Alp, il battelliere

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martedì, agosto 30, 2005

Matteo Salvatore ci ha lasciato
 
Matteo SalvatoreE' morto senza clamore, quasi senza saperlo, il 27 agosto.
E' morto a casa sua a Foggia, quella che da qualche anno, grazie ad alcuni amici, era riuscito ad avere sulla testa, anche se di casa proprio non si poteva parlare.
Pubblichiamo di nuovo volentieri la lettera (e il nostro commento) che il suo amico fraterno Angelo Cavallo lancio' nella Rete lo scorso anno e che ci giunse spezzandoci il cuore. La messa di addio e' stata celebrata ieri, domenica 28 agosto, e la salma e' stata traslata nel cimitero di Apricena, suo paese natale, oggi.

DUE CAVALLI BIANCHI
Viviamo un'epoca particolarmente ingrata, in cui il benessere ci illude di potere tutto, in cui ognuno di noi vive una vita spesso non sua, imposta da qualcuno che vuol farci credere che il denaro oltre all'avere possa darci la dignita' dell'essere. A meno di notevoli sforzi piscologici e di scelte di vita forti e traumatiche, non abbiamo possibilita' alcuna, di emanciparsi da questa situazione, di aprire gli occhi.
In una situazione del genere gli idioti appaiono sempre piu' spesso e in alto (messi lì da qualcuno per propria comodita'), mentre gli intelligenti, i capaci, i valorosi, i dignitosi rimangono sempre piu' relegati nell'ombra; i primi onorificati, glorificati in vita e dimenticati presto, prestissimo dopo la morte (anzi spesso appena scomparsi dal teleschermo); i secondi raramente considerati in vita, compaiono post mortem quali alfieri di valori portati avanti per tutta la vita, una vita magari vissuta solo per quello scopo, oscuro ai piu'.
Matteo SalvatoreMatteo Salvatore (foto) definito da Italo Calvino unica fonte di cultura popolare nel mondo e nel suo genere e da Beppe Lopez su Repubblica il solo, l’unico vero cantante popolare italiano ha ottant'anni suonati e una situazione di vita che ha dell'incredibile, con una malattia come il diabete mellito e costretto in carrozzella, vive in un indigente pian terreno a Foggia, con il solo ausilio di una pensione sociale, pochi, pochissimi diritti d'autore e qualche concerto ogni tanto.
Qui di seguito pubblichiamo volentieri la lettera che il suo amico Angelo Cavallo (col quale la nostra associazione ha collaborato in passato) ha scritto in occasione... del concerto che Matteo Salvatore avrebbe dovuto tenere al Folk Club di Torino il 21 di Febbraio.
Gentile Franco Luca', con rammarico comunico la seconda disdetta del concerto di Matteo Salvatore. Le condizioni di salute non permettono di affrontare un impegno artistico. Questo, sarebbe il minimo, se fosse un malanno passeggero. Purtroppo Matteo sta facendo una brutta vecchiaia. La chitarra e il canto sarebbero per lui antidoti contro la solitudine, la povertà e i malanni. Personalmente mi vergogno di non poter fare di più di quello che io, Ninni Maina, Nicola Briolo, Mimmo Rendine, Gennarino Arbore, gli amici fraterni, stiamo facendo. Ogni concerto che il maestro regala a questo Paese è un momento di grande crescita, coscienza, cultura. Ci sono pero' ostacoli insormontabili come la forte carenza di affetto che porta alla somministrazione di psicofarmaci, il diabete mellito che lo sta logorando. Lui sorride, non l'ho mai visto piangere. Si rammarica e dice che un giorno rivedremo i due cavalli bianchi. E' il nostro segnale di fortuna.
Faccio invece appello a tutti gli amici del folk club ai soci, a quanti vorrebbero assistere al suo concerto affinche' gli enti locali della capitanata, la regione Puglia, decidano: visto che un grande artista, padre della cultura popolare musicale italiana, vive in condizioni disagiate, sia che economicamente che assistenzialmente, visto che non puo' usufruire della legge Baghelli (Bachelli ?) per problemi giudiziari legati al suo passato, facciano qualcosa per quest'uomo, non targhe e trofei da depositare nei cartoni, ma un protocollo di intesa dove venga stabilito assistenza sanitaria, sussidio per valori artistici, qualsiasi cosa purche' non debba ossessionarsi per la insicurezza del futuro, che puo' affannare un giovane disoccupato italiano, ma non un uomo stanco, sulla sedia a rotelle e con grandi disagi, alla eta' di ottanta anni. Paghiamo un grande scotto, noi pugliesi... quello di arrivare sempre tardi.
Angelo Cavallo

P.S. - Divulgate questa e mail e agite Voi, perche' qui, nel Sud, nessuno e' profeta in patria, a noi non ci ascoltano.
Matteo Salvatore vive solo, in un pianterreno a Foggia, ha la pensione sociale, pochi diritti di autore all'anno e vorrebbe fare concerti per pagarsi la assistenza sanitaria. Il 20 febbraio passera' l'ultima visita per l'invalidita' permanente. Questo gli permettera' di avere una tranquillita' economica per affrontare le spese sanitarie. Spero di non essere stato patetico, ma qui la situazione è drastica!


Ogni commento e' superfluo.

(Articolo pubblicato su www.habanera.it il giorno 20 febbraio 2004)
 
postato da: alp alle ore 07:58 | link | commenti (17)
categorie: canzoni, memoria
lunedì, giugno 06, 2005

It's All Over Now, Baby Blue

You must leave now, take what you need, you think will last.
But whatever you wish to keep, you better grab it fast.
Yonder stands your orphan with his gun,
Crying like a fire in the sun.
Look out the saints are comin' through
And it's all over now, Baby Blue.

The highway is for gamblers, better use your sense.
Take what you have gathered from coincidence.
The empty-handed painter from your streets
Is drawing crazy patterns on your sheets.
This sky, too, is folding under you
And it's all over now, Baby Blue.

