Alp, il battelliere

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martedì, novembre 30, 2004

Fabrizio De Andrè > Anime Salve (1996)


Le Acciughe Fanno Il Pallone

Le acciughe fanno il pallone
che sotto c'è l'alalunga
se non butti la rete
non te ne lascia una

alla riva sbarcherò
alla riva verrà la gente
questi pesci sorpresi
li venderò per niente

se sbarcherò alla foce
e alla foce non c'è nessuno
la faccia mi laverò
nell'acqua del torrente

ogni tre ami
c'è una stella marina
amo per amo
c'è una stella che trema

ogni tre lacrime
batte la campana
passano le villeggianti
con gli occhi di vetro scuro

passano sotto le reti
che asciugano sul muro
e in mare c'è una fortuna
che viene dall'oriente

che tutti l'hanno vista
e nessuno la prende
ogni tre ami
c'è una stella marina

ogni tre stelle
c'è un aereo che vola
ogni tre notti
un sogno che mi consola

bottiglia legata stretta
come un'esca da trascinare
sorso di vena dolce
che liberi dal male

se prendo il pesce d'oro
ve la farò vedere
se prendo il pesce d'oro
mi sposerò all'altare

ogni tre ami
c'è una stella marina
ogni tre stelle
c'è un aereo che vola

ogni balcone
una bocca che m'innamora
ogni tre ami
c'è una stella marina

ogni tre stelle
c'è un aereo che vola
ogni balcone
una bocca che m'innamora

le acciughe fanno il pallone
che sotto c'è l'alalunga
se non butti la rete
non te ne lascia una
non te ne lascia una
non te ne lascia
















































postato da: alp alle ore 16:11 | link | commenti (5)
categorie: canzoni
domenica, novembre 28, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

(Modigliani)

Mario Luzi L'opera poetica

Postille: Prima di Sera

«Credi, credi di conoscermi» recita lei quasi parlando al
[vento
e osserva controsole la polvere
strisciare sullo stradone deserto.
«Appartieni troppo a te stesso» insiste ad accusarmi
prolungando la pena dell'indugio
quella parte di lei che ancora combatte
avvilita e altera nella macchina ferma.
Ma le suona falso l'argomento
e ne scorgo sul cristallo la larva
che spenge d'un sorriso
dimesso le parole appena dette.
«Oh di questo hai anche troppo sofferto» aggiunge poi
[quasi portando fiori
sul luogo, un'orticaia, dove mi ha crocifisso.
«Vanamente» mormoro più che dal rimorso
toccato da quel tono
di persistente, doloroso affetto;
e ora vorrei non le sembrasse indegno
cercare in altri la causa
del suo male, fosse pure il mio torto.
«Vanamente» e mi viene non so se dal ricordo
o dal sogno un'immagine di lei
gracile, impalata nella sua altezza, che guarda un fiume
dall'argine e, poco oltre la foce,
la lacca grigia del mare oscurarsi.
«Lascia perdere» dice lei con la voce di chi torna
dopo un'assenza di anni sul luogo stesso
e raduna le spoglie lasciate in altri tempi, dopo lo scacco.
«Perché non è in nostro potere richiamarci»
mi chiedo io sorpreso che sia lì, ferma, sul sedile accanto.
«Che intesa può darsi senza luce di speranza?
Perché la speranza è irreversibile» commenta
il suo silenzio rigido senza più lotta
mentre abbassa risoluta la maniglia
e getta un'occhiata di squincio al casamento, alto, che tra
[poco la inghiotte.

News sulle ultime polemiche su Mario Luzi






































postato da: alp alle ore 21:46 | link | commenti (21)
categorie: poesia
sabato, novembre 27, 2004

in mezzo a tanta gente che si accalca sulla riva, che si agita tra i flutti, qualcuno, gentile, sceglie di salire su un battello lento/ondivago- incerto.

Mi piace,come biglietto, con aria complice (appena accennata) indicargli le nuvole.

giugno 20 2003


postato da: alp alle ore 17:57 | link | commenti (10)
categorie: memoria
venerdì, novembre 26, 2004

alp, ella, sirenetta...
vi prego andate a legger questo blog e
seguiamo le iniziative di queste persone!

scritto da Ipanema | 19:07 | commenti vola sopra


postato da: alp alle ore 19:20 | link | commenti (1)
categorie:
martedì, novembre 23, 2004

blog's sense

leggo le pagine di alcuni blog,dietro alcuni individuo persone che

cominciano a definire una loro identitità altra,

quella che traspare dalle cose che scrivono,

le parole che si impigliano in questa rete di sguardi incrociati,

proiezioni sottese,domande inespresse.

