
Strani giorni...
Il tempo manca, manca per fare molte cose.
Ma intanto, attorno, i fatti non si fermano.
Difficile parlare, come se fosse una bolla di sapone, di come è andato il seminario sulla lettura. Rimandero'..
Per intanto una segnalazione, di quelle che non puoi farne a meno.Questa, che non passi inosservata:
Mafia, l' ultima beffa: condanna per Impastato
Il legale di Badalamenti fa pignorare la pizzeria del fratello della vittima: «Mi ha diffamato» Per salvare il locale dei «Cento passi» ha pagato 5.000 euro. Il boss fu condannato per l' omicidio, ma solo in primo grado
Ho letto che era stato aperto un c/c per aiutare a pagare questi soldi..qualcuno lo trova, e me lo indica? Dai, fosse anche pochi euro, spediamoli..come gesto di vicinanza e gesto di sfregio alla mafia..
Per chi volesse approfondire la conoscenza della biografia di Peppino Impastato: qui
qui..un'intervista al fratello
Mi piace riportare qui una sua poesia, che accompagni come musica la nostra lettura
E venne da noi un adolescente
dagli occhi trasparenti
e dalle labra carnose,
alla nostra giovinezza
consunta nel paese e nei bordelli.
Non disse una sola parola
nè fece gesto alcuno:
questo suo silenzio
e questa sua immobilità
hanno aperto una ferita mortale
nella nostra consunta giovinezza.
Nessuno ci vendicherà:
la nostra pena non ha testimoni.
Ringrazio molto La Sirenetta per il suo aiuto : ecco il suo messaggio

Per cinque giorni, da lunedi a venerdi prossimi
tre gruppi di insegnanti dei C.T.P.faranno un corso di aggiornamento..pratico,sul campo.
Per insegnare, dovranno prima provare ad essere allievi.Normale, direte voi.
Peccato che la scuola italiana non funzioni, normalmente, cosi.
Perchè un conto è la scuola degli studenti, un altro che a degli adulti/insegnanti
sia concesso il previlegio di imparare,in situazione, ruoli -dinamiche e contenuti che dovranno poi proporre ad altri allievi adulti, praticandoli prima su se stessi.
Comunque: tre gruppi di 15 persone ciascuno
Nel primo si farà pratica di come leggere insieme un libro(il mio gruppo)
Nel secondo di come vedere insieme un film(in videocassetta)
Nel terzo di come raccontare/raccontarsi..la propria biografia culturale
Un posto in montagna, a 1800 metri, dove un buon mangiare è assicurato, c'e' una bella stanza per ciascuno, i gruppi comprendono anche amici e non solo colleghi.
Tutto pagato, tranne il viaggio.
Naturalmente, al posto delle ore normali di scuola, le giornate di studio/aggiornamento diventano tutte le ore dei cinque giorni
Naturalmente, come disse Totò, signori si nasce..e io. modestamente, lo nacqui:-)
e in 31 anni di carriera, che mi paghino per studiare, mi sembra una bellissima occasione, indiretta, anche per i miei adulti stranieri,
che useranno delle competenze, spero acquisite,per fare un po' piu bella anche la loro vita..
ps. il mio corso prevedeva dei compiti di preparazione:
scegliere un libro e presentarlo, in 20 minuti, leggendone dei brani(questo libro)
leggere un libro che ci è stato indicato, per discuterne( questo libro)
Un abbraccio preventivo a chi passerà di qui, in attesa di venerdì prossimo..

I giochi del tempo
Si dice, si racconta, che un giorno due amici stavano contemplando un quadro. Il dipinto, opera di chissà chi, veniva dalla Cina. Era un campo di fiori in epoca di raccolto.
Uno dei due amici, chissà perchè , aveva lo sguardo fisso su una donna, una delle molte donne che nel quadro raccoglievano papaveri nelle loro ceste. Lei portava i capelli sciolti sulle spalle.
Finalmente lei gli restituì lo sguardo, lasciò cadere la cesta, tese le braccia e, chissà come, lo portò via con sè.