All your seasick sailors, they are rowing home.
All your reindeer armies, are all going home.
The lover who just walked out your door
Has taken all his blankets from the floor.
The carpet, too, is moving under you
And it's all over now, Baby Blue.

Leave your stepping stones behind, something calls for you.
Forget the dead you've left, they will not follow you.
The vagabond who's rapping at your door
Is standing in the clothes that you once wore.
Strike another match, go start anew
And it's all over now, Baby Blue.
 
traduzione qui

postato da: alp alle ore 23:13 | link | commenti
categorie: canzoni

HURRICANE

ha detto il suo amico Tom Waits:
<<Le sue canzoni ti fanno venire voglia di scappare di casa,
lavorare per la ferrovia e sposare una zingara. Sono una visione, un indovinello, una preghiera>>.

HURRICANE
words Bob Dylan and Jacques Levy
music Bob Dylan

Pistol shots ring out in the barroom night
Enter Patty Valentine from the upper hall.
She sees the bartender in a pool of blood,
Cries out, "My God, they killed them all!"
Here comes the story of the Hurricane,
The man the authorities came to blame
For somethin' that he never done.
Put in a prison cell, but one time he could-a been
The champion of the world.

Three bodies lyin' there does Patty see
And another man named Bello, movin' around mysteriously.
"I didn't do it," he says, and he throws up his hands
"I was only robbin' the register, I hope you understand.
I saw them leavin'," he says, and he stops
"One of us had better call up the cops."
And so Patty calls the cops
And they arrive on the scene with their red lights flashin'
In the hot New Jersey night.

Meanwhile, far away in another part of town
Rubin Carter and a couple of friends are drivin' around.
Number one contender for the middleweight crown
Had no idea what kinda shit was about to go down
When a cop pulled him over to the side of the road
Just like the time before and the time before that.
In Paterson that's just the way things go.
If you're black you might as well not show up on the street
'Less you wanna draw the heat.

Alfred Bello had a partner and he had a rap for the cops.
Him and Arthur Dexter Bradley were just out prowlin' around
He said, "I saw two men runnin' out, they looked like middleweights
They jumped into a white car with out-of-state plates."
And Miss Patty Valentine just nodded her head.
Cop said, "Wait a minute, boys, this one's not dead"
So they took him to the infirmary
And though this man could hardly see
They told him that he could identify the guilty men.

Four in the mornin' and they haul Rubin in,
Take him to the hospital and they bring him upstairs.
The wounded man looks up through his one dyin' eye
Says, "Wha'd you bring him in here for? He ain't the guy!"
Yes, here's the story of the Hurricane,
The man the authorities came to blame
For somethin' that he never done.
Put in a prison cell, but one time he could-a been
The champion of the world.

Four months later, the ghettos are in flame,
Rubin's in South America, fightin' for his name
While Arthur Dexter Bradley's still in the robbery game
And the cops are puttin' the screws to him, lookin' for somebody to blame.
"Remember that murder that happened in a bar?"
"Remember you said you saw the getaway car?"
"You think you'd like to play ball with the law?"
"Think it might-a been that fighter that you saw runnin' that night?"
"Don't forget that you are white."

Arthur Dexter Bradley said, "I'm really not sure."
Cops said, "A poor boy like you could use a break
We got you for the motel job and we're talkin' to your friend Bello
Now you don't wanta have to go back to jail, be a nice fellow.
You'll be doin' society a favor.
That sonofabitch is brave and gettin' braver.
We want to put his ass in stir
We want to pin this triple murder on him
He ain't no Gentleman Jim."

Rubin could take a man out with just one punch
But he never did like to talk about it all that much.
It's my work, he'd say, and I do it for pay
And when it's over I'd just as soon go on my way
Up to some paradise
Where the trout streams flow and the air is nice
And ride a horse along a trail.
But then they took him to the jailhouse
Where they try to turn a man into a mouse.

All of Rubin's cards were marked in advance
The trial was a pig-circus, he never had a chance.
The judge made Rubin's witnesses drunkards from the slums
To the white folks who watched he was a revolutionary bum
And to the black folks he was just a crazy nigger.
No one doubted that he pulled the trigger.
And though they could not produce the gun,
The D.A. said he was the one who did the deed
And the all-white jury agreed.

Rubin Carter was falsely tried.
The crime was murder "one," guess who testified?
Bello and Bradley and they both baldly lied
And the newspapers, they all went along for the ride.
How can the life of such a man
Be in the palm of some fool's hand?
To see him obviously framed
Couldn't help but make me feel ashamed to live in a land
Where justice is a game.

Now all the criminals in their coats and their ties
Are free to drink martinis and watch the sun rise
While Rubin sits like Buddha in a ten-foot cell
An innocent man in a living hell.
That's the story of the Hurricane,
But it won't be over till they clear his name
And give him back the time he's done.
Put in a prison cell, but one time he could-a been
The champion of the world.

 traduzione in italiano qui

 

postato da: alp alle ore 08:52 | link | commenti (4)
categorie: canzoni
sabato, maggio 28, 2005

Il tuo culo e il tuo cuore

Se aprite le casse, potete sentire questa canzone
della cui segnalazione ringrazio Lam  e a lei la dedico

Il tuo culo e il tuo cuore

(Vecchioni - Paoluzzi - Vecchioni))

La tua intelligenza non ha limiti
è fuori discussione:
io però con quella, amore, scusami,
non ci faccio una canzone,
preferisco quel tuo modo unico
di piangere e sognare,
ma confesserò che non sottovaluto
di vederti camminare.

Più del portamento
è quel modo di sgabbiare
più che l'indumento
è quel modo di ondeggiare
lento...lento... lento... lento...

E tu ci sei, e tu mi fai
e passano negli occhi tuoi
paesi lontanissimi
e un posto per sorriderti
guardatela la sua allegria
di questa grande donna mia
lasciatemela vivere
la gioia del suo culo e del suo cuore.

Qando tu cammini sembri un angelo
d'incerta tradizione,
quando tu ti inchini è insostenibile
disumana tentazione;
ci son notti che starei a guardartelo
per ore ed ore, ed ore,
altre notti che vorrei farmi piccolo
tra le pieghe del tuo cuore
e guardarci dentro
per capire il tuo dolore
il tuo sentimento
quella voglia di sognare
dimmi... dimmi... dimmi... dimmi...