Forse, a lato, silenzioso, qualcuno si chiede il senso del suo scrivere,

fino a che trova una traccia di ritorno,un messaggio inaspettato..

e allora,solo allora,capisce che il suo pensiero e' andato e tornato,arricchito

(02.08.2003)


postato da: alp alle ore 08:25 | link | commenti (24)
categorie: opinioni degli altri
lunedì, novembre 22, 2004


Un 'occasione di vento


Un' occasione di vento, un lago che trangugia le cime
un po' d'ombra, del sole steso per terra

Mangio del pane, penso, piscio controvento
si stacca un fiore e sbatte le ali

La vecchia serve il caffè, la pianta centenaria
l'acqua colma la diga

Non c'è musica (non serve)
non scorre il tempo (se non in circolo)
ero sulla pietra( catturato dal battito di ciglia)

Ogni cosa, finalmente, è ciò che sembra
materia, a occupare spazi
tempo, senza il ricatto del ricordo
ritmo di una tavoglia da cui cadono( è tanto!) briciole.

E Mambo..Mambo I-ta-liano..

Mentre il sole di una domenica di fine agosto
s'impiccava ai muri,senza trovare corde

il ragazzo correva dietro al suo miraggio bianco
e con scelta di attimo perfetta
stampò le sue mani sulle chiappe della turista assorta

"Mi darebbe due etti di formaggio, per favore..?

Mentre nel caldo le vie ci si stringevano addosso
due turiste polacche inveivano contro lo scippo
appena subito.

Insieme alla borsetta, al cellulare, agli spiccioli
non crederanno piu' che un ragazzo
al rione Sanità, sia
anche,
ancora,
un cucciolo di uomo

"Lasci stare,per il formaggio,
ripasserò.
Oggi si mangia carne, al sangue.

il trìgono delle stelle

Se il trìgono delle stelle
è in asse con la mancanza di..

Occhio rovesciato, didascalia
taci, non inerpicarti dove non sei accetta

E vento, in solchi: rabbruma. Essìccati.

Non conosco linguaggi spiegabili,
non importa intellìgere nella memoria che si..

Importa, cambia, sbilancia
di un'oncia, non di più

cercare metamorfosi tàcite,

smarrite.( La severità del tempo perso, entro echi,
domande, ringraziamenti a chi voglia dimenticarci)

Una foglia si stacca, la seguiamo con lo sguardo

Mi faccio specchio

Sassi, fulmini, onde di vento-carte che volano fra finestre mentali socchiuse

occhi che registrano, non accennano preghiere

Mi fermo. Immobile.

Su di me l'arco temporale del secolo usa appena un accenno, nel
pulviscolo degli abitanti nemmeno si vede.

Pure mi faccio specchio ed eco e alga di sogni passati di mano in mano,

mi inerpico nei sorrisi avanzati,nei gesti delle abitudini.

Quando è che abbiamo smesso la pala, la terra, la stanchezza del corpo

da quanto non sappiamo intendere i cieli che cambiano senza guardarli?

E mentre chiediamo tempo e tempo e tempo

le cose che avemmo care incespicano con noi,

come guaiti che vorremmo sentire domani,

per intenderci vivi.


un filo teso davanti agli occhi

passano navi con isole che non abbiamo fatto in tempo a conoscere
delfini dentro i sogni prima di..Terra

pòrtati via i pesci che puzzano (ma, lascia)
che del sapore resti a lungo
per quando ti finirà il sonno:

con reti usate e tenui
(lacerti inservibili)
cercavamo riparo dall'onda sole
quando cade

vento

la fisarmonica

Vorrei uscire con una fisarmonica
suonare una musica un po' vecchia
di quelle che facevano muovere tanto i piedi
ai nostri nonni
andrei per prima cosa nelle strade,
fermandomi ai semafori,
vicino ai lavavetri,
alle poste, in banca
ma non accetterei soldi

lavorare stanca, disse qualcuno
e aggiunse-verrà la morte, e avrà i tuoi occhi

certo, non so suonare la fisarmonica.
Ma forse tu sai come vivere
senza ascoltare
quella storia di piedi che si muovono
di mani con pane e pomodoro con l'aglio da sfregare?

Sai, mi diceva un indiano della tribu' Ohmaha, specializzato
oggi, nel pulire i vetri
dei grattacieli di Chicago
"Quando sono lassù ritrovo i miei antenati,
e il volo degli uccelli- e i bisonti
Rubati.

Non so, perchè, ci vengano cadenze - a volte
così sguarnite e semplici, che ignorano i
dettami della complessità,delle aporìe, delle metafore

Io per me mi basta, far finta di suonare
il clavicembalo ben temperato
con la mano sinistra, su questi tasti, inventati.


A quel momento

Se facessimo pari a una giornata di 24 ore
tutta la storia dell'umanità- la comparsa dell'uomo
occuperebbe gli ultimi 5 minuti, finora.

Eppure siamo attaccati, perfino i suicidi,
a tutte le gocce di vita che ci permettono di suggere,ma
per un attimo(un attimo solo)una luce
colpirà per sempre uno (e uno soltanto) dei
prismi possibili della nostra esistenza
A quel momento,
si inciderà in un infinitesimo pulviscolo
della galassia, come per un incongruo movimento peristaltico
del gran stomaco del mondo
il nostro tema natale, il nostro destino, o meglio
o meglio
l'ossessione, il tema che passeremo la vita a cercare di decifrare:


ci furono momenti- non ne ho memoria
in cui tutto mi fu chiaro-non ebbi bisogno di capire
il mare era al suo posto
ero un fiume con una sicura destinazione
ero terra- e dentro germinavo verso il cielo

passò il passato, rimasi inquieto
non mare, non fiume, non seme
solo i solchi
lo spavento senza il ricordo

Mi son fatto foglia,ramo, ginestra
radice
mi irradio
non importa dove e quanto

la carta

Isola,di parole,di maree suonate nelle bocche
spiaggia, di fatterelli, conchiglie perse nella gran schiuma dei giorni.


