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venerdì, luglio 23, 2004

chiuso per  ferie

un abbraccio e un saluto agli amici

postato da: maqrolldeibattelli alle ore 16:35 | link | commenti (23)
categorie:
martedì, luglio 20, 2004

Festival di Popoli e di Cinema di strada

22-27 Luglio 2004
Piazza Foroni - Barriera di Milano - Torino L’Associazione culturale “i 313” invita tutti a partecipare alla prima edizione di “cinemainstrada”: film da tutto il mondo e per tutti i gusti, per ridere e appassionarsi in tante lingue diverse, sottotitolati in italiano. I film sono stati scelti insieme agli abitanti di Barriera di Milano e di Torino. Inoltre ogni sera saranno proiettati spezzoni del video “Trasguardi” che ha tra i protagonisti gli abitanti del quartiere.
Programma



postato da: maqrolldeibattelli alle ore 22:18 | link | commenti (14)
categorie: cinema
lunedì, luglio 19, 2004

 

Sempre per la regia di Dai Sijie un film uscito nel 1989: "Cina, mio dolore". Anche in questo film il tema è la Rivoluzione culturale cinese perseguitata dal governo di quel paese. In "Cina, mio dolore", il tema è incentrato sulla figura di un adolescente rinchiuso in un campo di rieducazione. Le sue sofferenze e umiliazioni vengono mitigate dalla solidarietà di un ladro e di un monaco taoista.
Anche in "Balzac e la piccola sarta cinese", Ma e Lu, vengono scoperti mentre suonano Mozart con un violino e per questo mandati in esilio in mezzo alle montagne.
Come in "Cina, mio dolore", una figura amica, la sarta, mitigherà le loro sofferenze con "pillole di cultura" recuperate da una valigia piena di libri proibiti.

Ho letto il libro con piacere. L'ho trovato lieve e affascinante come i luoghi e la cultura che trasuda. Il film mi attira, anche perché girato dallo stesso autore e mi sembra interessante capire come ha congegnato la sua trasposizione per immagini.

letto, delizioso piccolo libro.
cercherò il film.
ma ho sempre paura nel passare dalle parole alle immagini.
nel libro il racconto di lei che conserva le foglie, per ricordare la sua "prima volta", è poesia.
sì, caproni è grandissimo...sai che, in vita, era sempre incredulo del fatto che la sua poesia destasse tanto interesse?
chi lo ha conosciuto e ne ha apprezzato la modestia dello stile di vita, mi dice che leggeva le cose che venivano scritte sulla sua poesia (da un grande o da un laureando) con una sorpresa bambina.:)
colfavoredellenebbie (http://colfavoredellenebbie.splinder.it)

Jules e Jim è l'ultimo film che ho visto, una sera d'estate dell'anno scorso. Se questo che suggerisci ricorda anche solo vagamente e per caso quella magia di Truffaut, cercherò di trovarlo e di non perdermelo.
Grazie Lino.
(319)

wow... ma lo daranno anche quaggiù, o mi dovrò limitare a mangiarmi le mani dall'invidia come al solito? ;-))
LaSirenetta














postato da: maqrolldeibattelli alle ore 09:55 | link | commenti (5)
categorie: libri, cinema, opinioni degli altri
domenica, luglio 18, 2004

Balzac e la piccola sarta cinese
Titolo originale
: Balzac et la petite tailleuse chinoise

Regia: Dai Sijie

Sceneggiatura: Nadine Perront, Dai Sijie

Interpreti: Zhou Xun, Chen Kun, Liu Ye, Wang Shuangbao, Cong Zhijun

Durata: 110 min. (colore)

Paese: Francia / Cina

Anno:2002
Tre amici, un libro, una vita

Un cinese nato a Putian negli anni ’50, in pieno periodo maoista, decide a vent’anni di trasferirsi in Francia per fare cinema, ma l’insuccesso di un suo film lo spinge ad abbandonare la settima arte per dedicarsi alla scrittura. E’ il caso di Dai Sijie, scrittore e autore di Balzac e la piccola sarta cinese, che, raggiunto il consenso del pubblico, ha deciso di mettersi dietro la macchina da presa nell’adattamento cinematografico del proprio libro. Il suo desiderio più grande era quello di trasferire in immagini ciò che aveva messo su carta in parole.
Balzac è innazitutto un film sui libri, sull’amicizia e sull’amore. Il piacere di leggere e di raccontare. Raccontare storie di realtà lontane agli occhi di chi si ama, e che si tramutano in favole, così come le leggende dell’antica Cina hanno per noi un magico fascino.

