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sabato, ottobre 01, 2005

Cristina Comencini
" La bestia nel cuore"
Universale Economica Feltrinelli Euro 7


Prima ho visto il film, e poi letto il libro.
Uno dei pochi casi in cui regista e scrittrice sono la stessa persona.
Uno dei pochi casi in cui si parla degli abusi in famiglie culturalmente elevate.
Film da vedere, attrice protagonista molto brava, insieme a Luigi Lo Cascio e Angela Finocchiaro.
Film non didascalico, per avvicinamenti progressivi, appararentemente ondivago, finale con happy end.
Libro piu articolato, scrittura media, con alcuni spunti interessanti, da leggere.


In che modo ha adattato il romanzo, che ricordiamo, è stato scritto sempre da lei?
Cristina Comencini: Diciamo che il Cinema dev'essere più sintetico. Però parti in un certo senso avvantaggiato, perché se il libro si ferma alla parola, o anche a più parole insieme, il Cinema si basa sulle immagini, e in un immagine puoi imprimere tantissimi elementi. Insomma, come si dice: un'immagine vale più di mille parole. Poi è chiaro che dal libro è stato tagliato qualcosa..

Come mai la censura voleva far uscire questo film col V.M 14? Sarà per l'omosessualità? La pedofilia? L'adulterio? O Cosa?
Cristina Comencini: Per la Chiesa Cattolica.

Ahah, davvero?
Cristina Comencini: Ahah, no dai.. però la censura è davvero fascista. Insomma, per un po' mi sono vergognata di essere un'italiana.. poi per fortuna han capito il vero senso del film e hanno levato il V.M 14..

Quali sono state le difficoltà maggiori che ha incontrato durante la lavorazione?
Cristina Comencini: La scena dell'incubo con la bambina. Innanzitutto avevo la responsabilità verso i suoi genitori, poi, doveva essere un incubo forte, spietato, ma anche lasciare un senso di confusione. E si, abbiamo veramente messo la bambina in una situazione realmente di incubo.

Che cosa è la "Bestia" nel cuore: La colpa o la vergogna?
Cristina Comencini: E' la pulsione che dà la vita. Non ci sarebbe amore senza la bestia. E' un qualcosa che c'è da sempre..

postato da: alp alle ore 12:10 | link | commenti (9)
categorie: libri, cinema, abusi
sabato, settembre 24, 2005

Alla luce del sole

Questo film, me l'ero perso, al cinema.
Allora me lo sono scaricato da internet, in formato Dvx, e guardato.
Ti fa capire lo spaccato del quartiere Brancaccio a Palermo.
Ti fa conoscere e ammirare un prete scomodo, che ci ha rimesso la vita.
Se potete cercatelo, guardatelo.

Alla luce del sole

Roberto Faenza (già regista di Prendimi l'anima) mette sullo schermo gli ultimi due anni di vita di padre Pino Puglisi (Luca Zingaretti), coraggioso parroco palermitano assassinato il 15 settembre del 1993. Ed è un bene che il cinema italiano torni a parlare di mafia.
Padre Puglisi non solo ebbe il sogno ambizioso, del recupero e dell'avvio ad una autentica cultura della legalità di ragazzi e fanciulli, ma anche il coraggio di realizzarlo in un luogo e in un momento tra i più neri nella storia del Paese. Brancaccio è infatti storicamente il quartiere dei boss, il luogo in cui lo Stato cede il posto alla violenza della mafia. Tale situazione era tanto più grave tra il 1992 ed il 1993, nel momento in cui la mafia sferrava contro lo Stato la peggiore offensiva che la storia d'Italia ricordi, culminata nell'assassinio dei giudici Falcone e Borsellino e negli attentati di Roma, Firenze e Milano. Come Faenza mostra efficacemente, questo è il quadro in cui padre Puglisi svolge la propria opera, in una situazione di profonda solitudine e di isolamento da istituzioni, gerarchia ecclesiastica e dalla stessa gente di Brancaccio che il parroco si era proposto di riscattare. La costruzione di un Centro d'accoglienza è forse uno dei momenti cruciali della vicenda di padre Puglisi ed anche l'evento che lo porterà in rotta di collisione con gli interessi mafiosi del quartiere.
Pino Puglisi è un martire, e Faenza rende il suo martirio un atto di ribellione contro un ordine precostituito apparentemente immutabile, ma anche una testimonianza di fede, grazie anche all'intensa interpretazione di Luca Zingaretti. Comprimari d'eccezione però sono i tanti bambini e ragazzi verso cui il parroco rivolge i propri sforzi: giovani e giovanissimi costretti a vivere sulla propria pelle la frattura tra il nascente bisogno di legalità suscitato da padre Puglisi e la tradizione familiare legata alla criminalità organizzata. Il regista non ha alcuna indulgenza per i cosiddetti uomini d'onore, che anzi vengono mostrati come uomini bestiali, portatori solo di violenza e viltà. Ci sono voluti anni per riconoscere il valore dell'opera di padre Puglisi e questo film testimonia ulteriormente come il suo sacrificio non sia stato vano ma offra anche oggi una scintilla di speranza.

La frase: "Io sono venuto qua per aiutare la gente perbene a camminare a testa alta".

Mauro Corso















postato da: alp alle ore 00:05 | link | commenti (20)
categorie: cinema
venerdì, maggio 20, 2005

film raro, da non perdere

"Soldato O'Neal, agli ordini, Comandante"
"Come è la situazione alle frontiere?"
"Come al solito, Comandante, chiatte e barconi- li respingiamo tutti"
"Sti barbari, che se ne stessero a casa loro.."
"E mi raccomando, niente film per la truppa.."

Se vi capita, che tanto non lo distribuiscono( se lo fanno da soli,dove possono)
cercate e vedete questo film, e passate parola.

Entrate dentro una storia tra Lisbona e La Valtellina, tra un uomo-padre
e una figlia quattordicenne, tra la madre abbandonante e l'amante richiedente,
ma, soprattutto, suoni, immagini, parole
vi regaleranno una poesia cantata, suonata e accarezzata lunga un'ora e mezza.