Ombra, di qualche porta, di un automobilista che si fa lavare il vetro
che si fa invadere
intimamente,dal suo io straniero

arie di temporali che verrano quando sarà l'estate verso la fine
anche se ora non è che inverno
e forse puo essere che tutto inverta il senso

aspetto ,chiedendomi se buttare a terra la carta
di questa caramella


alla guerra dell'ordine

se volete arruolarmi alla guerra dell'ordine,vedete, mi spiace
non son buono nemmeno a tener conto degli anni
passati a dissipare calori
che pure eran caldi, voluti,cercati

Se volete cercare di arruolarmi all'esercito dei venditori, vedete, mi spiace
non so comprare dagli altri che merce avariata, avanzata, quella che fastidia
portarsi a casa.
io la pago di piu, la scartata, quella che fino chi vende te la dà malcontento

Se voleste pero',uno in piu per tacere
per ingrossare lo stuolo di perditempo osservanti
di chi cerca la pietra sulla spiaggia
l'onda nel mare e il figlio scomparso

uno, cosi, lo conosco,ma non so se ho voglia di dirvelo.

Barboni..

mentre uscivo affannato
per espirare fumi,parole straniere incrostate alle mie piccole patrie
sono caduto in un tramonto
buttato in un angolo
come un ferrovecchi

Aveva i rossi degli occhi dei vecchi, presagi delle troppe notti
il bianco della cancellata,matrimoni sbadiati tra dottori e medicine
e aveva le luci
alcune accese,alcune spente

Mi sono guardato attorno,vergognoso
d'essere il solo,a raccattarlo

Oltre il bordo, il cacciatore nella sègale


E quando mi finiranno i giorni
non vedro' nessuna alba luminosa
solo uno spegnersi degli schermi
un'interruzione della memoria

"Allora - dimmi- forse temi anche tu ? "
"No, sarà l'interruzione degli affanni
dispiacerà forse per le piantine messe a dimora
non in tempo per vederle"

Ma resteranno le farfalle, chè il mondo non gira attorno a te
non piu di quanto smuovano le loro ali

Eppure non abbiamo passato, in fondo, che degli inseguimenti
per sentirci pietre nel volgere dei greti, un po' risacca
un po' corrente.

E mostratela, invece, nel corso degli anni, che sola è ancora lume della ragione
parametro supremo, traguardo relativo, inconsapevole guitto
delle nostre false coscienze

Guardatela, ha una sua logica, seppure non dichiarata
sparisci, chiudi l'attimo e son problemi altrui

Ma a te che nasci, che sei giovane, che ilare offri la gola
come solo la santoreggia, umida, nel primo mattino
t'offro il movimento alterno, della roncola, a spiegarti la meta.

Io per me, m'acquatto, supino..aspettando il giorno che non riusciro'

piu'

a pensarmi.


i poeti lavorano di notte
i poeti lavorano di notte
quando possono ascoltare
i silenzi di altre urgenze
chete, discoste,

le voci impigliate con domande inespresse
le urgenze bambine, che non osano
chiedere
se non di
accoglierne
furtivi passaggi

i poeti lavorano di notte
quando tutti dimenticano
le intermittenze del cuore
e ripongono la penna
in ascolto
in attesa
senza fingere ansie.

killing me, softly

killing me softly comincia a togliermi la possibilità di ricordare
tutte le parole da usare
tutte le cose rimaste impigliate nel mio acchiappasogni

Killing me, softly
comincia a riempire di suoni insignificanti i segni che scambio quando incontro,sulla via del del ritorno,i profughi che hanno smarrito la loro I-ta-cah

Killing me, softly
uccidimi dolcemente, comincia a togliermi dagli occhi le battaglie perdute per fermare i latrati dei cani della guerra,e le partenze dei cuccioli di uomo,di ambo le parti,di diverse preghiere,con stessi cieli a vederli morire.

Killing me, softly
Killing me, softly, concludi l'opera di confusione che vuoi portare in giro per il mondo,con la tua borsetta rossa intonata alle scarpe:hai dimenticato che posso depositare i miei pensieri nell'aria,che tornino come spore a Primavera?


gli alberi camminano

gli alberi camminano:
io che nel movimento dell'auto
m'immagino

la pioggia porta al suolo tutto
anche pensieri pesanti
che ci scivolano
incauti

sarà adesso? domani?
e perchè non hanno avvisato
di non guardare,di non guardare
di non guardare

gli occhi degli altri,i gesti
il tono-della voce
le note di fretta
le ansie di far presto
i vuoti lasciati

gli alberi camminano
io che nel movimento
aspetto

































































































































































postato da: alp alle ore 05:56 | link | commenti (8)
categorie: poesia
sabato, novembre 20, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PRINCESA fabrizio de Andrè