In un paesino della Cina di Mao, Ma e Lu, vengono scoperti mentre suonano Mozart con un violino, con il risultato di essere spediti sulle montagne, dai contadini poveri, per un periodo di rieducazione. Una piccola sarta del luogo, affascinata dall’entusiasmo e dalla voglia di vivere dei due ragazzi, sarà la loro fonte di ispirazione, e una valigia di libri trafugati, proibiti dalla legge, la voce delle loro emozioni.

A voler guardare oltre, Balzac potrebbe essere una sorta di Jules e Jim cinese, amicizia “a tre” sempre sul punto di condurre all’amore, irraggiungibile sentimento, al pari del piacere di trasgredire, mai tradotto in vera libertà.

Gli attori,tutti cinesi, interpretano i personaggi con naturalezza e divertimento, senza mai essere sopra le righe. E non è semplice in un film, che unisce popolarismo e cultura, diretto al pubblico dell’occidente, e che potrebbe essere sintetizzata nella frase di uno dei protagonisti - Mozart pensa sempre a Mao.

qui il link a recensione al libro in Parnasoambulante

















postato da: maqrolldeibattelli alle ore 17:47 | link | commenti (5)
categorie: libri, cinema
mercoledì, luglio 14, 2004

E in Iraq si rischia una Nagasaki»
La denuncia di uno scienziato. Un elicotterista di Nassiriya ammalato di tumore
MIMMO DE CILLIS *
Per l'uranio impoverito si continua ad ammalarsi e morire. L'ultimo caso sarebbe quello di un elicotterista sardo che ha scoperto di avere il cancro al ritorno della missione a Nassiriya, anche se l'insorgere del tumore non si può ancora attribuire alla missione «Antica Babilonia» in Iraq. Il maresciallo Giovanni Pilloni, 36 anni, originario della provincia di Oristano, è tornato nel dicembre scorso in Italia e, scoperto il male, ha dovuto sottoporsi a cicli molto pesanti di chemioterapia. Pilloni, che prima dell'Iraq è stato anche in Somalia, Kosovo e Macedonia, ha confermato di non aver mai avuto in dotazione, nelle sue diverse missioni, mascherine o guanti per evitare il rischio di una contaminazione da uranio impoverito. Ora del suo caso si sta occupando la dottoressa Gatti del policlinico universitario di Modena, che ha già scoperto tracce di metalli pesanti nei tessuti dei militari italiani ammalatisi di tumore al ritorno dalle «missioni di pace». Il caso di Pilloni è stato un campanello di allarme che parte della comunità scientifica non ha voluto trascurare. Un recente studio del prof. Massimo Zucchetti, fisico nucleare docente al Politecnico di Torino, ha valutato la radioattività e le possibili morti conseguenti, nella spedizione bellica irachena del 2003, partendo dal dato di 1.800 tonnellate di uranio impoverito riversate sul suolo. Si tratta di una quantità devastante, circa quattro volte superiore a quella utilizzata nel 1991 (circa 500 tonnellate). Le conclusioni di Zucchetti, condivise da numerosi scienziati nucleari, affermano che la radioattività in Iraq è notevolmente più alta che in ogni altro conflitto recente. E i suoi effetti, afferma lo studioso, a livello di decine di migliaia di morti per tumore che ci si dovrà attendere nei prossimi anni, sono comparabili a quelli della bomba atomica scoppiata su Nagasaki nel 1945.

Intanto l'Osservatorio militare denuncia che sono già 27 i morti e 267 i malati per quella che è stata definita la «Sindrome dei Balcani». Soldati che hanno contratto tumori al sistema emolinfatico dopo una missione in Bosnia o Kosovo. Ieri la morte di Luca Sepe, pochi mesi fa quella del caporale maggiore Melis hanno riportato la fibrillazione nell'opinione pubblica, mentre altre famiglie di ragazzi in divisa chiedono chiarezza e giustizia: come quelle di Andrea Antonacci, Ronaldo Colombo, Luigi d'Alessio, Pasquale Cinelli, Mario Ricordi, tutti deceduti nel 2000. Cinque anni dopo la prima coraggiosa denuncia, quella della madre di Salvatore Vacca, morto di leucemia di ritorno dalla Bosnia, i parenti delle vittime e due associazioni contestano le conclusioni della commissione medica presieduta dal professor Francesco Mandelli, che escludeva una correlazione tra uranio impoverito e tumori nei soldati.