Che tu ci sei, che tu non vai
e passano negli occhi tuoi
malinconie brevissime
e fuggitivo ridere
ragazza mia
grande donna mia
non farti mai portare via
la gioia del tuo culo e del tuo cuore.

Cosa avrò fatto mai di tanto strano
perché tu capitassi proprio a me?
o sono
di un gran bello io
o si era un po' distratto Dio
quel giorno...
abbracciami...
insegnami...
malinconie brevissime
e fuggitivo ridere
ragazza mia...
grande donna mia...
non farti mai portare via
la gioia del tuo culo e del tuo cuore.

postato da: alp alle ore 19:49 | link | commenti (12)
categorie: canzoni
domenica, marzo 20, 2005

Ohé!
Chi sente?
E chi mo canta appriesso a me?
ohé,
pe' tramente
s'affaccia 'a luna pe' vedé!
Pe' tutta 'sta marina
'a Pròceda a Resína,
se dice: "Guarda llá,
na femmena che fa!"

Maruzzella, Maruzzè'...
t'hê miso dint'a ll'uocchie 'o mare
e mm'hê miso 'mpiett'a me
nu dispiacere...
Stu core mme faje sbattere
cchiù forte 'e ll'onne
quanno 'o cielo è scuro...
Primma me dice "sí",
po', doce doce, mme faje murí...
Maruzzella, Maruzzé'...

II

Ohé!
Chi mm'ajuta?
Si tu nun viene a mm'ajutá?
Ohé,
mm'è venuta
na voglia ardente 'e te vasá.
E vieneténne oje bella...
e damme 'sta vucchella
ca, pe' mm'avvelená,
'e zùccaro se fa...


Maruzzella, Maruzzè'...
......................................


Bonagura - Carosone


postato da: alp alle ore 07:21 | link | commenti (13)
categorie: canzoni
giovedì, marzo 03, 2005

Era sui quarant'anni

Paolo Pietrangeli

Era sui quarant'anni
e non se n'era accorto
tutta la vita lui stata a pensar
cosa dovesse far
"Vale la pena
vale la pena
vale la pena o no
ora lo chiedo a qualcheduno
e poi deciderò".

Si camminava in tre
restava sempre indietro
meglio la pasta od il bignè
perdeva sempre il treno.
No che non era fesso
le cose le capiva
e se ne dispiaceva
e se ne dispiaceva
ma non serviva più.

Era sui quarant'anni
e si trovò lì in mezzo
oh che gran colpi, che confusione
era la rivoluzione.
"Vale la pena
vale la pena"
gli altri dicevan no
"vale la pena
vale la pena"
e intanto lui ci andò.

Era sui quarant'anni
e non se n'era accorto
non ebbe il tempo di fiatar
che si ritrovò morto.
E tutti i suoi compagni
ch'eran sempre sicuri
ora gli fanno omaggi
e lapidi sui muri.

Gran rivoluzionario
tempra di combattente
il suo dovere ebbe
sempre presente e in mente
e si sacrificò.
"Vale la pena
vale la pena
vale la pena o no
vale la pena
vale la pena"
e intanto lui ci andò.

"Vale la pena
vale la pena"
gli altri dicevan no
"vale la pena
vale la pena"
e intanto lui ci andò.

postato da: alp alle ore 21:37 | link | commenti (20)
categorie: canzoni
venerdì, febbraio 18, 2005

Il Congresso degli Stati uniti ha detto che la guerra gli era costata fino a qualche settimana fa 152 miliardi di dollari, aggiungiamo i soldi che costa agli inglesi, ai polacchi e anche alla nostra modesta spedizione.
Con un decimo di quella spesa si sarebbe alimentato un Iraq che dal saddamismo, già mezzo in frantumi, si sarebbe liberato senza invasioni.

La guerra è maledizione e morte e, sotto il profilo di un trapianto di democrazia, peggio che inutile.

Home > F > Fabrizio De Andrè > Volume I (1967) > La Canzone Di Barbara

Chi cerca una bocca infedele
che sappia di fragola e miele
in lei la troverà
Barbara
in lei la bacerà
Barbara.

Lei sa che ogni letto di sposa
è fatto di ortiche e mimosa
per questo ad un'alta età
Barbara
l'amore vero rimanderà
Barbara.

E intanto lei gioca all'amore
scherzando con gli occhi ed il cuore
di chi forse la odierà
Barbara
ma poi la perdonerà
Barbara.

E il vento di sera la invita
a sfogliare la sua margherita
per ogni amore che se ne va
lei lo sa
un altro petalo fiorirà
per Barbara. 
 

postato da: alp alle ore 17:38 | link | commenti (4)
categorie: canzoni
domenica, febbraio 13, 2005


Home > G > Giuni Russo > Se Fossi Più Simpatica Sarei Meno Antipatica (1994) > Strade Parallele (Aria Siciliana)

(feat. Franco Battiato)

Duminica jurnata di sciroccu
Fora nan si pò stari
Pi ffari un pocu ‘i friscu
Mettu ‘a finestra a vanedduzza
E mi vaju a ripusari
Ah! Ah! ‘A stissa aria ca so putenza strogghi ‘u mo pinzeri
Ah! Ah! ‘U cori vola s’all’umbra pigghi forma e ti prisenti
nan pozzu ripusari.
‘U suli ora trasi dintr’o mari
e fannu l’amuri
‘un c’è cosa cchiù granni
tu si la vera surgenti
chi sazia i sentimenti
Ah! Ah! ‘A stissa aria ca so calura crisci e mi turmenta
Ah! Ah! ‘U cori vola sintennu sbrizzi d’acqua di funtana
‘ndo mo’ jardineddu mi piaci stari sula.
Ah! Ah! ‘A stissa aria ca so calura crisci e mi tormenta
Ah! Ah! ‘U cori vola sintennu sbrizzi d’acqua di funtana
‘ndo mo jardineddu mi piaci stari sulu
mi piaci stari sula

domenica, giornata di scirocco
fuori non si può stare
per fare un po' di fresco
chiudo gli scuri della finestra
e mi vado a riposare
ah ah la stessa aria con la sua forza scioglie il mio pensiero
ah ah il cuore vola se nella penombra prendi forma e mi appari
non posso riposare
il sole ora entra nel mare
e fanno l'amore
non c'è niente di più grande
tu sei la vera sorgente
che sazia i sentimenti
ah ah la stessa aria col suo calore cresce e mi tormenta
ah ah il cuore vola sentendo schizzi d'acqua di fontana
nel mio giardinetto mi piace stare solo
mi piace stare sola