Atti di resistenza poetica, Soldato Onil, riposo..

Tu devi essere il Lupo


Trama:
Vale non ha più una madre. Quattordici anni, desideri, dubbi, domande; la sua vita ruota intorno a Carlo, il padre, giovane tassista con la passione per la fotografia. Hanno un rapporto forte, gioioso ma così esclusivo da non permetterne altri. Ora il loro equilibrio vacilla, Carlo è costretto a fare delle scelte e per Vale l’istinto di ribellarsi si scontra giorno dopo giorno con la paura di rimanere sola. A Lisbona una donna sembra inaspettatamente pronta ad aprirsi ad una convivenza, all’ipotesi di un figlio, ma quando questa possibilità si fa concreta lei scompare. Un giorno Carlo riceve una busta dal Portogallo…

 

Senza denaro e con il mercato congestionato da una concorrenza straniera aggressiva e da un'industria italiana in crisi, il film ha rischiato di non uscire nelle sale. Ha rischiato, ma non è accaduto.

"Per noi questo progetto - raccontano gli autori del film - rappresenta troppo in termini di amore e impegno perché possiamo accontentarci di tenerlo in un cassetto e lamentarci della situazione generale. Così abbiamo deciso di fondare l'associazione culturale MYSELF".

Grazie a coloro che hanno creduto nel progetto, la Myself ha raggiunto la cifra di 50.000 Euro - il minimo indispensabile per le spese di lancio - e si è associata alla PABLO distribuzione di Gianluca Arcopinto.

Queste risorse economiche non permettono di contare su una promozione pubblicitaria ufficiale, per questo la nostra promozione intende agire nelle realtà locali, creando eventi, usando tutti i canali possibili per far sapere che questo film c'è.

Vi invitiamo a sostenere questa promozione, a credere in questa avventura, all'ideale della Myself, una forma di resistenza civile e culturale.

Su www.tudeviessereillupo.it troverete altre curiosità e l'elenco delle città in cui uscirà il film.
sito ufficiale

 

postato da: alp alle ore 06:29 | link | commenti (19)
categorie: cinema
sabato, gennaio 29, 2005

consigli:

1)un film girato in una casa, abitata da una famiglia palestinese, viene occupata
da soldati israeliani. La famiglia viene chiusa, per tutte le notti, in salotto.

Di giorno viene riservato ai componenti della famiglia solo il piano terra, proibito il primo piano.

Con un atmosfera tesa come un giallo, dalle dinamiche delle relazioni tra soldati occupanti, famiglia e capofamiglia, la metafora del dramma dei palestinesi viene svelato come e meglio che in un documentario
Il film si intitola Private

2) Comprate il numero monografico di Diario di questo mese, numero speciale dedicato alla memoria, con
dvd Paragraph 175, film premiato a Berlino,e al Sundance festival nel 2000.
Le storie personali di alcuni omosessuali perseguitati durante il nazismo
(rivista+ dvd= 13 euro)


3) un noto film-maker del 68, Silvano Agosti, che ha sempre rifiutato
pubblicità, premi e mercato del cinema,
ha pubblicato una favola-apologo bellissima:

per adulti che vogliono credere ancora nelle utopie concrete" Lettere dalla Kirghisia" Edizioni l'immagine.costo 10 euro
Lo trovate nelle librerie Feltrinelli.

Mi sembra che, come blogger socialmente utile, il mio pezzo per oggi sia..completo:-)

4) ps. lo so, lo so..lo comprano tutti, lo leggono tutti..poi, insomma 900 pagine, ma se inizi a leggerlo non smetti
Vuoi sapere che libro è? Questo.Se lo leggi, fammi sapere, magari- eh?

 

postato da: alp alle ore 15:55 | link | commenti (21)
categorie: libri, cinema, memoria
venerdì, gennaio 07, 2005

"Un bacio appasionato" film di Ken Loach.

Quando c'è un film di ken Loach, cerco di andare a vederlo.
Perchè so che è un regista "onesto".

Dice delle cose che condivido, cerca di farlo al meglio.

Questo film parla :
di un uomo e una donna e della loro relazione.

Di un uomo giovane ,Casim, pakistano emigrato a Glasgow, della seconda emigrazione,
che vive con la famiglia, e fa il Dj in un locale.

Di una donna giovane, Roisin, un'irlandese bionda, che insegna in un liceo cattolico.

Quello che appare, non è ciò che sembra, il punto di vista dell'uno contro il punto di vista dell'altro.

Le donne occidentali che non sanno più "amare"
gli uomini musulmani che previlegiano la famiglia d'origine

Gli uomini e le donne musulmane trasformati dalla modernità
Gli uomini e le donne occidentali trasformati dalla tradizione

Orgoglio e pregiudizio, lì siamo.

Vallo a vedere, è leggero, ben fatto, profondo, e quando esci dal cine
le immagini ti fanno risuonare la cassa armonica dei sentimenti..
e magari arrabbiarti..che vuoi di piu?

Orgoglioso e spietato oppositore della politica del governo Thatcher, Ken Loach ha impiegato le sue energie ed il suo talento cercando di illustrare, e di raccontare, gli effetti negativi che la scellerata politica thatcheriana ha prodotto in Inghilterra. Ma l’impegno politico, la passione, e la coerenza lo hanno portato molto spesso anche a schierarsi contro il partito laburista e contro la politica dell’attuale Primo Ministro inglese, Tony Blair.
Un cinema civile ed impegnato, quello di Ken Loach, sempre e comunque dalla parte del proletariato. I personaggi dei suoi film sono persone comuni con problemi reali che, purtroppo, sono quasi sempre legati alla dura realtà socio-politica dell’ambiente nel quale vivono. Minatori (Kes), alcolizzati redenti (My name is Joe), immigrati sfruttati da datori di lavoro senza scrupoli e sindacalisti idealisti (Bread and Roses), ragazzini costretti a diventare precocemente adulti per poter sopravvivere in una realtà difficile e senza futuro (Kes e Sweet Sixteen), ferrovieri con un lavoro costantemente a rischio a causa delle scelte governative (Paul, Mick e gli altri), operai che lavorano illegalmente a rischio della loro incolumità (Riff Raff), lavoratori precari spesso disoccupati (Piovono Pietre), madri perseguitate dall’ottusità dei servizi sociali (Ladybird Ladybird), giovani idealisti pronti a morire per una causa giusta ( La canzone di Carla e Terra e Libertà): sono queste le tipologie di persone che più frequentemente affollano l’immaginario universo cinematografico del regista inglese.