Sono la pecora sono la vacca
che agli animali si vuol giocare
sono la femmina camicia aperta
piccole tette da succhiare

Sotto le ciglia di questi alberi
nel chiaroscuro dove son nato
che l'orizzonte prima del cielo
ero lo sguardo di mia madre

"che Fernandino è come una figlia
mi porta a letto caffè e tapioca
e a ricordargli che è nato maschio
sarà l'istinto sarà la vita"

e io davanti allo specchio grande
mi paro gli occhi con le dita a immaginarmi
tra le gambe una minuscola fica

nel dormiveglia della corriera
lascio l'infanzia contadina
corro all'incanto dei desideri
vado a correggere la fortuna

nella cucina della pensione
mescolo i sogni con gli ormoni
ad albeggiare sarà magia
saranno seni miracolosi

perché Fernanda è proprio una figlia
come una figlia vuol far l'amore
ma Fernandino resiste e vomita
e si contorce dal dolore

e allora il bisturi per seni e fianchi
in una vertigine di anestesia
finché il mio corpo mi rassomigli
sul lungomare di Bahia

sorriso tenero di verdefoglia
dai suoi capelli sfilo le dita
quando le macchine puntano i fari
sul palcoscenico della mia vita

dove tra ingorghi di desideri
alle mie natiche un maschio s'appende
nella mia carne tra le mie labbra
un uomo scivola l'altro si arrende

che Fernandino mi è morto in grembo
Fernanda è una bambola di seta
sono le braci di un'unica stella
che squilla di luce di nome Princesa

a un avvocato di Milano
ora Princesa regala il cuore
e un passeggiare recidivo
nella penombra di un balcone

o matu la campagna
o cèu il cielo
a senda il sentiero
a escola la scuola
a igreja la chiesa
a desonra la vergogna
a saia la gonna
o esmalte lo smalto
o espelho lo specchio
o baton il rossetto
o medo la paura
a rua la strada
a bombadeira la modellatrice
a vertigem la vertigine
o encanto l'incantesimo
a magia la magia
os carros le macchine
a policia la polizia
a canseira la stanchezza
o brio la dignità
o noivo il fidanzato
o capanga lo sgherro
o fidalgo il gransignore
o porcalhao lo sporcaccione
o azar la sfortuna
a bebedeira la sbronza
as pancadas le botte
os carinhos le carezze
a falta il fallimento
o nojo lo schifo
a formusura la bellezza
viver vivere




































































postato da: maqrolldeibattelli alle ore 12:02 | link | commenti (10)
categorie: canzoni
giovedì, novembre 18, 2004

Sacco e Vanzetti

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Esattamente 75 anni fa, il 23 agosto 1927, alle ore 0,19 veniva giustiziato sulla sedia elettrica Nicola Sacco. Alle 0,26 toccava a Bartolomeo Vanzetti subire lo stesso destino. Ma la storia di Sacco e Vanzetti, i due emigrati italiani accusati negli Stati Uniti di aver preso parte ad una rapina uccidendo un cassiere e una guardia nonostante le prove evidenti della loro innocenza, non si chiudeva con la loro esecuzione.

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MARTIRI RIABILITATI - Una storia di ordinaria ingiustizia, che divenne qualcosa di più grande e simbolico. Come lo stesso Bartolomeo Vanzetti comprese, quando rivolgendosi alla giuria che lo condannò alla pena di morte, disse: «Mai vivendo l'intera esistenza avremmo potuto sperare di fare così tanto per la tolleranza, la giustizia, la mutua comprensione fra gli uomini». Il destino dei due anarchici italiani, capri espiatori di un'ondata repressiva lanciata dal presidente Woodrow Wilson contro la «sovversione», non solo smosse le coscienze degli uomini dell'epoca, ma come un fantasma continuò ad agitare l'America per decenni. Finché nel 1977, cinquant'anni dopo la loro morte, il governatore del Massachusetts Michael Dukakis riconobbe in un documento ufficiale gli errori commessi nel processo e riabilitò completamente la memoria di Sacco e Vanzetti.

link

THE BALLAD OF SACCO AND VANZETTI, PART TWO
(Lyrics by Joan Baez, Music by Ennio Morricone)

Father, yes, I am a prisoner
Fear not to relay my crime
The crime is loving the forsaken
Only silence is shame

Sì Padre, son carcerato
Non aver paura di parlare del mio reato
Crimine di amare i dimenticati
Solo il silenzio è vergogna.

And now I'll tell you what's against us
An art that's lived for centuries
Go through the years and you will find
What's blackened all of history

Ed ora ti dirò cosa abbiamo contro di noi
Un'arte che è stata viva per secoli
Percorri gli anni e troverai
cosa ha imbrattato tutta la storia.

Against us is the law
With its immensity of strength and power
Against us is the law!
Police know how to make a man
A guilty or an innocent
Against us is the power of police!
The shameless lies that men have told
Will ever more be paid in gold
Against us is the power of the gold!
Against us is racial hatred
And the simple fact that we are poor

Contro di noi è la legge con la sua immensa forza e potere
Contro di noi è la legge!
La Polizia sa come fare di un uomo un colpevole od un innocente
Contro di noi è il potere della Polizia!
Le menzogne senza vergogna dette da alcuni uomini
saranno sempre ripagate in denari.
Contro di noi è il potere del denaro
Contro di noi è l'odio razziale ed il semplice fatto
Che siamo poveri.