(traduzione by sirenetta )

La sua figura
“Sai che la sofferenza d’amore non si cura, se non con la presenza della sua figura”: con la sua voce inconfondibile e lucente come limone sull’acciaio, Giuni Russo aveva interpretato tante volte questi versi struggenti di San Giovanni della Croce.
Oggi Giuni Russo è morta.
Malata da tempo, spesso sola, sempre enigmatica: Giuni aveva consacrato gli ultimi anni della sua vita, segnati dalla malattia e da un volontario esilio dal mondo, alla ricerca di una spiritualità rarefatta ed elevata, espressa da Santa Teresa d’Avila e dalla sua fede passionale e poetica: “e tanta è l’ansia d’uscir dal mio martòro, che mi sento morir perché non mòro”, diceva infatti la santa carmelitana.
Ora Giuni si è ricongiunta alla figura cui anelava, è uscita dal martirio che da tanti anni la tormentava: e il panorama musicale italiano, che spesso come una Medea divora i suoi figli, rimpiangerà la mancanza di questo usignolo da combattimento, di questa donna così piccola che sapeva interpretare i canti dell’Opera di Pechino, le tradizionali melodie giapponesi, le canzonette da Discoring e i più tenebrosi testi quaresimali.
“Io, nulla - dinanzi a te - oso fiorire”.
Ciao, Giuni. Noi non dimenticheremo.
Vanderbilt | 13:13
 
postato da: alp alle ore 16:11 | link | commenti (21)
categorie: canzoni
mercoledì, febbraio 02, 2005

Lettera di Erri De Luca
a Gianmaria Testa
per il suo album Altre latitudini

Per Gianmaria,
La tua voce s’arrampica a un balcone, soffia all’amato le parole da dire all’ affacciata. La tua voce è Cyrano nascosto nel giardino che insegna al maschile smemorato come bussare a un bacio di ragazza. Sono sillabe di pioggia, da levarsi la giacca e appoggiarla sulle spalle scoperte di una donna, una delle poche mosse sacre in dote a un uomo.
Le tue canzoni servono a un ragazzo per improvvisarsi uomo, servono a un uomo per tornare ragazzo. Una donna sospira : fosse vero. Finché canti è vero e poi per altri cinque minuti dura l’effetto di raccolta dei frantumi maschili ; stanno di nuovo insieme l’adulto e il rompicollo. Finché canti ecco di nuova una sagoma d’uomo nella stanza, al bavero ha messo il fiore dell’ortica, in cima alla camicia una farfalla vera. Allaccia il braccio attorno alla ragazza, accenna a un valzer, lo rigira in tango, splende la coppia, numero chiuso sigillato a musica.
Profumo di balli di una volta la tua canzone di oggi. Uomo e donna accostano gli zigomi per fingere di dirsi una parola, si odorano i capelli, accostano il respiro alla curva del collo. I balli di una volta permettevano abbracci con la scusa di una danza in pista.
Niente altro che amori, polpa scoperchiata da un coltello che scortica, sbuccia, e sotto, il frutto è bianco. Solo amori, il loro passo a due disturba, distoglie : due innamorati vanno, dietro a loro si accodano le occhiate di noi altri soldati costretti dentro i ranghi, invece di sbandare, sbottonare il colletto e darsi da correre.
Niente altro che fiori, compratene un mazzetto, portatelo sudati, trafelati, alla creatura preferita, amata.

Erri De luca

 La

Un transatlantico di carta ti regalerò

Mi                    La

quando dovrai partire

                        Mi            La            Mi

e un capitano con le mani lo navigherà

                                    La

da questo ad un altro mare

 

La

un transatlantico di carta ti regalerò

Mi                    La

e un aeroplano a vela

                        Mi            La            Mi

ed un pilota con gli occhiali lo piloterà

                                    La

da questo a un altro cielo

 

Mi

E un canarino canterino addomesticherò

                        La

per le giornate scure

                                    Mi     La      Mi

di quando il mare e il cielo dicono di no

                             La

e non si può viaggiare

 

Mi

E un canarino canterino addomesticherò

                        La

per le giornate scure

                                    Mi     La      Mi

di quando il mare e il cielo dicono di no

                             La

e non si può viaggiare

 

La

Una bandiera senza segni ti regalerò

Mi                    La

quando dovrai partire

                        Mi            La            Mi

e il vento forte di levante la sventolerà

                        La

che si potrà vedere

 

La

una bandiera senza segni ti regalerò

Mi                    La

e una clessidra d'oro

                        Mi            La            Mi

quando la sabbia del deserto la trascorrerà

                        La

ti potrai riposare

 

Mi

E un canarino canterino addomesticherò

                        La

per le giornate scure

                                    Mi     La      Mi

di quando il vento e il tempo dicono di no e non si   

    La

può tornare
 Mi

E un canarino canterino addomesticherò

                        La

per le giornate scure

                                    Mi     La      Mi

di quando il vento e il tempo dicono di no e non si       

      La

può più tornare

 

La

Un transatlantico di carta ti regalerò

Mi                    La

quando dovrai partire

                        Mi            La            Mi

e un capitano con le mani lo navigherà

                                    La

da questo ad un altro mare

 

Mi

E un canarino canterino addomesticherò

                        La

per le giornate scure

                                    Mi     La      Mi

di quando il mare e il cielo dicono di no

                             La

e non si può viaggiare

 