Secondo l'Osservatorio militare quella relazione è viziata da un errore di fondo che, se fatto in cattiva fede dal ministero della Difesa, sarebbe un maldestro esempio di insabbiamento. I vertici militari italiani sono accusati di aver avvertito tardivamente i nostri soldati sul reale pericolo dell'uranio impoverito. Oggi al ministero assicurano che i soldati italiani sono adeguatamente protetti e controllati al ritorno dalle missioni. Sulla spinta delle polemiche il direttore generale della Sanità militare, generale Michele Buonvito, ha annunciato l'avvio di un nuovo studio su mille militari italiani impiegati in Iraq, per stabilire se esiste una relazione tra l'esposizione all'uranio impoverito e l'insorgere di tumori. L'indagine partirà ad agosto e i primi risultati si avranno all'inizio del 2006.

* Lettera 22

 




postato da: maqrolldeibattelli alle ore 16:33 | link | commenti (14)
categorie: manifestazioni
lunedì, luglio 12, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TARANTA POWER di Eugenio Bennato

Taranta Power è la sottolineatura di un momento creativo che si sta svolgendo intensamente nei dintorni dell’anno 2000.
La leggenda della taranta libera ancora oggi energia, e spinge al ballo nuove generazioni del sud e del nord, e il passo della tarantella conduce musicisti, artigiani, pittori, scrittori verso sentieri mai percorsi, dove si ritrovano i segni e i volti di una storia millenaria, e nello stesso tempo le pulsazioni di un presente che riguarda soprattutto il confronto e il contatto fra i popoli.
La Taranta è allora uno strumento di comunicazione, è un segno artistico tipicamente italiano che rappresenta naturalmente in tutto il mondo la nostra origine e la nostra cultura.
Questo movimento l’ho chiamato Taranta Power con un ardito accostamento terminologico perché si contrapponga con immediatezza all’immagine purtroppo deteriore che la “tarantella” ha assunto nell’immaginario collettivo in tutto il mondo, veicolato da insulsi gruppi folckloristici e da banali espressioni musicali assolutamente lontani dalla realtà impetuosa della taranta rituale.
Il progetto Taranta Power nasce nel 1998 e si ripropone innanzitutto la diffusione delle fonti dirette superstiti originali del Salento, della Calabria, del Gargano e in genere di tutte le regioni del centro-sud. In questa direzione va la raccolta discografica già in parte realizzata e pubblicata dalla DFV col titolo “Lezioni di Tarantella”.
Taranta Power organizza inoltre stages e scuole stabili di tarantella finalizzate al corretto insegnamento del ballo e delle tecniche musicali nelle sue varie forme presenti e documentabili.
Infine resta la creatività nuova, l’intervento degli artisti che vogliono esprimersi nel segno di questa straordinaria leggenda antica e contemporanea.








postato da: maqrolldeibattelli alle ore 13:14 | link | commenti (9)
categorie: canzoni
domenica, luglio 11, 2004

Cosmo


Cura: Francesco M. Cataluccio
Traduzione: Donatella Tozzetti
Collana: Universale Economica
Pagine: 208
Prezzo: Euro 7


In breve
La noia suscita l’ansia di scovare in immagini irrelate, casuali, un ordine, un cosmo. Un romanzo filosofico in crescendo di tensione sull’insensatezza della ricerca di senso.
Il libro
L’ultimo libro di Gombrowicz è quello dove la sua lucida follia si scatena con maggior violenza e ironia. In questa sua nuova "avventura" lo troviamo assieme a un bislacco amico in vacanza in una noiosa località di montagna. I due si improvvisano detective credendo di scorgere, negli anfratti della realtà, segni che riconducono tutti a una serie di "impiccagioni rituali": di un uccello, di un bastoncino, di un gatto e di un triste individuo dalle scarpe gialle. E poi ci sono strane associazioni tra la bocca storta della cameriera dell’albergo e altre bocche, mani, macchie e crepe sui muri… Uno straordinario "giallo filosofico" salutato da molti come un capolavoro.