In democrazia si deve ascoltare  
la voce del popolo 
       intervista al regista

recensioni

ps. e anche per questa volta, niente Melinda & Melinda..:-)

postato da: alp alle ore 13:14 | link | commenti (6)
categorie: cinema

 
Alla fine poi ci sono andata, a vedere Ferro3, boicottando Woody Allen, nonostante tutto, sfidando le condizioni avverse della microsala con utenti maleducati!E non me ne sono pentita affatto! Un film meraviglioso, affascinante, poche parole ma con un'intensità straordinaria. Sono rimasta un po' perplessa sul finale forse leggermente "stiracchiato", che però in fondo non stride più di tanto, nel contesto quasi fantasmagorico in cui è collocato. Un bel film sulla libertà di pensiero, di azione e di idee, sulla coerenza con sè stessi e con gli altri, nella vita come nell'amore.... lo consiglio vivamente anche a chi ha figli, perchè, stranamente, non c'è neanche una scena di sesso, a parte un lieve accenno di onanismo sotto le coperte... forse i ragazzini si potrebbero annoiare un po', ma secondo me anche loro potrebbero rimanere coinvolti dalla magia del contesto... chi lo sa!Certo, ci sono anche degli episodi violenti, ma i bambini alla violenza ci sono abituati più di noi, per quello che vedo!Insomma, il film è da vedere, nonostante le accuse di tentativo di accaparramento della simpatia dell'utente occidentale... se questo tentativo esiste, è un tentativo ben riuscito!
LaSirenetta
09:27, 07 gennaio, 2005
postato da: alp alle ore 09:55 | link | commenti (4)
categorie: cinema
sabato, gennaio 01, 2005

Siamo tutti case vuote
e aspettiamo qualcuno
che apra la porta e ci renda liberi.

Un giorno il mio desiderio si avvera.
Un uomo arriva come un fantasma
e mi libera dalla mia prigionia.
E io lo seguo, senza dubbi, senza riserve...
Finché incontro il mio nuovo destino

Kim Ki-duk

Kim Ki-duk

Dovevamo vedere Melinda & Melinda

Ma, 10 minuti dopo, nello stesso cinema, iniziava un altro film.
Decidiamo di cambiare, per Woody ci sarà sempre tempo, per questo no.

Avevo già visto un film bellissimo di questo regista, Primavera, estate, autunno.. e di questo film, premiato a Venezia, ne parlavano bene.

Alla cassa scopro che vendono il Dvd diprimavera, estate,..a 15 euro: rimango indeciso se comprarlo(male, molto male)

Poi entriamo, vediamo il film, e io rimango 2 ore con il fiato sospeso
per la bellezza di un film quasi privo di dialogo, con invenzioni filmiche
straordinarie, dovute alla leggerezza del regista, alla sua capacità di modulare il tempo.

Passi due ore a uniformare il battito del tuo cuore a quello dei protagonisti.

Di che parla? Leggetelo qui o qui.

Se lo andate a vedere, e non vi piace, grazie, non tornate più a leggere queste recensioni grezze.

Si sa, i giudizi son soggettivi, e alla visione di certi film , mica ci si improvvisa..

Se invece vi sarà piaciuto, accetto ringraziamenti:-)

Tanto, nella vostra città non lo troverete( ah, il titolo,Ferro3, è il nome di una mazza da golf)

alp

 

Anch'io sono rimasta incantata da Ferro3 e mi riconosco pienamente in ciò che dice Alp.
Tanto più felice di riconoscermi, inoltre, per aver appena letto una stroncatura sul domenicale del Sole24ore.
(Questa volta Escobar doveva essere di malumore...)
arden
11:21, 02 gennaio, 2005

 

Alla fine poi ci sono andata, a vedere Ferro3, boicottando Woody Allen, nonostante tutto, sfidando le condizioni avverse della microsala con utenti maleducati!E non me ne sono pentita affatto! Un film meraviglioso, affascinante, poche parole ma con un'intensità straordinaria. Sono rimasta un po' perplessa sul finale forse leggermente "stiracchiato", che però in fondo non stride più di tanto, nel contesto quasi fantasmagorico in cui è collocato. Un bel film sulla libertà di pensiero, di azione e di idee, sulla coerenza con sè stessi e con gli altri, nella vita come nell'amore.... lo consiglio vivamente anche a chi ha figli, perchè, stranamente, non c'è neanche una scena di sesso, a parte un lieve accenno di onanismo sotto le coperte... forse i ragazzini si potrebbero annoiare un po', ma secondo me anche loro potrebbero rimanere coinvolti dalla magia del contesto... chi lo sa!Certo, ci sono anche degli episodi violenti, ma i bambini alla violenza ci sono abituati più di noi, per quello che vedo!Insomma, il film è da vedere, nonostante le accuse di tentativo di accaparramento della simpatia dell'utente occidentale... se questo tentativo esiste, è un tentativo ben riuscito!
LaSirenetta
09:27, 07 gennaio, 2005
postato da: alp alle ore 23:32 | link | commenti (15)
categorie: cinema
venerdì, dicembre 17, 2004

'La nina santa' e la claustrofobia dei sentimenti

Lucrecia Martel, già autrice de "La Cienaga", racconta di una coppia di adolescenti che fa i conti con l'età, con Dio e il diavolo. La pellicola argentina prodotta da Almodovar esce nelle sale italiane il 10 dicembre