Mi

E un canarino canterino addomesticherò

                        La

per le giornate scure

                                    Mi     La      Mi

di quando il vento e il tempo dicono di no e non si    

  La

può tornare

 

Mi

E un canarino canterino addomesticherò

                        La

per le giornate scure

                                    Mi     La      Mi

di quando il mare e il cielo dicono di no

                             La

e non si può viaggiare
 
Trascritta da Mattew - spartiti@mbutozone.it 
 

postato da: alp alle ore 19:26 | link | commenti (17)
categorie: canzoni
lunedì, dicembre 27, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Negra? Non si vede?
Cantante? Ascoltami e vedrai
Puttana? Sì, ho fatto anche quello
E bevo anche come quattro uomini
Non mi fai paura, ho suonato in posti peggiori di questo
In bar di cow boys nel sud dove mi sputavano addosso
In una città dove il giorno stesso avevano linciato un nero
A New Orleans dove un diavolo alla moda
Ogni sera mi regalava fiori di droga
E a Chicago mi innamorai di un trombettista sifilitico
E all’uscita del night mi hanno spaccato la bocca
Sotto la pioggia da una stazione all’altra
Lady sings the blues

Negra? Sì, ma ci sono abituata
Cantante? Canto come una gabbia di uccelli
Note gravi e alte, e tutto il repertorio
Posso svolazzare come quelle belle cantanti dei film
E poi posso piantarti una ballata nel cuore
Vuoi strange fruit? Vuoi midnight train?
Posso cantartela anche da ubriaca
O con un coltello nella schiena
O piena di whisky e altro, perché sono una santa
E il mio altare è nel fumo di questo palco
Dove Lady sings the blues

Negra? Negra e bellissima, amico
Cantante? Non so fare altro
Puttana? Beh sì ho fatto anche quello
E bevo come quattro uomini
Non toccarmi o ti graffio quella bella bianca faccia
Posate il bicchiere, aprite quel poco che avete di cuore
State zitti e ascoltate io canto
Come se fosse l’ultima volta
Fate silenzio, bastardi e inchinatevi
Lady sings the blues

E quando tornerete a casa dite
Ho sentito cantare un angelo
Con le ali di marmo e raso
Puzzava di whisky era negra puttana e malata
Dite il mio nome a tutti, non mi dimenticate
Sono la regina di un reame di stracci
Sono la voce del sole sui campi di cotone
Sono la voce nera piena di luce
Sono la lady che canta il blues
Ah, dimenticavo... e mi chiamo Billie

Billie Holiday (Stefano Benni)









































postato da: alp alle ore 18:48 | link | commenti (9)
categorie: canzoni

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SUMMERTIME

Summertime an' the living is easy,
Fish are jumpin' an' the cotton is high.
Oh yo' daddy's rich, an' yo' ma is good lookin',
So hush, little baby, don' yo' cry.


One of these mornings you goin' to rise up singin'
Then you'll spread yo' wings an' you'II take the sky.
But till that mornin' there's a nothin' can harm you
With Daddy and Mammy standin' by.
TEMPO D'ESTATE

Tempo d'estate e la vita è facile,
I pesci saltano e il cotone è alto.
Ah il tuo papà è ricco e la tua mamma è bella,
Dunque taci piccolino e non piangere.


Una di queste mattine ti sveglierai cantando,
Poi aprirai le tue ali e ti alzerai in cielo.
Ma fino a quella mattina non c'è nulla che ti possa nuocere
Con il papà e la mamma vicini a te.


G. Gershwin: Summertime. Scritto da Gershwin per l'opera " Porgy and Bess "
è diventato un classico del Repertorio jazzistico.

Chi canta qui..è Billie Holliday



















postato da: alp alle ore 18:21 | link | commenti
categorie: canzoni
domenica, dicembre 26, 2004

Via del Campo
Fabrizio de André

Via del Campo c'è una graziosa
gli occhi grandi color di foglia
tutta notte sta sulla soglia
vende a tutti la stessa rosa.

Via del Campo c'è una bambina
con le labbra color rugiada
gli occhi grigi come la strada
nascon fiori dove cammina.

Via del Campo c'è una puttana
gli occhi grandi color di foglia
se di amarla ti vien la voglia
basta prenderla per la mano

e ti sembra di andar lontano
lei ti guarda con un sorriso
non credevi che il paradiso
fosse solo lì al primo piano.

Via del Campo ci va un illuso
a pregarla di maritare
a vederla salir le scale
fino a quando il balcone ha chiuso.

Ama e ridi se amor risponde
piangi forte se non ti sente
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior.


 
























postato da: alp alle ore 23:26 | link | commenti (6)
categorie: canzoni
mercoledì, dicembre 22, 2004

NON INSEGNATE AI BAMBINI

Non insegnate ai bambini
non insegnate la vostra morale
è così stanca e malata
potrebbe far male
forse una grave imprudenza
è lasciarli in balia
di una falsa coscienza.

Non elogiate il pensiero
che è sempre più raro
non indicate per loro
una via conosciuta
ma se proprio volete
insegnate soltanto la magia della vita.

Giro giro tondo cambia il mondo.

Non insegnate ai bambini
non divulgate illusioni sociali
non gli riempite il futuro
di vecchi ideali
l' unica cosa sicura
è tenerli lontano
dalla nostra cultura.

Non esaltate il talento
che è sempre più spento
non li avviate al bel canto,
al teatro alla danza
ma se proprio volete
raccontategli il sogno di
un' antica speranza.

Non insegnate ai bambini
ma coltivate voi stessi
il cuore e la mente
stategli sempre vicini
date fiducia all' amore
il resto è niente.

Giro giro tondo cambia il mondo
giro giro tondo cambia il mondo.

