Cong Zhijun
Durata: 110 min. (colore)
Paese: Francia / Cina
Anno:2002
Tre amici, un libro, una vita
Un cinese nato a Putian negli anni ’50, in pieno periodo maoista, decide a vent’anni di trasferirsi in Francia per fare cinema, ma l’insuccesso di un suo film lo spinge ad abbandonare la settima arte per dedicarsi alla scrittura. E’ il caso di Dai Sijie, scrittore e autore di Balzac e la piccola sarta cinese, che, raggiunto il consenso del pubblico, ha deciso di mettersi dietro la macchina da presa nell’adattamento cinematografico del proprio libro. Il suo desiderio più grande era quello di trasferire in immagini ciò che aveva messo su carta in parole.
Balzac è innazitutto un film sui libri, sull’amicizia e sull’amore. Il piacere di leggere e di raccontare. Raccontare storie di realtà lontane agli occhi di chi si ama, e che si tramutano in favole, così come le leggende dell’antica Cina hanno per noi un magico fascino.
In un paesino della Cina di Mao, Ma e Lu, vengono scoperti mentre suonano Mozart con un violino, con il risultato di essere spediti sulle montagne, dai contadini poveri, per un periodo di rieducazione. Una piccola sarta del luogo, affascinata dall’entusiasmo e dalla voglia di vivere dei due ragazzi, sarà la loro fonte di ispirazione, e una valigia di libri trafugati, proibiti dalla legge, la voce delle loro emozioni.
A voler guardare oltre, Balzac potrebbe essere una sorta di Jules e Jim cinese, amicizia “a tre” sempre sul punto di condurre all’amore, irraggiungibile sentimento, al pari del piacere di trasgredire, mai tradotto in vera libertà.
Gli attori,tutti cinesi, interpretano i personaggi con naturalezza e divertimento, senza mai essere sopra le righe. E non è semplice in un film, che unisce popolarismo e cultura, diretto al pubblico dell’occidente, e che potrebbe essere sintetizzata nella frase di uno dei protagonisti - Mozart pensa sempre a Mao.
qui il link a recensione al libro in Parnasoambulante

segnalazione:
questa settimana, con la rivista Internazionale
il dvd del film di Michael Moore
il film l'ho visto al cinema,(si trova anche su winmx o su imesh..)
vale la pena ..acquistarlo..per 7 euro..per vedere come si va in banca, negli usa, e se apri un certo conto corrente ti regalano un fucile..o come si educano i bambini..fin da piccoli..a familiarizzare con le pistole..vere..
Il film è fatto in forma gradevole e leggera..col passo sornione del regista..che con i suoi film continua a mostrare l'insipienza personale di chi decide delle sorti di molte popolazioni
L'ultimo film :
A Cannes trionfa il film sulle bugie del presidente Usa
Migliori attori gli asiatici Maggie Chung e Yagira Yuya
Palma d'Oro 2004 anti Bush vince "Fahrenheit 9/11" di MooreIl regista: "Che avete fatto? Sono stupefatto!"
E dedica il premio "ai ragazzi in America e in Iraq"
Tajabone..
Ta.. Tajabone, dejne, Tajabone..
Ta.. Tajabone, dejne, Tajabone..
Abduh u jam mal hy ajmhal ja mahle kala
jawe eteeko da uzee seroon
mumun muhnida dagam du linga'n...
mumun muhnida dagam won n'ga ....
Ha we, he ch'ticoon, da nun ze zerun...
mumun muhnida dagam du linga...
mumun muhnida dagam won n'ga ....
Tajabone, dejne, Tajabone
Tajabone, dejne, Tajabone
Wo leij, wo leij, wo leji, wo leji...
Abduh u jam mal hy ajmhal ja mahle kala
jawe eteeko da uzee seroon..mumun muhnida
dagam du linga'n...mumun muhnida
dagam won n'ga ....
Ha we, he ch'ticoon, da nun ze zerun...
mumun muhnida dagam du linga...
mumun muhnida dagam won n'ga ....
(Ismaël Lo).
09:27, 07 gennaio, 2005