Ne 'La nina santa' - pellicola argentina prodotta nientemento che da Almodovar - di Lucrecia Martel, gia' autrice de 'La Cienaga' racconta di una coppia di adolescenti di La Cienaga, un paese del nordest, fa i conti con l'eta', con Dio e il diavolo; con la vocazione mandata a memoria, insegnata * ma non e' un controsenso... * e con la sodomia, praticata come 'rimedio' alle relazioni prematrimoniali, queste si' assolutamente da evitare * e vai coi controsensi... - .
Amalia, una delle due, cerca qualcosa, cerca di capirci qualcosa, al di la' della tempesta ormonale, ma restera' delusa dall'uomo che le si struscia addosso in strada, corteggia sua madre * sulla quarantina con tanti rimorsi e qualche taboo * e poi torna al menage familiare.
Claustrofobia dei sentimenti quella della Martel, che quando trasforma in immagini questo concetto, perde di vitalita' dietro un ordito di inquadrature studiate e perfette, stilisticamente parlando, ma che poco lasciano al pathos - quello vero - che uno scontro generazional-sessuale, richiederebbe, soprattutto se rapportato ad un bigottismo galoppante e ad un totale vuoto sentimentale. Che la pellicola sfiora non si sa bene se volutamente. E la voglia di comunicare?

fonte: http://redazione.romaone.it/4Daction/Web_RubricaNuova?ID=61377&doc=si

non mi è piaciuto, nella mia personale recensione usante solo tre simboli, si. ma e no..questo è un film No

lento, aggrovigliato, con due sole scene da salvare..ma non salvano il film: Brava la ragazza.








postato da: alp alle ore 06:46 | link | commenti (7)
categorie: cinema
venerdì, dicembre 03, 2004

Tony Gatlif presenta Exils



Fresco vincitore del premio per la miglior regia all’ultimo festival di Cannes, Tony Gatlif presenta a Roma il suo film più appassionato, Exils, il viaggio di due figli dell’esilio alla riscoperta delle proprie radici.

Il film racconta di due ragazzi francesi, figli di immigrati algerini, che intraprendono un viaggio alla ricerca delle proprie origini. Lei ha impiegato 43 anni per ritornare nella terra della sua infanzia, l’Algeria. I protagonisti del film sono perciò una sorta di suo alter ego?

Tony Gatlif: Ogni volta che faccio un film mi chiedo sempre quale sia la ragione che mi spinge a farlo. La domanda che mi pongo all’inizio è: per quale motivo faccio questo film? La cosa certa è che non lo faccio per avere successo, come molti miei colleghi. E in questo film la risposta viene data subito, all’inizio. I due protagonisti sono lì per raccontare che c’è gente come me, gente in esilio. Il mondo attuale è il mondo dell’esilio, ma anche della commistione di popoli. Il cinema sta cambiando, sta diventando altro, così come sta cambiando tutto il mondo. Noi stessi siamo diversi e perciò anche le storie lo sono. Ci sono sempre più cineasti figli di esiliati che sentono l’esigenza di raccontare questo tipo di storie e che cominceranno a fare film che presentano un contenuto nuovo.

Il suo film è un incontro di culture. Cosa salverebbe della sua cultura nella possibilità di un’integrazione tra i popoli nell’Occidente?

Tony Gatlif: Io appartengo a culture diverse, quella gitana e quella maghrebina. La cultura gitana, che cerco di salvare da 25 anni, non ha mai fatto male a nessuno. Quella maghrebina sì perché fa parte dell’Islam. Attualmente c’è un forte conflitto tra Islam e Stati Uniti, ma è alimentato unicamente dagli estremisti. In Europa la situazione è diversa, ma l’Islam viene comunque messo in discussione. Non è certo colpa dell’Islam o della cultura araba se vengono fatte delle guerre nel loro nome. E’ la stupidità delle persone che ci governano che fa sì che l’Islam diventi il pretesto per una guerra, sono gli estremisti a manipolare la povera gente che ingenuamente crede loro. La cultura maghrebina non dovrebbe essere respinta, ma salvata perché forte, secolare, fatta di musica e gioia di vivere.

Il loro è un viaggio contromano, un incontro continuo con persone che vanno nell’altra direzione. L’unica cosa che segue i personaggi è la musica.

Tony Gatlif: Zano è figlio di francesi del Maghreb, gente che la lasciato l’Algeria nel 60. In quell’anno un milione di persone ha lasciato quei paesi. Popolazioni costrette ad abbandonare le proprie terre esistono anche oggi. Pensiamo alla Jugoslavia, alla Cecenia, all’Iraq. Tutta gente che fugge una guerra o una carestia. Oggi tante piccole guerriglie spingono all’esilio. In un film che si chiama Esili non potevo non mostrare questa situazione.
Anche la musica è andata in esilio. Quando si lascia un paese non si porta via nulla a parte la musica. Negli ultimi anni la musica di queste genti costrette all’esilio sta diventando sempre più popolare. Prima non la si sentiva mai, oggi è ovunque. La gente la ascolta e la balla nelle discoteche. E’ una musica che è giunta a noi attraverso gli esiliati e si è mescolata con altri ritmi, ma questa è una commistione positiva. All’inizio del film ascoltiamo una musica urbana, techno. La musica segue i due ragazzi durante tutto il viaggio e alla fine capisci da dove viene. La musica techno è binaria, è sintetizzata col pc. La musica che si sente alla fine è ternaria, impossibile da fare al pc. E’ la musica delle origini. Zano e Naima quando andranno via avranno capito il paese attraverso l’anima delle cose e non attraverso questioni complicate come la politica. Se si vede dietro le cose si vede altro, come nel caso della musica.

Come mai la scena della trance è così lunga?