"Che cos’è un romanzo giallo? Un tentativo di organizzare il caos. Per questo il mio Cosmo, che mi piace chiamare ‘un romanzo sulla formazione della realtà’, sarà una specie di racconto giallo.
"Pongo due punti di partenza, due anomalie distantissime l’una dall’altra: a) un passero impiccato; b) l’associazione tra la bocca di Katasia e la bocca di Lena. Questi due problemi reclameranno un senso. L’uno penetra l’altro in una tensione verso la totalità. Comincerà così un processo di supposizioni, di associazioni, di ricerche, starà per nascere qualcosa, ma si tratterà di un embrione piuttosto mostruoso, di un aborto… e questo oscuro, incomprensibile rebus non potrà che esigere una soluzione… creare una Idea che spieghi, che faccia ordine…"
Witold Gombrowicz (vedi anche monografie)

"[...] il vero realismo davanti alla vita è sapere che la cosa concreta, la vera realtà, è il dolore. La filosofia contemporanea assume invece un tono dottorale, professorale, quasi il dolore non esistesse”. E aggiunge subito dopo: “Io vorrei scrivere qualcosa di veramente pauroso e assoluto, il fondamento stesso della realtà. Io vedo l'universo come un'entità completamente nera e vuota, dove la sola cosa reale è quella che fa male: appunto il dolore. Il vero diavolo è questo.
Ma tutto ciò Gombrowicz lo afferma sul finire della propria esistenza. In precedenza il diavolo, lui, ha sempre cercato di menarlo per il naso, facendo affidamento sull'unica forza di cui davvero disponiamo: l'immaginazione. Che spesso, certo, si nutre di orrore: “Non esiste un limite all'orrore, anzi esiste una certa mancanza di limiti alla spietatezza, se l'orrore comincia ad accumularsi - senza limiti, senza fine, incessantemente, crescendo al di sopra di se stesso meccanicamente.
Eccola la bandiera sotto cui si presentano questi racconti [Bacacay]: la spietatezza. Sconclusionati in apparenza, ma in realtà perfettamente geometrici, essi sono popolati da una fauna umana pornografica, ossessiva, cieca, immatura, in cui non stentiamo a riconoscerci. Anche perché, per dirla con Milosz, “Gombrowicz è maestro nel mettere all'angolo il lettore, facendogli riconoscere, come fossero sue, sgradevolissime verità.
Anche le vicende biografiche di Gombrowicz, del resto, ci parlano di questa sua sindrome dell'outsider, insofferente a qualsiasi cappa di ordine apparente e fasulla regolarità.[...]"
(da
Il grande smodato
di Franco Marcoaldi, tratto da “L’espresso”, 12 novembre 1991 )
 
«Quando lo incontrai nel 1964 era reduce da un invito della Fondazione Ford che, per scongiurare la morte culturale di Berlino, aveva deciso di ospitarvi intellettuali. Fu un'esperienza terribile: la Polonia organizzò una campagna per sventare il gioco dell'Occidente, e così Gombrowicz, un polacco emigrato, si trovò fra intellettuali stalinisti decisi a non sapere nulla dei paesi dell'Est. Proprio lui il cui primo gesto era stato difendere le riviste proibite in Polonia si vide dare del reazionario da gente molto convenzionale. A me, timida provinciale canadese, piacque il suo coraggio contro tutti quegli snob. Dissentivamo entrambi da quanto succedeva. Il rifiuto dell'ingiustizia è una qualità dell'adolescenza, e Gombrowicz, come me, era un eterno adolescente». 
da un'intervista a Rita Lebrosse, da Pia Pera, tratto da “L’espresso”, 28 luglio 1991

 
"...che cosa cercavo, che cosa cercavo? La tonalità di base? La melodia dominante, il perno intorno al quale poter ricostruire, ricomprre la mia storia qui? Ma la distrazione, non solo la mia, interiore, ma anche quella che proveniva dall'esterno, dalla molteplicità e dall'eccesso, dal'ingarbugliamento, non mi permetteva di concentrarmi su niente, un dettaglio mi distoglieva da un altro, tutto era ugualmente importante ed irrilevante, mi avvicinavo e mi allontanavo..."
[da Cosmo]


 
























postato da: maqrolldeibattelli alle ore 08:59 | link | commenti (9)
categorie: libri
sabato, luglio 10, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

Jan Vermeer di Delft è uno dei pittori più enigmatici, misteriosi e ambigui della storia dell'arte. Anche oggi la sua vita resta avvolta nell'oscurità, e ancor più la sua carriera artistica. Morto in disgrazia nel 1675, dimenticato per due secoli, viene riscoperto solo nella seconda metà dell'Ottocento. In breve tempo la sua fama cresce a dismisura, anche per merito dell'ammirazione che gli tributano scrittori celebri come Marcel Proust.

qui i suoi quadri

 

postato da: maqrolldeibattelli alle ore 19:58 | link | commenti (1)
categorie:

Wild world by Cat Stevens (1970)


Now that I've lost everything to you,
You say you want to start something new, and it's breaking my heart,
You're leaving, baby, I'm grieving,
But if you want to leave, take good care,
Hope you have a lot of nice things to wear, but ,then a lot of nice things
turn bad out there..