My father dear, I am a prisoner
Don't be ashamed to tell my crime
The crime of love and brotherhood
And only silence is shame


Mio caro padre, son carcerato
Non vergognarti di divulgare il mio reato
Crimine d'amore e fratellanza
E solo il silenzio è vergogna.


With me I have my love, my innocence,
The workers, and the poor
For all of this I'm safe and strong
And hope is mine
Rebellion, revolution don't need dollars
They need this instead
Imagination, suffering, light and love
And care for every human being
You never steal, you never kill
You are a part of hope and life
The revolution goes from man to man
And heart to heart
And I sense when I look at the stars
That we are children of life
Death is small

Con me ho il mio amore, la mia innocenza, i lavoratori ed i poveri
Per tutto questo sono integro, forte e pieno di speranze.
Ribellione, rivoluzione non han bisogno di dollari,
Ma di immaginazione, sofferenza, luce ed amore e rispetto
Per ogni essere umano.
Non rubare mai, non uccidere mai, sei parte della forza e della vita
La Rivoluzione si tramanda da uomo ad uomo e da cuore a cuore
E percepisco quando guardo le stelle che siamo figli della vita
... La morte è poca cosa.


© 1971, 1978 Edizioni Musicali RCA, S.p.A. (ASCAP)

 

 

 

 

 


 



































































postato da: maqrolldeibattelli alle ore 21:43 | link | commenti (10)
categorie: memoria
martedì, novembre 16, 2004

Ivano Fossati > Il Toro (1994)

Naviganti

Siamo stati naviganti
con l'acqua alla gola
e in tutto questo bell'andare
quello che ci consola
è che siamo stati lontani
e siamo stati anche bene
e siamo stati vicini
e siamo stati insieme.

Siamo stati contadini noi due
senza conoscere la terra
e piccoli soldati
senza amare la guerra,
ci hanno mandati lontano
senza spiegarci bene
e siamo stati male,
ma siamo ancora insieme.

Grandi corridori di corse in salita
che alzavano la testa dal manubrio
per vedere se fosse finita,
allenati alla corsa
allenati alla gara
e preparati a cadere
e a tutto quello che s'impara,
innamorati della sera
innamorati della luna
conoscitori della notte
senza averne paura,
innamorati di quel fiore
che non vuole mai dire:
ecco, è tutto finito
e bisogna partire.

Ma ora è il momento
di mettersi a dormire
lasciando scivolare il libro che
ci ha aiutati a capire
che basta un filo di vento
per venirci a guidare
perché siamo naviganti
senza navigare
mai.

















































postato da: maqrolldeibattelli alle ore 11:03 | link | commenti (14)
categorie: canzoni

 

 

 

 

 

 

 

TRA VOCI E CORPI / INTERVISTA( qui)
Contro la tirannia della paura con parole senza pelle né grasso
Eduardo Galeano PARLA LO SCRITTORE URUGUAIANO «Sono diventato un perfezionista, capace di morire per un avverbio, di tirare fino alle cinque della mattina se non trovo un aggettivo. In America Latina le cose stanno cominciando a cambiare, bisogna unirsi contro la paura e contro la tradizione dell'impotenza che spinge a accettare l'indegnità come destino»

Anche in questo ritorna la sua idea di «necessità del dire»?

Penso al linguaggio «primitivo», alla gente che usa poche parole, che non ha cultura. Uso questa parola, solo per spiegarmi meglio. Dal punto di vista degli esperti, i «primitivi» sarebbero persone di poco conto, perché possiedono un linguaggio «povero». Per non essere «povero», cosa dovrebbe essere, «miliardario»? Invece è impressionante e spaventosa la ricchezza che custodiscono. Al contrario, il linguaggio di molti «eruditi» è di una povertà imbarazzante e penosa, perché non nasce dalla necessità del dire. Alla base del linguaggio c'è sempre una necessità espressiva. In America latina si verificano casi sempre più frequenti in cui gli indigeni sono costretti a parlare lo spagnolo, che molti di loro generalmente non dominano. Pur conoscendo solo poche parole, la corruzione cui sottopongono la lingua ha un impatto espressivo talmente forte da provocare una specie di rottura. Dove l'esperto vede un errore, io vedo una breccia. Una ferita, un taglio espressivo, una nuova risorsa del linguaggio. Qualche tempo fa, per un congresso mi trovavo a Lima, una città grigia, sempre coperta di nuvole. Per strada, mi è capitato di vedere un indio, con lo sguardo rivolto al cielo. Ricordo bene le sue parole: «Povero cielo, che vorrebbe piangere, ma non può». Trovo questa frase di grande bellezza poetica, sebbene nominasse una verità oggettiva. Anche i bambini molto piccoli hanno questa capacità poetica, ma poi la perdono. Come diceva George Bernard Shaw: «all'età di sette anni dovetti interrompere la mia educazione per andare a scuola».