Tony Gatlif: La scena della trance è fondamentale. I due giovani fanno un viaggio per ritrovare i ricordi, ma anche per liberarsi dai loro malesseri. Qui l’esorcismo avviene attraverso la trance e la musica, una liberazione autentica, non superficiale come quella che può venire dalla droga. La trance è un fenomeno di alta spiritualità, diffuso in Sud Africa e in Maghreb, che si raggiunge quando il cuore diventa tachicardico, non segue più la musica e il corpo non sente la sofferenza. Volevo che lo spettatore potesse vedere e sentire lo stato della trance e questo richiede molto tempo.

Perché il personaggio femminile, rispetto a quello maschile, è più negativo?

Tony Gatlif: E’ stato proprio il personaggio femminile che mi ha fatto venire voglia di fare il film. Questa giovane donna, per poter vivere tranquillamente è fuggita dai propri genitori e da una cultura che non le permetteva di essere libera, di vivere una storia d’amore con un ragazzo e di uscire con lui. Nel tempo ha acquisito una mentalità maschile, mettendo da parte quei tratti femminili che volevano invece enfatizzare i suoi genitori. E’ per questo che la vedo in modo negativo: egoista, aggressiva, traditrice. In fondo però in lei c’è molta umanità, come simboleggiano le ferite che ha sulla pelle. Alla fine del film lei scopre la gioia di condividere qualcosa con un’altra persona e sorride, sorride davvero, per la prima volta, e di fronte a questo ragazzo straordinario capisce che è possibile lasciar scivolare via le cose negative del suo passato.

Questo film oltre a raccontare un esilio di popoli costretti ad abbandonare la propria terra, sembra rappresentare anche un esilio da se stessi. E’ forse questa la chiave di lettura che può permettere ad un occidentale di sentirsi partecipe e non solo spettatore del suo film?

Tony Gatlif: Sì, però i due personaggi hanno delle radici ben precise e in questo sta la differenza. All’inizio sono esiliati nel loro stesso corpo: lui nudo proteso verso il vuoto, lei in totale decadimento che mangia formaggio sul letto. Dovranno quindi riappropriarsi di se stessi, del loro spirito e perché ciò avvenga è stato necessario raccontare la ricerca delle loro radici. Io credo che sia così dappertutto nel mondo. Oggi ci sono mescolanze di popolazioni in esilio in ogni luogo. Siamo tutti in qualche modo profughi di un paese o di una regione.

Di cosa parlerà il suo prossimo film e dove sarà girato?

Tony Gatlif: Sarà una storia d’amore, un amore vero. Si chiamerà probabilmente Canto d'amore e sarà girato in Transilvania.

commento mio: é un film da vedere. Perchè ha delle immagini vere, delle storie che sono come un viaggio speciale, delle musiche che incantano e torcono la pancia.

Non arriva nella vostra città? E compratevi il Dvd allora..magari su internet

(per ringraziarmi...dopo averlo visto..:-) sottoscrivete per Emergency)






postato da: alp alle ore 05:50 | link | commenti (6)
categorie: cinema
sabato, ottobre 23, 2004

La sposa turca

un film su due turchi, moderni, giovani, sballati, che vivono ad Amburgo
che bruciano il presente alla ricerca di una identità
che lottano contro un passato alla ricerca di una tradizione

Molto consigliato..veloce, pieno di ritmo, duro, tenero

qui la trama e una recensione di film up

Ciao Lino, penso che vedrò sicuramente questo film. Ti lascio questa recensione di Maurizio Porro del Corriere della Sera

(...) il 31enne regista turco-tedesco Fatih Akin, con accesi colori fassbinderiani, evita la retorica del lieto fine, ha una capacità rara di coinvolgerti nel racconto e di dare a questa passionaccia una sua evidenza concreta e socioculturale, come in Tutti gli altri lo chiamano Alì. Andando al di là dei facili folklorismi del filone dei matrimoni etnici, greci o pakistani che siano, il film è ruvido e indigesto, una ballata post brechtiana di umiliati e offesi ma provvista di dolore autentico. E' un rabbioso, straripante, furibondo kolossal delle passioni ossessive e delle pulsioni sadomasochiste, commentato, mediato da un coro di musici ironicamente immobili sul Bosforo. Sono fantastici gli attori Birol Unel e Sibel Kekilli che offrono alla storia neo realista turca, e al suo pathos d'autore,un'immedesimazione totale (...)
E ti si attacca addosso, come lo sguardo di lei, puro e tragico. L'amore pazzo che soccombe allo scontro di culture ancora prima di iniziare, ancora prima del primo sentire. Forse perchè inatteso al centro di tanto risaputo.
Bellissimo.
Ciao, Lino. Tiziana

ma dai...proprio un paio di giorni fa me ne parlava un'amica molto bene....









postato da: alp alle ore 09:37 | link | commenti (14)
categorie: cinema
domenica, settembre 12, 2004

Mare dentro




Titolo originale: Mar adentro
Durata: 125 min. (colore)Paese: Spagna

Anno: 2004
Genere: Drammatico

Ramón Sampedro è un uomo come qualsiasi altro, ma intimamente straordinario, per la parabola che la sua vita ha tracciato, nella sua sfortuna e nell'accanimento della sorte verso di lui che, ventenne, a causa di un incidente si ritrova ad essere tetraplegico, costretto in un letto senza poter muovere altro che la testa. Un uomo che ha in sostanza un unico desiderio: morire con dignità, riuscire a far valere la propria volontà di togliersi la vita per affermare una volta per tutte il diritto di ognuno a disporre del "bene più importante", il proprio corpo, come meglio crede, allorché la vita diventa più una non-vita, la negazione di ciò che significa stare al mondo, esistere.

recensione1

recensione2

intervista

E' un film che provoca molte domande. in chi lo vede..è questo è un bel risultato..

Non è solo sul diritto all'eutanasia, ma sul significato dell'amore, delle relazioni. Consigliato..












postato da: alp alle ore 19:35 | link | commenti (14)
categorie: cinema
venerdì, settembre 10, 2004

un bel film..presentato a Venezia..titolo "Te lo leggo negli occhi"Un opera prima, ma prodotto da Nanni Moretti. E la regista è una che lavora con Moretti ...