Giorgio Gaber






























postato da: alp alle ore 22:58 | link | commenti (29)
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1973» Storia di un impiegato «Al ballo mascheratoFabrizio De André

Cristo drogato da troppe sconfitte
cede alla complicità
di Nobel che gli espone la praticità
di un eventuale premio della bontà.
Maria ignorata da un Edipo ormai scaltro
mima una sua nostalgia di natività,
io con la mia bomba porto la novità,
la bomba che debutta in società,
al ballo mascherato della celebrità.
Dante alla porta di Paolo e Francesca
spia chi fa meglio di lui:
lì dietro si racconta un amore normale
ma lui saprà poi renderlo tanto geniale.
E il viaggio all'inferno ora fallo da solo
con l'ultima invidia lasciata là sotto un lenzuolo,
sorpresa sulla porta d'una felicità
la bomba ha risparmiato la normalità,
al ballo mascherato della celebrità.
La bomba non ha una natura gentile
ma spinta da imparzialità
sconvolge l'improbabile intimità
di un'apparente statua della Pietà.
Grimilde di Manhattan, statua della libertà,
adesso non ha più rivali la tua vanità
e il gioco dello specchio non si ripeterà
"sono più bella io o la statua della Pietà"
dopo il ballo mascherato della celebrità.
Nelson strappato al suo carnevale
rincorre la sua identità
e cerca la sua maschera, l'orgoglio, lo stile,
impegnati sempre a vincere e mai a morire.
Poi dalla feluca ormai a brandelli
tenta di estrarre il coniglio della sua Trafalgar
e nella sua agonia, sparsa di qua, di là,
implora una Sant'Elena anche in comproprietà,
al ballo mascherato della celebrità.
Mio padre pretende aspirina ed affetto
e inciampa nella sua autorità,
affida a una vestaglia il suo ultimo ruolo
ma lui esplode dopo, prima il suo decoro.
Mia madre si approva in frantumi di specchio,
dovrebbe accettare la bomba con serenità,
il martirio è il suo mestiere, la sua vanità,
ma ora accetta di morire soltanto a metà,
la sua parte ancora viva le fa tanta pietà,
al ballo mascherato della celebrità.
Qualcuno ha lasciato la luna nel bagno
accesa soltanto a metà
quel poco che mi basta per contare i caduti,
stupirmi della loro fragilità,
e adesso puoi togliermi i piedi dal collo
amico che mi hai insegnato il "come si fa"
se no ti porto indietro di qualche minuto
ti metto a conversare, ti ci metto seduto
tra Nelson e la statua della Pietà,
al ballo mascherato della celebrità.



























































postato da: alp alle ore 22:17 | link | commenti (1)
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martedì, novembre 30, 2004

Fabrizio De Andrè > Anime Salve (1996)


Le Acciughe Fanno Il Pallone

Le acciughe fanno il pallone
che sotto c'è l'alalunga
se non butti la rete
non te ne lascia una

alla riva sbarcherò
alla riva verrà la gente
questi pesci sorpresi
li venderò per niente

se sbarcherò alla foce
e alla foce non c'è nessuno
la faccia mi laverò
nell'acqua del torrente

ogni tre ami
c'è una stella marina
amo per amo
c'è una stella che trema

ogni tre lacrime
batte la campana
passano le villeggianti
con gli occhi di vetro scuro

passano sotto le reti
che asciugano sul muro
e in mare c'è una fortuna
che viene dall'oriente

che tutti l'hanno vista
e nessuno la prende
ogni tre ami
c'è una stella marina

ogni tre stelle
c'è un aereo che vola
ogni tre notti
un sogno che mi consola

bottiglia legata stretta
come un'esca da trascinare
sorso di vena dolce
che liberi dal male

se prendo il pesce d'oro
ve la farò vedere
se prendo il pesce d'oro
mi sposerò all'altare

ogni tre ami
c'è una stella marina
ogni tre stelle
c'è un aereo che vola

ogni balcone
una bocca che m'innamora
ogni tre ami
c'è una stella marina

ogni tre stelle
c'è un aereo che vola
ogni balcone
una bocca che m'innamora

le acciughe fanno il pallone
che sotto c'è l'alalunga
se non butti la rete
non te ne lascia una
non te ne lascia una
non te ne lascia
















































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categorie: canzoni
sabato, novembre 20, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PRINCESA fabrizio de Andrè

Sono la pecora sono la vacca
che agli animali si vuol giocare
sono la femmina camicia aperta
piccole tette da succhiare

Sotto le ciglia di questi alberi
nel chiaroscuro dove son nato
che l'orizzonte prima del cielo
ero lo sguardo di mia madre

"che Fernandino è come una figlia
mi porta a letto caffè e tapioca
e a ricordargli che è nato maschio
sarà l'istinto sarà la vita"

e io davanti allo specchio grande
mi paro gli occhi con le dita a immaginarmi
tra le gambe una minuscola fica

nel dormiveglia della corriera
lascio l'infanzia contadina
corro all'incanto dei desideri
vado a correggere la fortuna

nella cucina della pensione
mescolo i sogni con gli ormoni
ad albeggiare sarà magia
saranno seni miracolosi

perché Fernanda è proprio una figlia
come una figlia vuol far l'amore
ma Fernandino resiste e vomita
e si contorce dal dolore

e allora il bisturi per seni e fianchi
in una vertigine di anestesia
finché il mio corpo mi rassomigli
sul lungomare di Bahia

sorriso tenero di verdefoglia
dai suoi capelli sfilo le dita
quando le macchine puntano i fari
sul palcoscenico della mia vita

dove tra ingorghi di desideri
alle mie natiche un maschio s'appende
nella mia carne tra le mie labbra
un uomo scivola l'altro si arrende

che Fernandino mi è morto in grembo
Fernanda è una bambola di seta
sono le braci di un'unica stella
che squilla di luce di nome Princesa

a un avvocato di Milano
ora Princesa regala il cuore
e un passeggiare recidivo
nella penombra di un balcone

o matu la campagna
o cèu il cielo
a senda il sentiero
a escola la scuola
a igreja la chiesa
a desonra la vergogna
a saia la gonna
o esmalte lo smalto
o espelho lo specchio
o baton il rossetto
o medo la paura
a rua la strada
a bombadeira la modellatrice
a vertigem la vertigine
o encanto l'incantesimo
a magia la magia
os carros le macchine
a policia la polizia
a canseira la stanchezza
o brio la dignità
o noivo il fidanzato
o capanga lo sgherro
o fidalgo il gransignore
o porcalhao lo sporcaccione
o azar la sfortuna
a bebedeira la sbronza
as pancadas le botte
os carinhos le carezze
a falta il fallimento
o nojo lo schifo
a formusura la bellezza
viver vivere




































































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martedì, novembre 16, 2004

Ivano Fossati > Il Toro (1994)

Naviganti

Siamo stati naviganti
con l'acqua alla gola
e in tutto questo bell'andare
quello che ci consola
è che siamo stati lontani
e siamo stati anche bene
e siamo stati vicini
e siamo stati insieme.