Lui si lasciò andare chissà dove, e con quella donna passò giorni e notti, chissà quanti, finchè un vento impetuoso lo strappò di lì e lo restituì alla sala dove il suo amico era sempre inchiodato davanti al quadro.
Era stata così breve quell'eternità che l'amico non si era neppure reso conto della sua assenza. E non si era nemmeno reso conto che quella donna, una delle tante donne che nel quadro raccoglievano papaveri nelle loro ceste, adesso portava i capelli raccolti sulla nuca.
tratto da: Le labbra del tempo Galeano Eduardo
Una serie di storie che narrano un'unica storia toccando i temi cari allo scrittore uruguayano: l'infanzia, l'amore, la terra, la parola, l'immagine, il potere e la paura.
lo sto leggendo, mi piace, e molto, una pagina una storia, poche parole e molte evocazioni..bellissima questa capacità di cogliere, e conservare, e tramandare briciole di senso..laddove i ciechi vedrebbero solo fatti.

"Quando Est non è luminoso, c'è Ovest
quando il Nord è oscuro, c'è sempre il Sud"

| Mare dentro | |
|
Durata: 125 min. (colore)Paese: Spagna Anno: 2004 Genere: Drammatico |
Ramón Sampedro è un uomo come qualsiasi altro, ma intimamente straordinario, per la parabola che la sua vita ha tracciato, nella sua sfortuna e nell'accanimento della sorte verso di lui che, ventenne, a causa di un incidente si ritrova ad essere tetraplegico, costretto in un letto senza poter muovere altro che la testa. Un uomo che ha in sostanza un unico desiderio: morire con dignità, riuscire a far valere la propria volontà di togliersi la vita per affermare una volta per tutte il diritto di ognuno a disporre del "bene più importante", il proprio corpo, come meglio crede, allorché la vita diventa più una non-vita, la negazione di ciò che significa stare al mondo, esistere.
E' un film che provoca molte domande. in chi lo vede..è questo è un bel risultato..
Non è solo sul diritto all'eutanasia, ma sul significato dell'amore, delle relazioni. Consigliato..
Ad alcuni piace la poesia
Ad alcuni -
cioè non a tutti.
E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza.
Senza contare le scuole, dove è un obbligo,
e i poeti stessi,
ce ne saranno forse due su mille.
Piace -
ma piace anche la pasta in brodo,
piacciono i complimenti e il colore azzurro,
piace una vecchia sciarpa,
piace averla vinta,
piace accarezzare un cane.
La poesia -
ma cos'è mai la poesia?
Più d'una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
Come alla salvezza di un corrimano.
Wislawa Szymborska
in La fine e l'inizio, Milano, Scheiwiller 1997
segnalo una bella intervista al suo traduttore
un bel film..presentato a Venezia..titolo "Te lo leggo negli occhi"Un opera prima, ma prodotto da Nanni Moretti. E la regista è una che lavora con Moretti ...
Ieri sera c'era la regista, l'attrice principale, e nanni moretti..che ha accompagnato il film e anche 10 scene tagliate da Aprile..
Bello..il dibattito dopo il film..sentire cosa dice il pubblico, l'attrice, la regista..vedetelo, va..c'e' anche una bravissima ragazzina e stefania sandrelli..
segnalo un articolo molto interessante di Giulietto Chiesa su Putin e la questione cecena
| 11 Settembre |
![]() Miss. Comboniani Gruppo Abele Tavolo Migranti e tanti altri [Ant - cod. 1015] |
Piazza della Consolata - Torino alle ore: 20.30 Marcia della Pace Sabato 11 settembre alle ore 20:30 ritrovo in Piazza della Consolata per la partenza della marcia |
Dopo il rapimento e l'omicidio di Baldoni sembrerebbe esserci la volontà precisa di colpire le organizzazioni umanitarie che hanno come prima finalità quella di aiutare il popolo iracheno e che hanno dichiarato da sempre il loro no alla guerra anche con una vena di criticità nei confronti dell'occupazione anglo-americana. Questo terrorismo che colpisce indiscriminatamente, non solo è un fenomeno da condannare come sempre abbiamo fatto e da isolare ma oggi, probabilmente è anche il maggior nemico del popolo iracheno. Questi uomini armati non rappresentano assolutamente gli iracheni e non saranno queste atti tragici e drammatici a far cambiare le finalità delle Ong che stanno lavorando in Iraq per ricostruire il paese e per aiutare la popolazione in difficoltà".