Ieri sera c'era la regista, l'attrice principale, e nanni moretti..che ha accompagnato il film e anche 10 scene tagliate da Aprile..

Bello..il dibattito dopo il film..sentire cosa dice il pubblico, l'attrice, la regista..vedetelo, va..c'e' anche una bravissima ragazzina e stefania sandrelli..

postato da: alp alle ore 19:34 | link | commenti (5)
categorie: cinema
sabato, settembre 04, 2004

 

 

 

 

 

 

 

ENRICO GHEZZI e L'ATALANTE

Trascrizione della presentazione televisiva di Enrico Ghezzi alla proiezione del film "L'Atalante", la notte del 31 Dicembre 1991 alle ore 1:30, su RAITRE.

Ogni volta che vedo "L'Atalante", che penso, anzi a "L'Atalante", che è il film che forse ho visto di più e di sicuro quello che ho amato di più, fino a oggi, sbaglio l'anno di nascita del film: a volte mi sembra il '29, il '30, '32, '34, mentre l'uscita del film è del '33/34. Per me è il prototipo di un cinema senza tempo. Anche Buñ uel, negli anni 60, di fronte, quindi, all'incalzare della Nouvelle Vague, della New Wave, dei nuovi cinema, Free Cinema, disse: "Il cinema può andare avanti quanto vuole, ma non supererà mai e forse non raggiungerà mai un film come "L'Atalante", un film dove c'è già dentro tutto."

È un film molto amato dai surrealisti, nonostante l'anarchismo di Vigo, che morì pochi mesi dopo, a ventinove anni e, praticamente, morì anche per questo film, perché si aggravarono molto le sue condizioni di malato ai polmoni, durante la lavorazione lungo i canali francesi

Niente, è un grandissimo film d'amore, il ché lo rende veramente, tout court, un grandissimo film. Perché cosa c'è di più difficile e di più centrale, non solo nel cinema, ma in qualunque campo, che non riuscire a far vedere, a veder, ad aprire gli occhi per lo stupore, per l'ultima o per la prima volta, quello che è il moto, il movimento dell'amore? Lui, intanto, è disperato dall'amore, ma insomma, lo stravolgimento che è l'amore e questo movimento paradossale che è in sé di voler restare fisso, ossessivamente fisso, con quello che si ama, che poi è anche se stessi; quindi bloccati in questa posa, in questo sguardo allucinato e insieme, invece, di voler portare questo (proprio restando bloccati) all'infinito, quindi in un movimento temporale verso l'eterno, che ovviamente si scontra con la fissità. Si scontra con l'altro tipo di fluidità del tempo, con lo scorrere della vita quotidiana.

Questo film, secondo me, è straordinariamente perfetto: non si cura dei dettagli narrativi. Noi lo diamo in una vecchia copia italiana, recuperata in RAI, con difetti del sonoro e oltretutto doppiata; ma è quella che è stata la copia de "L'Atalante", fino a tre o quattro anni fa, quella che si vedeva anche in Francia. Qua c'è la musica modificata, c'è Parlami d'amore Mariù, la versione italiana de Le chalande qui passe, che già era una cosa aggiunta a forza dalla Gaumont (che rimontò il film, che aveva solo le musiche meravigliose di Jaubert, tanto amate da Truffaut). Truffaut usò molte musiche di Jaubert, poi, in alcuni dei suoi film, dopo quelli di Hermann, Hitchcock e Vigo. Stranissimi riferimenti, così lontani! Anche "L'Atalante" è un film lontano, dentro se stesso e a se stesso; si muove in direzioni opposte, da una parte lungo questo fiume, lungo la realtà di quest'acqua, dall'altra dentro quest'acqua.

Pensiamo alla scena che avete visto tante volte, la sigla di "Fuori orario", e quindi questa notte, l'ultimo dell'anno, un anno liquidi, che sembrava aver mutato tante cose e invece è rimasto fermo come un iceberg. Proprio ho voluto darlo, anche in questa versione, che non è quella nuova restaurata. "L'Atalante" è quello che si è già visto chissà quante volte, almeno per me è stato così. È molto bella la versione filologica, ci fa capire meglio il progetto di Vigo. C'è una scena molto bella nella copia che eravamo abituati a vedere. Ma ecco, direi che è il classico esempio di cosa talmente grande che sopporta qualunque deformazione, qualunque ricordo, credo che sarebbe bellissimo anche ricolorato, come tutti i film belli.

Giorni fa fantasticavamo con gli amici de "L'avventura" di Antonioni: questo trionfo del rigore del bianco e nero, della sparizione dentro il bianco e nero dell'immagine, ricolorato, naturalmente da Antonioni stesso, come voleva fare Goddard con "A bout de souffle", "Fino all'ultimo respiro".

Buona visione, buona visione, buona visione, perché per me è la visione più bella. C'è la scena dentro l'acqua, filmata, come tutto il film, da Boris Kaufmann (il fratello di D. Vestov), ed è già uno straordinario intreccio nella storia del cinema, di questi due geni della visione; Vigo e Vertov che si incontrano mediante un fratello, che poi sarà un grande fotografo. In America, in seguito, feconderà una parte di cinema americano.

Dicevo, dentro quest'acqua, c'è quella che, per me, è la più bella sovrimpressione della storia del cinema e che è, appunto, un tentativo ingenuo, semplice, facile, ma commoventissimo e geniale di dare l'amore dentro le immagini stesse. Due immagini che fanno l'amore, lo sguardo che riesce a fare l'amore con le immagini, anche se il corpo è disperato, cerca, non trova, poi finalmente vede, quindi sa che l'amore c'è ancora, secondo la profezia che c'è prima nel film.