postato da: alp alle ore 07:54 | link | commenti (3)
categorie: scrittura
domenica, novembre 14, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

FITZCARRALDO di Herzog
Fitzcarraldo (1982)

FITZCARRALDO
Fitzcarraldo (1982) - 158 min. - VHS (ELLEU MULTIMEDIA) - DVD Regione 2 ("Fitzcarraldo" - Manga Films - edizione spagnola - "Fitzcarraldo" - Stonevision - edizione inglese - "Fitzcarraldo" - Ripley Home Video - edizione italiana)

Premi: Palma d'oro per la regia al Festival di Cannes (1982)

La trama: Manaus, Amazzonia, primi del ‘900: epoca d’oro della gomma. L’avventuriero Brian Sweeney Fitzgerlad, per gli indios Fitzcarraldo, è un avventuriero esperto in progetti fallimentari (ha ideato ed iniziato una ferrovia transandina, poi rimasta incompiuta: ha ideato una elaborata macchina per produrre il ghiaccio) che coltiva ossessivamente un grande sogno: costruire nella foresta amazzonica il più imponente teatro dell’opera del mondo, con l’intima speranza di farlo inaugurare dal celebre Caruso.

L’unica a credere nel suo progetto è Molly, materna tenutaria di una casa di tolleranza di belle indie destinate ai ricchissimi baroni della gomma di Iquitos (interpretata con grazia dalla sempre stupenda Claudia Cardinale), la quale, per amore di Brian, finisce per finanziare l’impresa che dovrebbe consentire a Fitzcarraldo di arricchirsi.

Il facoltoso Don Aquilino (José Legwoy) aveva rivelato a Fitzcarraldo l’esistenza di un esteso territorio di alberi della gomma non ancora sfruttato: nessuna imbarcazione può giungere infatti nella zona (quella del fiume Uyacali) perchè nei pressi si trovano le terribili rapide chiamate “Pongo das Mortes”. Fitz nota su una carta geografica che, parallelamente all’Uyacali scorre un altro fiume, il Pachitea, e che i due corsi d’acqua in punto sembrano quasi toccarsi. Sarebbe cosi possibile risalire quest’ultimo fiume e trasportare la nave attraverso l’istmo tra i due fiumi (vedi clip).

Così Fitzcarraldo può dare inizio alla sua straordinaria avventura a bordo di un battello ribattezzato Molly Aida. Recluta poi un equipaggio improvvisato: l’esperto capitano Orinoco, il monumentale meccanico Cholo e lo scaltro e puttaniere cuoco Hurequeque.

Inoltrandosi in territori inesplorati e circondato dagli indios tagliatori di teste, Fitzcarraldo e la sua ciurma percepiscono subito tensioni ed oscure minacce. Alcuni missionari confermano l’inaccessibilità e l’ostilità delle genti del fiume.

Venuto in contatto con una tribù indigena, per stemperare la tensione venutasi a creare, l’affronta facendole ascoltare un disco di Caruso dal grammofono che ha portato con sè ed i tamburi (in realtà i percussionisti del Burundi) si placano: la scena è uno dei vertici del film.

Gli indios, comunque, superato lo stupore, nottetempo rompono gli ormeggi del battello che finisce sulle pericolose rapide del Pongo das Mortes. Risvegliatosi, Fitz si ritrova con la nave alla deriva ed a bordo solo i suoi tre uomini più fedeli (Orinoco, Cholo e Hurequeque), dato che il restante equipaggio si è ammutinato nottetempo.

Quando sembra inevitabile il ritorno ad Iquitos, il “Molly Aida” si trova sbarrato il percorso da decine di piroghe con una moltitudine di indios immobili e silenziosi. Nel momento in cui questi cominciano a salire a bordo Fitz si rende conto che non sono ostili; la grande barca ed i suono del grammofono li hanno affascinati anche se sanno di non trovarsi di fronte agli dei bianchi da lungo attesi. Fitzcarraldo capisce che può servirsi di loro per il suo progetto. Quando si giunge al punto di massima vicinanza dei due fiumi paralleli, rivela finalmente le sue intenzioni: trasportare l’imbarcazione attraverso il monte fino all’altra riva per mezzo di argani rudimentali, facendola scorrere sulle rotaie prelevate alla stazione e stabilire poi un trasporto regolare tra Iquitos e il territorio della gomma. Il capo degli indios inspiegabilmente accetta di aiutare i bianchi in questa impresa (Nella realtà, la nave venne smembrata e poi ricomposta nel letto dell’altro fiume).

Il lavoro e la fatica sono immani, alcuni uomini rimangono schiacciati sotto la barca. Ma alla fine il miracolo si compie e il “Molly Aida” scende trionfalmente nell’Uyacali (inutile dire che la nave è stata veramente trasportata, con l’aiuto di un bulldozer) - vedi clip. La notte tutti festeggiano l’evento. I bianchi si ubriacano e così non si accorgono che un gruppo di indios è salito a bordo e ha tagliato le corde che ancoravano l’imbarcazione alla riva. Al suo risveglio Fitzcarraldo si rendo conto di essere ormai tra le rapide del Pongo, impotente. Il “Molly Aida” riesce a superare il terribile ostacolo pur danneggiandosi gravemente mentre gli indios esultano perchè cosi, dicono, hanno placato finalmente la collera degli dei del fiume.