Siamo stati contadini noi due
senza conoscere la terra
e piccoli soldati
senza amare la guerra,
ci hanno mandati lontano
senza spiegarci bene
e siamo stati male,
ma siamo ancora insieme.

Grandi corridori di corse in salita
che alzavano la testa dal manubrio
per vedere se fosse finita,
allenati alla corsa
allenati alla gara
e preparati a cadere
e a tutto quello che s'impara,
innamorati della sera
innamorati della luna
conoscitori della notte
senza averne paura,
innamorati di quel fiore
che non vuole mai dire:
ecco, è tutto finito
e bisogna partire.

Ma ora è il momento
di mettersi a dormire
lasciando scivolare il libro che
ci ha aiutati a capire
che basta un filo di vento
per venirci a guidare
perché siamo naviganti
senza navigare
mai.

















































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martedì, settembre 07, 2004

Ratatoj

Rende rende rende
rende rende rende
andoma a rende ij onor
a cole còse a cole còse
'dla natura
Croste dël pan
e cicolata
e le furmije
a fan procession
Asil sucrà
e marmlada
stoma setà
setà a tàula

Ren-a ren-a ren-a
Ren-a ren-a ren-a dël cheur

Oh giàun giaunet 'dla lun-a
s'it am abandon-e 'dcò ti
i s-ciairo pa pì

Sota le stèile
am pias pensé
al via vai
mai silensios
A-i è 'n mist
na confusion
ël ratatoj
gran calderon

Ren-a ren-a ren-a

Eh tèila, tèila ëd ragnà
a fa calor ant le ca
 
mau mau
Ratatoj*

ReRendere rendere rendere 
rendere rendere rendere 
andiamo a rendere gli onori 
a quelle cose a quelle cose  
della natura
Croste del pane 
e cioccolata 
e le formiche 
in processione 
Aceto zuccherato 
e marmellata 
stiamo seduti 
seduti a tavola
Cantilena cantilena cantilena
Cantilena cantilena cantilena del cuore
Oh giallo gialliccio della luna  
se mi lasci anche tu  
non ci vedo più
Sotto le stelle  
mi piace pensare  
al via vai 
mai silenzioso
C'è caos
confusione  
un miscuglio  
gran calderone
Cantilena cantilena cantilena
Eh tela, tela di ragno  
Porta calore nelle case

*Il ratatoj è un piatto composto da un miscuglio di più verdure fatte a pezzetti 
e cotte a fuoco lento in olio e aromi
 
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lunedì, settembre 06, 2004

Dentro la tasca di un qualunque mattino
(Gianmaria Testa)

Dentro la tasca di un qualunque mattino
dentro la tasca ti porterei
nel fazzoletto di cotone e profumo
nel fazzoletto ti nasconderei

Dentro la tasca di un qualunque mattino
dentro la tasca ti nasconderei
e con la mano, che non veda nessuno
e con la mano ti accarezzerei

Salirà il sole del mezzogiorno
passerà alto sopra di noi
fino alla tasca del pomeriggio
ti porto ancora
se ancora mi vuoi

Salirà il sole del mezzogiorno
e passerà alto, molto sopra di noi
fino alla tasca del pomeriggio
dall'altra tasca ti porto
se vuoi

Dentro la tasca di un qualunque mattino
dentro la tasca ti porterei
col fazzoletto di seta e profumo
col fazzoletto ti coprirei

Dentro la tasca di un qualunque mattino
dentro la tasca ti nasconderei
e con la mano, che non veda nessuno
e con la mano ti accarezzerei
e con la mano, che non veda nessuno
con questa mano ti saluterei.


























postato da: maqrolldeibattelli alle ore 19:18 | link | commenti (6)
categorie: canzoni
sabato, settembre 04, 2004

Quella notte di 25 anni fa. «Because the night» compie un quarto di secolo
di Alberto Crespi

La cosa buffa, per un cinefilo, è che non si può più vedere L’Atalante di Jean Vigo senza canticchiarla. Grazie alla sigla di «Fuori orario», Because the Night (versione di Patti Smith) si è sovrapposta in modo indelebile alle immagini di quel sommo capolavoro, più precisamente alla meravigliosa scena in cui Jean si tuffa nel canale e vede l’immagine di Juliette, in abito da sposa, sott’acqua. Bisogna dare atto ad Enrico Ghezzi & soci di aver azzeccato un connubio musica/immagine miracoloso. La scena si svolge di giorno, ma nel momento in cui Jean si getta in acqua è come se entrasse in una notte dei sensi dove può rivedere, come in sogno, la Juliette che l’ha (momentaneamente) lasciato. È ciò di cui parla la canzone: la notte come luogo in cui l’amore si manifesta, «love is an angel that comes at dusk», l’amore è un angelo che arriva al crepuscolo. Il film di Vigo è del ‘34, lo stesso anno in cui il giovanissimo regista morì (anniversario da ricordare per il 2004). La canzone di Smith/Springsteen l’ha in qualche misura «plagiato», ma in fondo è un bene, ed è giusto che sia successo in Italia: il paese che cancellò dal film la musica originale di Maurice Jaubert (un altro grande che morì troppo giovane, nel ‘40: ma le sue musiche furono rese immortali da François Truffaut, che le riprese in Adele H. e negli Anni in tasca) e la sostituì, per motivi «commerciali», con una canzoncina assai in voga negli anni ‘30, Parlami d’amore Mariù. Si può dire che in Italia abbiamo creato due Atalante apocrife: e quella di «Fuori orario» è la migliore.