E poi ci sarebbe da fermarsi, da non andare su questo fiume che, in fondo, ha questo ritmo lento, terribile, della vita quotidiana, che però è già diversa da quella di città. È un film assolutamente, se vogliamo, realistico, allo stesso tempo squarciato continuamente da questi tatuaggi, che ah su se stesso, sulla pelle apparentemente così normale di questo film. Film a cui, sapete, è stato reso omaggio, di recente, in una scena, che vedrete, nel film di Carax "Les amants du Pont Neuf", un film che vorrebbe essere molto vigoiano. Secondo me non ci riesce; la cecità del film di Carax, come anche di quello di Wenders, non riesce a raggiungere l'intensità della visione del tenere gli occhi aperti sott'acqua, sotto questo vetro del cinema, che aveva già passato la stagione delle avanguardie storiche, dei futurismi e che, però, non era così. Questo non è un film di genere. Io lo trovo semplicemente: l'amore nel cinema, l'amore del cinema, il cinema dell'amore.


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categorie: cinema
venerdì, settembre 03, 2004

Fahrenheit 9/11

Titolo originale: Fahrenheit 9/11
Nazione: U.S.A.
Anno: 2004
Genere: Documentario
Durata: 110'
Regia: Michael Moore
Sito ufficiale: www.fahrenheit911.com

Cast: Michael Moore
Produzione: Michael Moore
Distribuzione: Bim
Data di uscita: Cannes 2004
27 Agosto 2004 (cinema)


Trama:
Michael Moore esamina cosa è successo agli Stati Uniti dopo l'11 Settembre. Inoltre descrive i rapporti tra Bush e Bin Laden e come siano diventati nemici mortali.


FilmUP

Trailer, Scheda, Recensione, Opinioni, Soundtrack,

alcuni appunti dopo la visione del film :

Bush che si prepara ad un discorso televisivo: vedere la vacuità dello sguardo, prolungata.

Bush che per 7 minuti, dopo che lo avvertono della caduta delle torri gemelle,
rimane a leggere fiabe nella scuola elementare, con lo sguardo catatonico

Una madre americana che prima manda il figlio in guerra, per farlo sfuggire alla miseria, e poi lo piange tra i caduti, incredula, angosciata, risvegliata con orrore

Moore che chiede ai deputati: se credete alla guerra, sarete sicuramente d'accordo a mandare vostro figlio in guerra..e loro che lo guardano come un pazzo

Non è un film leggero, ma è un film necessario.

Ricordiamo che all'inizio nessuna casa americana voleva distribuirlo negli stati uniti











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categorie: cinema
mercoledì, settembre 01, 2004

Julien, 40 anni, orologiaio, è un fallito animato da pulsioni distruttive che ha deciso di ricattare Madame X, una donna bella e ricca. Pur conoscendo tutti i particolari del suo traffico di oggetti antichi, Julien ignora il più pericoloso dei suoi segreti, quello che la lega alla sublime Marie, della quale Julien si é innamorato un anno addietro e che ha appena rivisto.

Storia di Marie e Julien
Autore: Maurizio Porro, Tullio Kezich - Testata: Il corriere della sera

(...) attraente e visionaria Storia di Marie e Julien, un amore parapsicologico firmato dal grande francese Jacques Rivette (...). Rivette firma un' opera densa di sottintesi e doppi piani di lettura, aperta a chiavi extrasensoriali, un 'amour fou' che non si accontenta delle spiegazioni di tutti i giorni. Film mirabile e affascinante sul fattore X dei legami sentimentali, ma anche sul tempo che inevitabilmente passa. (...)

Autore: Cristina Piccino - Testata: Il Manifesto

(...) Storia di Maria e Julien è un film straordinario, una miscela di seduzione, visionarietà, morbidezza dentro a un 'genere', il fantasy, fatto detonare nelle sue potenzialità più segrete e incendiarie.(...)

Autore: Roberto Nepoti - Testata: Vanity Fair

(...) Rivette realizza un film prezioso, conducendo lo spettatore nel cuore del fantastico a partire dal quotidiano. Un gioco sul mito dell'eterno ritorno, disseminato di citazioni da Jean Cocteau e Edgar Allan Poe (...), simboli raffinati ed espliciti insieme (...) e scene erotiche di statuaria bellezza.

A me questo film è piaciuto, e molto..nonostante la versione in lingua originale sottotitolata, nonostante la lunghezza e la lentezza..Rivette usa spesso il tempo reale come firma di regia.
Parla di un uomo, di una donna, dell'amore, della morte..insomma..cose da.. fuori di testa, viste le attuali temperie..
Consigliato solo a chi è motivato nella ricerca del cinema d'autore..ma ne vale la pena.





postato da: maqrolldeibattelli alle ore 22:02 | link | commenti (4)
categorie: cinema
martedì, luglio 20, 2004

Festival di Popoli e di Cinema di strada

22-27 Luglio 2004
Piazza Foroni - Barriera di Milano - Torino L’Associazione culturale “i 313” invita tutti a partecipare alla prima edizione di “cinemainstrada”: film da tutto il mondo e per tutti i gusti, per ridere e appassionarsi in tante lingue diverse, sottotitolati in italiano. I film sono stati scelti insieme agli abitanti di Barriera di Milano e di Torino. Inoltre ogni sera saranno proiettati spezzoni del video “Trasguardi” che ha tra i protagonisti gli abitanti del quartiere.
Programma



postato da: maqrolldeibattelli alle ore 22:18 | link | commenti (14)
categorie: cinema
lunedì, luglio 19, 2004

 

Sempre per la regia di Dai Sijie un film uscito nel 1989: "Cina, mio dolore". Anche in questo film il tema è la Rivoluzione culturale cinese perseguitata dal governo di quel paese. In "Cina, mio dolore", il tema è incentrato sulla figura di un adolescente rinchiuso in un campo di rieducazione. Le sue sofferenze e umiliazioni vengono mitigate dalla solidarietà di un ladro e di un monaco taoista.
Anche in "Balzac e la piccola sarta cinese", Ma e Lu, vengono scoperti mentre suonano Mozart con un violino e per questo mandati in esilio in mezzo alle montagne.
Come in "Cina, mio dolore", una figura amica, la sarta, mitigherà le loro sofferenze con "pillole di cultura" recuperate da una valigia piena di libri proibiti.