http://www.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=47387
Cerdo che sia necessario fare tutto il possibile, senza esitazione, perchè le due volontarie, che agivano per
aiutare i bambini irakeni, la popolazione e ricostruire la biblioteca di Bagdad
siano liberate: cerchiamo di fare pressione perchè il governo, lo stato italiano si comportino come in Francia
Cerchiamo di unirci alla comunità islamica per isolare questi nemici dei popoli che lavorano per la guerra, per la distruzione della vita.
Ratatoj Rende rende rende rende rende rende andoma a rende ij onor a cole còse a cole còse 'dla natura Croste dël pan e cicolata e le furmije a fan procession Asil sucrà e marmlada stoma setà setà a tàula Ren-a ren-a ren-a Ren-a ren-a ren-a dël cheur Oh giàun giaunet 'dla lun-a s'it am abandon-e 'dcò ti i s-ciairo pa pì Sota le stèile am pias pensé al via vai mai silensios A-i è 'n mist na confusion ël ratatoj gran calderon Ren-a ren-a ren-a Eh tèila, tèila ëd ragnà a fa calor ant le ca
mau mau
Ratatoj* ReRendere rendere rendere rendere rendere rendere andiamo a rendere gli onori a quelle cose a quelle cose della natura Croste del pane e cioccolata e le formiche in processione Aceto zuccherato e marmellata stiamo seduti seduti a tavola Cantilena cantilena cantilena Cantilena cantilena cantilena del cuore Oh giallo gialliccio della luna se mi lasci anche tu non ci vedo più Sotto le stelle mi piace pensare al via vai mai silenzioso C'è caos confusione un miscuglio gran calderone Cantilena cantilena cantilena Eh tela, tela di ragno Porta calore nelle case *Il ratatoj è un piatto composto da un miscuglio di più verdure fatte a pezzetti e cotte a fuoco lento in olio e aromi
Dentro la tasca di un qualunque mattino
(Gianmaria Testa)
Dentro la tasca di un qualunque mattino
dentro la tasca ti porterei
nel fazzoletto di cotone e profumo
nel fazzoletto ti nasconderei
Dentro la tasca di un qualunque mattino
dentro la tasca ti nasconderei
e con la mano, che non veda nessuno
e con la mano ti accarezzerei
Salirà il sole del mezzogiorno
passerà alto sopra di noi
fino alla tasca del pomeriggio
ti porto ancora
se ancora mi vuoi
Salirà il sole del mezzogiorno
e passerà alto, molto sopra di noi
fino alla tasca del pomeriggio
dall'altra tasca ti porto
se vuoi
Dentro la tasca di un qualunque mattino
dentro la tasca ti porterei
col fazzoletto di seta e profumo
col fazzoletto ti coprirei
Dentro la tasca di un qualunque mattino
dentro la tasca ti nasconderei
e con la mano, che non veda nessuno
e con la mano ti accarezzerei
e con la mano, che non veda nessuno
con questa mano ti saluterei.