(http://www.unita.it/

Because The Night

traduzione


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venerdì, agosto 20, 2004

GRACIAS A LA VIDA
Violeta Parra

la- re dim mi la-
Gracias a la vida que me ha dado tanto

sol sol7 do
me dió dos luceros que cuando los abro

do 7 fa
perfecto distingo lo negro del blanco

mi mi7 la-
y en alto cielo su fondo estrellado

mi7 la-
y en las multitudes el hombre que yo amo.


Gracias a la vida que me ha dado tanto
me ha dado el oído que en todo su ancho
graba noche y día grillos y canarios,
martillos, turbinas, ladridos, chubascos
y la voz tan tierna de mi bien amado.


Gracias a la vida que me ha dado tanto
me ha dado el sonido y el abecedario
con él las palabras que pienso y que declaro
madre, amigo, hermano y luz alumbrando
la ruta del alma del que estoy amando.


Gracias a la vida que me ha dado tanto
me ha dado la marcha de mis pies cansados
con ellos anduve ciudades y charcos,
playas y desiertos, montañas y llanos
y la casa tuya, tu calle y tu patio.


Gracias a la vida que me ha dado tanto
me dió el corazón que agita su marco
cuando miro el fruto del cerebro humano
cuando miro al bueno tan lejos del malo
cuando miro al fondo de tus ojos claros.


Gracias a la vida que me ha dado tanto
me ha dado la risa y me ha dado el llanto
así yo distingo dicha de quebranto
los dos materiales que forman mi canto
y el canto de ustedes que es mi mismo canto
y el canto de todos que es mi propio canto.


Gracias a la vida que me ha dado tanto

Traduzione

Violeta Parra (1917-1967)

È stata la più importante cantautrice cilena e, forse, di tutta l'America Latina. La sua vita e la sua opera meriterebbero ben più di una didascalia.
Il grande pregio artistico di Violeta fu quello di rivalutare il canto popolare cileno (del quale ella fu sempre fedele interprete) fino a farlo amare dai suoi contemporanei, non solo in America ma in tutto il mondo.
Dalla sua opera nasce il grande movimento politico-culturale degli anni 70 chiamato
Nueva Canción Chilena.
Pittrice, musicista, poetessa, artista autodidatta, ricamava quadri su iuta che sono stati esposti al museo del Louvre.

Violeta
è stata sempre osteggiata dal potere per il contenuto politico delle sue opere.
Di natali umilissimi, ha avuto una vita difficile anche dal lato sentimentale.

Gracias a la vida è stato il suo ultimo capolavoro scritto prima di suicidarsi con un colpo di pistola alla tempia. La canzona è una sorta di testamento e un bilancio dolceamaro della sua vita.
Gracias a la vida è stata interpreta tra gli altri da Joan Baez.





















































postato da: maqrolldeibattelli alle ore 17:46 | link | commenti (7)
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lunedì, luglio 12, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TARANTA POWER di Eugenio Bennato

Taranta Power è la sottolineatura di un momento creativo che si sta svolgendo intensamente nei dintorni dell’anno 2000.
La leggenda della taranta libera ancora oggi energia, e spinge al ballo nuove generazioni del sud e del nord, e il passo della tarantella conduce musicisti, artigiani, pittori, scrittori verso sentieri mai percorsi, dove si ritrovano i segni e i volti di una storia millenaria, e nello stesso tempo le pulsazioni di un presente che riguarda soprattutto il confronto e il contatto fra i popoli.
La Taranta è allora uno strumento di comunicazione, è un segno artistico tipicamente italiano che rappresenta naturalmente in tutto il mondo la nostra origine e la nostra cultura.
Questo movimento l’ho chiamato Taranta Power con un ardito accostamento terminologico perché si contrapponga con immediatezza all’immagine purtroppo deteriore che la “tarantella” ha assunto nell’immaginario collettivo in tutto il mondo, veicolato da insulsi gruppi folckloristici e da banali espressioni musicali assolutamente lontani dalla realtà impetuosa della taranta rituale.
Il progetto Taranta Power nasce nel 1998 e si ripropone innanzitutto la diffusione delle fonti dirette superstiti originali del Salento, della Calabria, del Gargano e in genere di tutte le regioni del centro-sud. In questa direzione va la raccolta discografica già in parte realizzata e pubblicata dalla DFV col titolo “Lezioni di Tarantella”.
Taranta Power organizza inoltre stages e scuole stabili di tarantella finalizzate al corretto insegnamento del ballo e delle tecniche musicali nelle sue varie forme presenti e documentabili.
Infine resta la creatività nuova, l’intervento degli artisti che vogliono esprimersi nel segno di questa straordinaria leggenda antica e contemporanea.








postato da: maqrolldeibattelli alle ore 13:14 | link | commenti (9)
categorie: canzoni
sabato, luglio 10, 2004

Wild world by Cat Stevens (1970)


Now that I've lost everything to you,
You say you want to start something new, and it's breaking my heart,
You're leaving, baby, I'm grieving,
But if you want to leave, take good care,
Hope you have a lot of nice things to wear, but ,then a lot of nice things
turn bad out there..

Oo, baby, baby, it's a wild world,
It's hard to get by just upon a smile,
Oo, baby, baby it's a wild world,
I'll always re-member you just like a child


You know I've seen a lot of what the world can do,
And it's breaking my heart in two, 'cause I never want to see you sad girl,
Don't be a bad girl, But if you want to leave, take good care ,
Hope you make a lot of nice friends out there,
But re-member there's a lot of bad,
and be-ware, be-ware----

Chorus

La-la, la-la, la, la, la-la-la,

La-la, la-la, la-la, la-la,
E
La, la-la, la, la, la, la-la,


Baby, I love you, but if you want to leave, take good care,
Hope you make a lot of nice friends out there,
But just re-member there's a lot of bad,
and be-ware, ..be-ware..


























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