Ho letto il libro con piacere. L'ho trovato lieve e affascinante come i luoghi e la cultura che trasuda. Il film mi attira, anche perché girato dallo stesso autore e mi sembra interessante capire come ha congegnato la sua trasposizione per immagini.

letto, delizioso piccolo libro.
cercherò il film.
ma ho sempre paura nel passare dalle parole alle immagini.
nel libro il racconto di lei che conserva le foglie, per ricordare la sua "prima volta", è poesia.
sì, caproni è grandissimo...sai che, in vita, era sempre incredulo del fatto che la sua poesia destasse tanto interesse?
chi lo ha conosciuto e ne ha apprezzato la modestia dello stile di vita, mi dice che leggeva le cose che venivano scritte sulla sua poesia (da un grande o da un laureando) con una sorpresa bambina.:)
colfavoredellenebbie (http://colfavoredellenebbie.splinder.it)

Jules e Jim è l'ultimo film che ho visto, una sera d'estate dell'anno scorso. Se questo che suggerisci ricorda anche solo vagamente e per caso quella magia di Truffaut, cercherò di trovarlo e di non perdermelo.
Grazie Lino.
(319)

wow... ma lo daranno anche quaggiù, o mi dovrò limitare a mangiarmi le mani dall'invidia come al solito? ;-))
LaSirenetta














postato da: maqrolldeibattelli alle ore 09:55 | link | commenti (5)
categorie: libri, cinema, opinioni degli altri
domenica, luglio 18, 2004

Balzac e la piccola sarta cinese
Titolo originale
: Balzac et la petite tailleuse chinoise

Regia: Dai Sijie

Sceneggiatura: Nadine Perront, Dai Sijie

Interpreti: Zhou Xun, Chen Kun, Liu Ye, Wang Shuangbao, Cong Zhijun

Durata: 110 min. (colore)

Paese: Francia / Cina

Anno:2002
Tre amici, un libro, una vita

Un cinese nato a Putian negli anni ’50, in pieno periodo maoista, decide a vent’anni di trasferirsi in Francia per fare cinema, ma l’insuccesso di un suo film lo spinge ad abbandonare la settima arte per dedicarsi alla scrittura. E’ il caso di Dai Sijie, scrittore e autore di Balzac e la piccola sarta cinese, che, raggiunto il consenso del pubblico, ha deciso di mettersi dietro la macchina da presa nell’adattamento cinematografico del proprio libro. Il suo desiderio più grande era quello di trasferire in immagini ciò che aveva messo su carta in parole.
Balzac è innazitutto un film sui libri, sull’amicizia e sull’amore. Il piacere di leggere e di raccontare. Raccontare storie di realtà lontane agli occhi di chi si ama, e che si tramutano in favole, così come le leggende dell’antica Cina hanno per noi un magico fascino.

In un paesino della Cina di Mao, Ma e Lu, vengono scoperti mentre suonano Mozart con un violino, con il risultato di essere spediti sulle montagne, dai contadini poveri, per un periodo di rieducazione. Una piccola sarta del luogo, affascinata dall’entusiasmo e dalla voglia di vivere dei due ragazzi, sarà la loro fonte di ispirazione, e una valigia di libri trafugati, proibiti dalla legge, la voce delle loro emozioni.

A voler guardare oltre, Balzac potrebbe essere una sorta di Jules e Jim cinese, amicizia “a tre” sempre sul punto di condurre all’amore, irraggiungibile sentimento, al pari del piacere di trasgredire, mai tradotto in vera libertà.

Gli attori,tutti cinesi, interpretano i personaggi con naturalezza e divertimento, senza mai essere sopra le righe. E non è semplice in un film, che unisce popolarismo e cultura, diretto al pubblico dell’occidente, e che potrebbe essere sintetizzata nella frase di uno dei protagonisti - Mozart pensa sempre a Mao.

qui il link a recensione al libro in Parnasoambulante

















postato da: maqrolldeibattelli alle ore 17:47 | link | commenti (5)
categorie: libri, cinema
venerdì, luglio 09, 2004

 

 

 

 

 

 

segnalazione:

questa settimana, con la rivista Internazionale

il dvd del film di Michael Moore

"Bowling a Columbine"

il film l'ho visto al cinema,(si trova anche su winmx o su imesh..)

vale la pena ..acquistarlo..per 7 euro..per vedere come si va in banca, negli usa, e se apri un certo conto corrente ti regalano un fucile..o come si educano i bambini..fin da piccoli..a familiarizzare con le pistole..vere..

Il film è fatto in forma gradevole e leggera..col passo sornione del regista..che con i suoi film continua a mostrare l'insipienza personale di chi decide delle sorti di molte popolazioni

L'ultimo film :

A Cannes trionfa il film sulle bugie del presidente Usa
Migliori attori gli asiatici Maggie Chung e Yagira Yuya
Palma d'Oro 2004 anti Bush vince "Fahrenheit 9/11" di MooreIl regista: "Che avete fatto? Sono stupefatto!"
E dedica il premio "ai ragazzi in America e in Iraq"






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categorie: cinema
giovedì, luglio 08, 2004

Tajabone..

Ta.. Tajabone, dejne, Tajabone..
Ta.. Tajabone, dejne, Tajabone..
Abduh u jam mal hy ajmhal ja mahle kala
jawe eteeko da uzee seroon
mumun muhnida dagam du linga'n...
mumun muhnida dagam won n'ga ....
Ha we, he ch'ticoon, da nun ze zerun...
mumun muhnida dagam du linga...
mumun muhnida dagam won n'ga ....
Tajabone, dejne, Tajabone
Tajabone, dejne, Tajabone
Wo leij, wo leij, wo leji, wo leji...
Abduh u jam mal hy ajmhal ja mahle kala
jawe eteeko da uzee seroon..mumun muhnida
dagam du linga'n...mumun muhnida
dagam won n'ga ....
Ha we, he ch'ticoon, da nun ze zerun...
mumun muhnida dagam du linga...
mumun muhnida dagam won n'ga ....
(Ismaël Lo).

319






















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categorie: cinema