| MIGRANTI E PESCATORI | ||||
Pescatori di uominiSenza pace neanche dopo morti. Decine e decine di migranti, nel tentativo di raggiungere l'Europa attraverso la Sicilia, perdono la vita a causa del maltempo e della precarieta' delle imbarcazioni. Qualche servizio al tg e, poi, l'oblio. E invece il Mediterraneo, impietoso cimitero subacqueo, ce lo ricorda e restituisce i corpi, o quello che ne resta, a modo suo.Da due anni, infatti, nella zona del Mammellone (cosi' e' chiamato il tratto di mare tra la Libia e Lampedusa, a 300 miglia da Mazara del vallo), i pescatori siciliani tra le loro reti per la pesca al traino trovano, insieme a pesci e molluschi, cadaveri di uomini e donne. Brandelli di corpi distrutti dai naufragi causati, soprattutto, dalle mareggiate invernali riaffiorano dopo mesi nell'indifferenza totale. E ai pescatori, che si trovano a fare i conti con questa tragedia del mare, non resta che avvertire le autorita' costiere che, a detta loro, attivano le "procedure per il rimpatrio delle salme". Come si rimpatriano i resti di un corpo, pero', non e' dato sapere. Appuntamenti: 11 e 12 settembre sit-in a piazza della Repubblica - Mazara del vallo | ||||
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Non vado più da nessuna parte “Io a scuola non ci vado più, non vado più da nessuna parte. Starò a casa con la mamma”. La condotta di evitamento, se protratta per lungo tempo, può arrivare ad interferire con le normali relazioni sociali e interpersonali dell’individuo. Si pensi, ad esempio, alle conseguenze per la piccola Marina se nei prossimi mesi si rifiutasse di tornare a scuola e uscire di casa. I bambini più piccoli, rivivono il trauma attraverso giochi ripetitivi nei quali compaiono aspetti della vicenda ed alterazione dell’equilibrio affettivo: sensazione di pericolo costante, di inutilità e di vergogna; associati, talvolta, a fastidiosi dolori di testa e di stomaco. Questo è quello che sta accadendo in Ossezia, in Uganda, in Liberia, ad Haiti, in Palestina, in Sahara Occidentale. | |
Con l'indipendenza della Cecenia nel 1991 la Russia aveva perso il controllo su un'area di enorme importanza strategica, in quanto ricca di giacimenti petroliferi e di gas naturale e soprattutto attraversata da importanitissimi oleodotti e gasodotti. La sua riconquista, anche per non perdere un importante avamposto nell'Asia centrale (sempre più in mano a leadership musulmane filoccidentali), era un imperativo per Mosca. Le sue truppe invasero la Cecenia nel 1994, ma la resistenza delle milizie guidate da Basayef non venne piegata. Nel 1996 i russi presero atto della sconfitta, costata loro migliaia di vittime, e si ritirarono. 100mila i morti ceceni. Il nuovo premier russo Putin, voglioso di rivincita, reinvade la Cecenia nell'ottobre del 1999. Il pretesto è che i Ceceni appoggiano gli indipendentisti islamici in Dagestan, altra repubblica strategica ancora sotto il controllo di Mosca. Gli attacchi russi sono questa volta violentissimi. La capitale Grozny viene bombardata fino alla distruzione. L'aviazione russa utilizza anche armi chimiche e le truppe di terra commettono atroci violenze contro la popolazione civile. I ribelli ceceni resistono nella parte meridionale del Paese, dove ora si concentrano le operazioni belliche delle forze armate russe. |
Svetlana, 15 anni
"Quando c'è stato il secondo scoppio, il tetto della palestra ha cominciato a crollare.Irina si è stesa sopra i suoi figli e ha tirato sotto anche me: Mi ha spinto tra lei e il muro, in modo che i calcinacci non mi colpissero. E mentre tutto crollava ci ha cantato una canzoncina. Quella donna è un'eroina che nessuno ricorderà, ma che ci riscatta dall'abisso di questi giorni. E' morta senza un lamento, senza un grido, per non spaventarci"
La repubblica 5-9-04
E Mambo..Mambo I-ta-liano..
Mentre il sole di una domenica di fine agosto
s'impiccava ai muri,senza trovare corde
il ragazzo correva dietro al suo miraggio bianco
e con scelta di attimo perfetta
stampò le sue mani sulle chiappe della turista assorta
"Mi darebbe due etti di formaggio, per favore..?