Il sogno di Fitzcarraldo sembra definitivamente svanito, ma Don Aquilino gli concede un’ultima occasione comprando il “Molly Aida”. I proventi della vendita non bastano a costruire un teatro ed a far arrivare il grande Caruso, ma bastano per ingaggiare l’opera dei Iquitos almeno per un giorno. Da Manaus giungono, infatti, cantanti, coristi, orchestra e scene dei Puritani di Bellini e la rappresentazione avviene sul battello a vapore dove, per l’ultima volta, ha trovato posto il suo padrone ed, in una poltrona dorata, il suo maiale preferito (vedi clip).

link

link con clips




postato da: maqrolldeibattelli alle ore 10:00 | link | commenti (16)
categorie:
mercoledì, novembre 10, 2004

...Si giunge a quella che Italo Calvino chiamò " la città in cui ci si scambia la memoria", la città di Eufemia.

L a città dove " non solo a vendere e comprare si viene, ma anche perchè la notte accanto ai fuochi, tutt'intorno al mercato, seduti sui sacchi o sui barili o sdraiati su mucchi di tappeti, a ogni parola che uno dice - come "lupo" ,"sorella" ,"tesori nascosti", "scabbia", "amanti"- gli altri raccontano ognuno la sua storia di lupi, di sorelle, di tesori, di amanti, di battaglie.

E tu sai che nel lungo viaggio che ti attende, quando per restare sveglio al dondolìo del cammello o della giunca, ci si mette a ripensare a tutti i propri ricordi ad uno ad uno,
il tuo lupo sarà diventato un altro lupo,
tua sorella, una sorella diversa,
la tua battaglia altre battaglie,
al ritorno da Eufemia, la città in cui ci si scambia la memoria"







postato da: alp alle ore 13:52 | link | commenti (10)
categorie: viaggi intorno al giardino
lunedì, novembre 08, 2004

Se il trìgono delle stelle
è in asse con la mancanza di..

Occhio rovesciato, didascalia
taci, non inerpicarti dove non sei accetta

E vento, in solchi: rabbruma. Essìccati.

Non conosco linguaggi spiegabili,
non importa intellìgere nella memoria che si..

Importa, cambia, sbilancia
di un'oncia, non di più

cercare metamorfosi tàcite,

smarrite.( La severità del tempo perso, entro echi,
domande, ringraziamenti a chi voglia dimenticarci)

Una foglia si stacca, la seguiamo con lo sguardo.






postato da: maqrolldeibattelli alle ore 23:46 | link | commenti (8)
categorie: poesia

Sembra che uno lo faccia apposta, a cercarsi solo cose tristi..ma uno non lo sa prima, puo' solo serbare memoria, dopo.

La signora marocchina, sui 35/40 anni, entra e abbraccia la mia collega, che conosce dall'anno scorso.
Quando la mia amica/collega le chiede notizie sulla sua famiglia, la signora si fa improvvisamente cupa, come se fosse caduta in un tombino
e dice, a bassa voce, mentre io mezzo metro più in là, ascolto:

"Quindici giorni fa, è morto mio fratello, in Marocco. Era in ospedale, per un blocco renale improvviso.
Per operarlo, chiedevano 10 milioni. Non li avevamo. E' morto.Aveva 35 anni. E io non ho potuto nemmeno andare a trovarlo, non ho i soldi per il viaggio"

Come fare dopo queste parole, a far la lezione di italiano con lei, appartiene ai misteri della vita.


Un 'altra cosa terribile di oggi, è la notizia del ragazzo francese morto, sui binari, per bloccare un treno antinucleare.
Tra le chiacchiere e gli snobismi a volte si infilano invece giovani ragazzi, che, coerenti con le proprie idee/ emozioni,
si battono contro il nucleare, cercando di fermare un treno. Ma la polizia non ha fermato quel treno.

Si puo' provare a fermare quel treno, carico di scorie radioattive, se passa dalle nostre parti?
Senza rischiare, senza incidenti, senza sacrifici: ma visto che la politica non è un pranzo di gala,
dobbiamo sapere che , la vittoria di Bush produrrà subito nuovi morti in Iraq, di entrambe le parti,
il tentativo di riprendere il nucleare, l'introduzione degli ogm in Europa.

Una cosa che possiamo fare subito, comunque, è sottoscrivere per chi traduce in fatti le proprie idee,
connettendo il cuore al nostro cervello.

 











postato da: alp alle ore 10:34 | link | commenti (7)
categorie:
giovedì, novembre 04, 2004

Perchèsottoscrivere per Emergency?