Mentre nel caldo le vie ci si stringevano addosso
due turiste polacche inveivano contro lo scippo
appena subito.
Insieme alla borsetta, al cellulare, agli spiccioli
non crederanno piu' che un ragazzo
al rione Sanità, sia
anche,
ancora,
un cucciolo di uomo
"Lasci stare,per il formaggio,
ripasserò.
Oggi si mangia carne, al sangue.


ENRICO GHEZZI e L'ATALANTE
Trascrizione della presentazione televisiva di Enrico Ghezzi alla proiezione del film "L'Atalante", la notte del 31 Dicembre 1991 alle ore 1:30, su RAITRE.
Ogni volta che vedo "L'Atalante", che penso, anzi a "L'Atalante", che è il film che forse ho visto di più e di sicuro quello che ho amato di più, fino a oggi, sbaglio l'anno di nascita del film: a volte mi sembra il '29, il '30, '32, '34, mentre l'uscita del film è del '33/34. Per me è il prototipo di un cinema senza tempo. Anche Buñ uel, negli anni 60, di fronte, quindi, all'incalzare della Nouvelle Vague, della New Wave, dei nuovi cinema, Free Cinema, disse: "Il cinema può andare avanti quanto vuole, ma non supererà mai e forse non raggiungerà mai un film come "L'Atalante", un film dove c'è già dentro tutto."
È un film molto amato dai surrealisti, nonostante l'anarchismo di Vigo, che morì pochi mesi dopo, a ventinove anni e, praticamente, morì anche per questo film, perché si aggravarono molto le sue condizioni di malato ai polmoni, durante la lavorazione lungo i canali francesi
Niente, è un grandissimo film d'amore, il ché lo rende veramente, tout court, un grandissimo film. Perché cosa c'è di più difficile e di più centrale, non solo nel cinema, ma in qualunque campo, che non riuscire a far vedere, a veder, ad aprire gli occhi per lo stupore, per l'ultima o per la prima volta, quello che è il moto, il movimento dell'amore? Lui, intanto, è disperato dall'amore, ma insomma, lo stravolgimento che è l'amore e questo movimento paradossale che è in sé di voler restare fisso, ossessivamente fisso, con quello che si ama, che poi è anche se stessi; quindi bloccati in questa posa, in questo sguardo allucinato e insieme, invece, di voler portare questo (proprio restando bloccati) all'infinito, quindi in un movimento temporale verso l'eterno, che ovviamente si scontra con la fissità. Si scontra con l'altro tipo di fluidità del tempo, con lo scorrere della vita quotidiana.
Questo film, secondo me, è straordinariamente perfetto: non si cura dei dettagli narrativi. Noi lo diamo in una vecchia copia italiana, recuperata in RAI, con difetti del sonoro e oltretutto doppiata; ma è quella che è stata la copia de "L'Atalante", fino a tre o quattro anni fa, quella che si vedeva anche in Francia. Qua c'è la musica modificata, c'è Parlami d'amore Mariù, la versione italiana de Le chalande qui passe, che già era una cosa aggiunta a forza dalla Gaumont (che rimontò il film, che aveva solo le musiche meravigliose di Jaubert, tanto amate da Truffaut). Truffaut usò molte musiche di Jaubert, poi, in alcuni dei suoi film, dopo quelli di Hermann, Hitchcock e Vigo. Stranissimi riferimenti, così lontani! Anche "L'Atalante" è un film lontano, dentro se stesso e a se stesso; si muove in direzioni opposte, da una parte lungo questo fiume, lungo la realtà di quest'acqua, dall'altra dentro quest'acqua.
Pensiamo alla scena che avete visto tante volte, la sigla di "Fuori orario", e quindi questa notte, l'ultimo dell'anno, un anno liquidi, che sembrava aver mutato tante cose e invece è rimasto fermo come un iceberg. Proprio ho voluto darlo, anche in questa versione, che non è quella nuova restaurata. "L'Atalante" è quello che si è già visto chissà quante volte, almeno per me è stato così. È molto bella la versione filologica, ci fa capire meglio il progetto di Vigo. C'è una scena molto bella nella copia che eravamo abituati a vedere. Ma ecco, direi che è il classico esempio di cosa talmente grande che sopporta qualunque deformazione, qualunque ricordo, credo che sarebbe bellissimo anche ricolorato, come tutti i film belli.