La campagna è portata avanti dal multiblog www.bloggerscontroguerra.splinder.com

Sul blog www.bloggerscontroguerradona.splinder.com modalità, cifre raccolte e adesioni dei bloggers

Sul blog www.staffdonazioni.splinder.com i soldi inviati, le date, i nomi, le modalità

Sui Blog sottostanti sono stati pubblicati post per la campagna di sottoscrizione a Emergency( segnalatene altri, se volete)

www.319.splinder.com

www.maqrollilgabbiere.splinder.com

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Leggete Stepa su www.bloggerscontroguerra.splinder.com

Aiutateci a diffondere l'iniziativa...

qui sotto il codice per incollare nel pannello di controllo , spazio configura la gif dell'iniziativa

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SRC=" http://patti.altervista.org/immagini/BAT/DonaEmergency.gif "

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postato da: maqrolldeibattelli alle ore 20:39 | link | commenti (9)
categorie: opinioni degli altri
mercoledì, novembre 03, 2004

Dedicato agli amici, che non fanno dimenticare il"gusto degli altri"

Tu pensi siano solo battiti di bit, fantasmi cibernetici
e invece sono dita tenaci, che un po' si prendono sul serio, un po' no.

Ma non giocano, non perdono tempo.

Scelgono. Poco, piccolo , ma reale,,reale, reale..reale- non virtuale

Soldi: pochi, sporchi, ma subito- e reali.

Per salvarsi l'anima? Ma dai, mica basta così poco, e lo sanno.

No, è ben di più,molto di più.

E' il gusto di sentirsi insieme, di unire forze disperse.Piccole, va bene.

ma perchè non pensare ad alberi che germogliano in una notte?

A nuvole che si radunano, tenaci, controvento?

Solo quando poi vedi affiorare le persone, dietro quelle dita..riconosci
l'intero che celavano, quei mezzi sorrisi come uno sberleffo incerto.

No, non abbiamo perduto il gusto degli altri, e se a volte, alcuni,(senza far nomi)

sembrano più orsi, non è per caso.

E' che aspettano di riunirsi al branco, quando passa,come per antichi- segreti- rituali

ps. fondi, per Emergency: non virtuali- per ospedali, medicine, progetti.

Curano i feriti di entrambe le parti, bestemmiando le scelte di guerra, le mine anti-uomo.

Ti sembra fazioso, questo? Ti sembra ideologico, partitico..scusa, quand'è che chiameranno tuo figlio in guerra?



postato da: alp alle ore 00:16 | link | commenti (11)
categorie:
lunedì, novembre 01, 2004

chissà quando comincia, davvero... Anche se io penso sempre che comincia dalla paura, dal bisogno di controllare la vita sino alle sue estreme conseguenze... :-)

Quando comincia...? Quando comicia..la formazione dei "mostri"..

quando il terrerno diventa duro, impossibile, impervio da lavorare?

Quando si fissano, i ruoli?

A 3 anni?..a 6? Già in prima elementare hai paura che ti dicano "frocio", "ricchione"
che ti escludano..
A 13 anni, che devi fare a botte, se no sei una femminuccia?

E i genitori, che vogliono solo il bene del..figlio, con la paura che gli sfugga, che non realizzi il sogno incompiuto della vita di lui/lei adulto..

Quando comincia...che pensi alla violenza come una cosa da fare per primo, se no soccombi?

Quando comincia, che pensi all'automobile come ad un aspetto della tua personalità da mostrare?

Quando comincia, la separazione del vivere la vita staccati da un campo di terra, vergognandosi delle puzze di merda delle vacche, riempiendosi i polmoni di benzene

Quando c'è stata , da noi, la prima madre che si è ribellata- per sè, per suo figlio

e ha cominciato a dire..ok. va bene, ci avete fregati, una volta,due, mille
ma qualcuno, prima o poi deve rompere la catena-per me, per lui,per quelli che ci chiederanno

"E tu..tu cosa hai fatto?"

Il disertore
Versione italiana di Ivano Fossati basata sulla traduzione di Giorgio Calabrese.
Dall'album "Lindbergh (Lettere da sopra la pioggia)" (1992)

In piena facoltà,
Egregio Presidente,
le scrivo la presente,
che spero leggerà.
La cartolina qui
mi dice terra terra
di andare a far la guerra
quest'altro lunedì.
Ma io non sono qui,
Egregio Presidente,
per ammazzar la gente
più o meno come me.
Io non ce l'ho con Lei,
sia detto per inciso,
ma sento che ho deciso
e che diserterò.

Ho avuto solo guai
da quando sono nato
e i figli che ho allevato
han pianto insieme a me.
Ma mamma e mio papà
ormai son sotto terra
e a loro della guerra
non gliene fregherà.
Quand'ero in prigionia
qualcuno m'ha rubato
mia moglie e il mio passato,
la mia migliore età.
Domani mi alzerò
e chiuderò la porta
sulla stagione morta
e mi incamminerò.

Vivrò di carità
sulle strade di Spagna,
di Francia e di Bretagna
e a tutti griderò
di non partire piú
e di non obbedire
per andare a morire
per non importa chi.
Per cui se servirà
del sangue ad ogni costo,
andate a dare il vostro,
se vi divertirà.
E dica pure ai suoi,
se vengono a cercarmi,
che possono spararmi,
io armi non ne ho.

clicca qui






















































postato da: alp alle ore 19:17 | link | commenti (7)
categorie: cronache del dopo bomba