Giorni fa fantasticavamo con gli amici de "L'avventura" di Antonioni: questo trionfo del rigore del bianco e nero, della sparizione dentro il bianco e nero dell'immagine, ricolorato, naturalmente da Antonioni stesso, come voleva fare Goddard con "A bout de souffle", "Fino all'ultimo respiro".
Buona visione, buona visione, buona visione, perché per me è la visione più bella. C'è la scena dentro l'acqua, filmata, come tutto il film, da Boris Kaufmann (il fratello di D. Vestov), ed è già uno straordinario intreccio nella storia del cinema, di questi due geni della visione; Vigo e Vertov che si incontrano mediante un fratello, che poi sarà un grande fotografo. In America, in seguito, feconderà una parte di cinema americano.
Dicevo, dentro quest'acqua, c'è quella che, per me, è la più bella sovrimpressione della storia del cinema e che è, appunto, un tentativo ingenuo, semplice, facile, ma commoventissimo e geniale di dare l'amore dentro le immagini stesse. Due immagini che fanno l'amore, lo sguardo che riesce a fare l'amore con le immagini, anche se il corpo è disperato, cerca, non trova, poi finalmente vede, quindi sa che l'amore c'è ancora, secondo la profezia che c'è prima nel film.
E poi ci sarebbe da fermarsi, da non andare su questo fiume che, in fondo, ha questo ritmo lento, terribile, della vita quotidiana, che però è già diversa da quella di città. È un film assolutamente, se vogliamo, realistico, allo stesso tempo squarciato continuamente da questi tatuaggi, che ah su se stesso, sulla pelle apparentemente così normale di questo film. Film a cui, sapete, è stato reso omaggio, di recente, in una scena, che vedrete, nel film di Carax "Les amants du Pont Neuf", un film che vorrebbe essere molto vigoiano. Secondo me non ci riesce; la cecità del film di Carax, come anche di quello di Wenders, non riesce a raggiungere l'intensità della visione del tenere gli occhi aperti sott'acqua, sotto questo vetro del cinema, che aveva già passato la stagione delle avanguardie storiche, dei futurismi e che, però, non era così. Questo non è un film di genere. Io lo trovo semplicemente: l'amore nel cinema, l'amore del cinema, il cinema dell'amore.
Quella notte di 25 anni fa. «Because the night» compie un quarto di secolo
di Alberto Crespi
La cosa buffa, per un cinefilo, è che non si può più vedere L’Atalante di Jean Vigo senza canticchiarla. Grazie alla sigla di «Fuori orario», Because the Night (versione di Patti Smith) si è sovrapposta in modo indelebile alle immagini di quel sommo capolavoro, più precisamente alla meravigliosa scena in cui Jean si tuffa nel canale e vede l’immagine di Juliette, in abito da sposa, sott’acqua. Bisogna dare atto ad Enrico Ghezzi & soci di aver azzeccato un connubio musica/immagine miracoloso. La scena si svolge di giorno, ma nel momento in cui Jean si getta in acqua è come se entrasse in una notte dei sensi dove può rivedere, come in sogno, la Juliette che l’ha (momentaneamente) lasciato. È ciò di cui parla la canzone: la notte come luogo in cui l’amore si manifesta, «love is an angel that comes at dusk», l’amore è un angelo che arriva al crepuscolo. Il film di Vigo è del ‘34, lo stesso anno in cui il giovanissimo regista morì (anniversario da ricordare per il 2004). La canzone di Smith/Springsteen l’ha in qualche misura «plagiato», ma in fondo è un bene, ed è giusto che sia successo in Italia: il paese che cancellò dal film la musica originale di Maurice Jaubert (un altro grande che morì troppo giovane, nel ‘40: ma le sue musiche furono rese immortali da François Truffaut, che le riprese in Adele H. e negli Anni in tasca) e la sostituì, per motivi «commerciali», con una canzoncina assai in voga negli anni ‘30, Parlami d’amore Mariù. Si può dire che in Italia abbiamo creato due Atalante apocrife: e quella di «Fuori orario» è la migliore.

Fahrenheit 9/11
| Titolo originale: | Fahrenheit 9/11 |
| Nazione: | U.S.A. |
| Anno: | 2004 |
| Genere: | Documentario |
| Durata: | 110' |
| Regia: | Michael Moore |
| Sito ufficiale: | www.fahrenheit911.com |
| Cast: | Michael Moore |
| Produzione: | Michael Moore |
| Distribuzione: | Bim |
| Data di uscita: | Cannes 2004 27 Agosto 2004 (cinema) |
Trama:
Michael Moore esamina cosa è successo agli Stati Uniti dopo l'11 Settembre. Inoltre descrive i rapporti tra Bush e Bin Laden e come siano diventati nemici mortali.![]()
Trailer, Scheda, Recensione, Opinioni, Soundtrack,
alcuni appunti dopo la visione del film :
Bush che si prepara ad un discorso televisivo: vedere la vacuità dello sguardo, prolungata.
Bush che per 7 minuti, dopo che lo avvertono della caduta delle torri gemelle,
rimane a leggere fiabe nella scuola elementare, con lo sguardo catatonico
Una madre americana che prima manda il figlio in guerra, per farlo sfuggire alla miseria, e poi lo piange tra i caduti, incredula, angosciata, risvegliata con orrore
Moore che chiede ai deputati: se credete alla guerra, sarete sicuramente d'accordo a mandare vostro figlio in guerra..e loro che lo guardano come un pazzo
Non è un film leggero, ma è un film necessario.
Ricordiamo che all'inizio nessuna casa americana voleva distribuirlo negli stati uniti
«Si tratta solo di storie, tante piccole storie scritte per raccontare un'altra storia». Difficilmente Eduardo Galeano accetterebbe di presentare con parole diverse il suo ultimo lavoro, Le labbra del tempo (Sperling & Kupfer editori, 2004, 352 pagine, 16 euro), da ieri in libreria nella versione di Marcella Trambaioli, una delle sue traduttrici più attente e fedeli. Il libro consiste di racconti minimi, incastonati tra alcune incisioni anonime, piccole macchie poetiche provenienti dalla regione peruviana di Cajamarca, che Alfredo Mires Ortiz ha raccolto per illustrare il volume. Anche le storie piene di poesia, spesso involontaria, che Galeano ascolta per strada, o nel corso dei suoi viaggi, sono storie «anonime», che lui sostiene di limitarsi «a tradurre e interpretare», liberando «il coefficiente di bellezza o di orrore» già latente, fra le loro pieghe. In Italia per presentare il suo libro, Eduardo Galeano ha fatto tappa a Piacenza, dove è stato ospite della rassegna «Carovane», nel cui contesto si è svolta questa conversazione.
[..]
Juan Rulfo ha consumato una vita su questo lavoro. Anni, all'apparenza improduttivi, trascorsi a scarnificare la lingua.
Fu il mio maestro. Un giorno mi fece vedere la matita con cui lavorava. Era una matita comunissima, di quelle che da un verso hanno la mina con cui scrivere, e dall'altro una gomma per cancellare gli errori. «Osserva bene», mi disse indicando la punta della matita, «non è con questa, ma con quest'altra che scrivo». Scriveva cancellando. Il problema è come far sì che la realtà, che è tanto complessa, contraddittoria, misteriosa, inafferrabile, possa essere comunicata. Come riuscire a raccontarla, come raccontare ciò che non tollera di essere afferrato, tanto meno dalla parola. La realtà in ogni sua dimensione: ciò che è, ciò che non è, ciò che sembra essere, la veglia e il sogno, il senno e la follia della realtà. Come riuscire a tradurre tutto questo se non con le vibrazioni essenziali che possono sperare di trattenere un'eco, come la risonanza di un diapason. La parola deve avere questo effetto di musicalità. Poiché il linguaggio letterario è un linguaggio musicale, per riconoscerne la qualità occorre scandirlo a voce alta, per capire se il significato «suona». Quando questo riesce, quando ciò che racconto lo racconto come devo, allora - nell'instante stesso in cui lo sto scrivendo - accade.[...]
Anche in questo ritorna la sua idea di «necessità del dire»?
Penso al linguaggio «primitivo», alla gente che usa poche parole, che non ha cultura. Uso questa parola, solo per spiegarmi meglio. Dal punto di vista degli esperti, i «primitivi» sarebbero persone di poco conto, perché possiedono un linguaggio «povero». Per non essere «povero», cosa dovrebbe essere, «miliardario»? Invece è impressionante e spaventosa la ricchezza che custodiscono. Al contrario, il linguaggio di molti «eruditi» è di una povertà imbarazzante e penosa, perché non nasce dalla necessità del dire. Alla base del linguaggio c'è sempre una necessità espressiva. In America latina si verificano casi sempre più frequenti in cui gli indigeni sono costretti a parlare lo spagnolo, che molti di loro generalmente non dominano. Pur conoscendo solo poche parole, la corruzione cui sottopongono la lingua ha un impatto espressivo talmente forte da provocare una specie di rottura. Dove l'esperto vede un errore, io vedo una breccia. Una ferita, un taglio espressivo, una nuova risorsa del linguaggio. Qualche tempo fa, per un congresso mi trovavo a Lima, una città grigia, sempre coperta di nuvole. Per strada, mi è capitato di vedere un indio, con lo sguardo rivolto al cielo. Ricordo bene le sue parole: «Povero cielo, che vorrebbe piangere, ma non può». Trovo questa frase di grande bellezza poetica, sebbene nominasse una verità oggettiva. Anche i bambini molto piccoli hanno questa capacità poetica, ma poi la perdono. Come diceva George Bernard Shaw: «all'età di sette anni dovetti interrompere la mia educazione per andare a scuola».
intervista completa qui
Julien, 40 anni, orologiaio, è un fallito animato da pulsioni distruttive che ha deciso di ricattare Madame X, una donna bella e ricca. Pur conoscendo tutti i particolari del suo traffico di oggetti antichi, Julien ignora il più pericoloso dei suoi segreti, quello che la lega alla sublime Marie, della quale Julien si é innamorato un anno addietro e che ha appena rivisto.
(...) attraente e visionaria Storia di Marie e Julien, un amore parapsicologico firmato dal grande francese Jacques Rivette (...). Rivette firma un' opera densa di sottintesi e doppi piani di lettura, aperta a chiavi extrasensoriali, un 'amour fou' che non si accontenta delle spiegazioni di tutti i giorni. Film mirabile e affascinante sul fattore X dei legami sentimentali, ma anche sul tempo che inevitabilmente passa. (...)
(...) Storia di Maria e Julien è un film straordinario, una miscela di seduzione, visionarietà, morbidezza dentro a un 'genere', il fantasy, fatto detonare nelle sue potenzialità più segrete e incendiarie.(...)
(...) Rivette realizza un film prezioso, conducendo lo spettatore nel cuore del fantastico a partire dal quotidiano. Un gioco sul mito dell'eterno ritorno, disseminato di citazioni da Jean Cocteau e Edgar Allan Poe (...), simboli raffinati ed espliciti insieme (...) e scene erotiche di statuaria bellezza.
si può contribuire alla causa con un versamento sul conto corrente postale numero 10690907 intestato a:
Centro Siciliano di Documentazione "Giuseppe Impastato", Via Villa Sperlinga 15,-90144 Palermo, Italia
causale: Solidarietà alla famiglia Impastato
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