Oo, baby, baby, it's a wild world,
It's hard to get by just upon a smile,
Oo, baby, baby it's a wild world,
I'll always re-member you just like a child


You know I've seen a lot of what the world can do,
And it's breaking my heart in two, 'cause I never want to see you sad girl,
Don't be a bad girl, But if you want to leave, take good care ,
Hope you make a lot of nice friends out there,
But re-member there's a lot of bad,
and be-ware, be-ware----

Chorus

La-la, la-la, la, la, la-la-la,

La-la, la-la, la-la, la-la,
E
La, la-la, la, la, la, la-la,


Baby, I love you, but if you want to leave, take good care,
Hope you make a lot of nice friends out there,
But just re-member there's a lot of bad,
and be-ware, ..be-ware..


























postato da: maqrolldeibattelli alle ore 08:31 | link | commenti (1)
categorie: canzoni
venerdì, luglio 09, 2004

 

 

 

 

 

 

segnalazione:

questa settimana, con la rivista Internazionale

il dvd del film di Michael Moore

"Bowling a Columbine"

il film l'ho visto al cinema,(si trova anche su winmx o su imesh..)

vale la pena ..acquistarlo..per 7 euro..per vedere come si va in banca, negli usa, e se apri un certo conto corrente ti regalano un fucile..o come si educano i bambini..fin da piccoli..a familiarizzare con le pistole..vere..

Il film è fatto in forma gradevole e leggera..col passo sornione del regista..che con i suoi film continua a mostrare l'insipienza personale di chi decide delle sorti di molte popolazioni

L'ultimo film :

A Cannes trionfa il film sulle bugie del presidente Usa
Migliori attori gli asiatici Maggie Chung e Yagira Yuya
Palma d'Oro 2004 anti Bush vince "Fahrenheit 9/11" di MooreIl regista: "Che avete fatto? Sono stupefatto!"
E dedica il premio "ai ragazzi in America e in Iraq"






postato da: maqrolldeibattelli alle ore 18:30 | link | commenti (1)
categorie: cinema

In questa estate calda approfittiamo dell'ombra del carrozzone de
Il Parnaso Ambulante per riposarci,
magari leggendo, o anche solo sfogliando un libro...

Accoglienza Libri che ho letto
Sconsigli di lettura Bloggers
scrittori
Libri recensiti Monografie

redazione

Libri erranti


Gruppo di
lettura


(tabella a cura di Ella..

www.atmosfere.splinder.com)










postato da: maqrolldeibattelli alle ore 11:33 | link | commenti (3)
categorie: libri
giovedì, luglio 08, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

hokusai

Un giardinetto pubblico, in una città del nord, in un quartiere ad alta concentrazione

di migranti, in un giorno di luglio, di primo mattino.

E' una donna cinese, o un uomo? Non si capisce.Maglietta, pantaloni- dovrebbe

essere un uomo.No, è una donna. Vent'anni? Trenta, quaranta? Mah..

Su una pista di pattinaggio abbandonata.

Movimenti rituali di Tai chi chuan,belli, ritmici, poveri e solidi.

Un albanese bevuto si stacca dalle panchine, a guardarla.

Tre netturbini mangiano un panino, rivolti verso lei.

(Il mondo attorno ad un giardino..)

"un'idea, se potessi mangiare un'idea avrei fatto la mia rivoluzione" (Gaber). Il Tai Chi Chuan è questo: mangiarsi l'idea. Prenderla, mangiarla e digerirla; attuarla; sentirla, oltre che intenderla razionalmente; comprenderla, oltre che capirla.

Perché: "La conoscenza va usata: la si può trasformare in potere. La comprensione invece è qualcosa di più grande di noi, che non diventa potere: non la si può usare, ma solo accettare" (Sheckley).




postato da: maqrolldeibattelli alle ore 12:19 | link | commenti (6)
categorie: viaggi intorno al giardino

Tajabone..

Ta.. Tajabone, dejne, Tajabone..
Ta.. Tajabone, dejne, Tajabone..
Abduh u jam mal hy ajmhal ja mahle kala
jawe eteeko da uzee seroon
mumun muhnida dagam du linga'n...
mumun muhnida dagam won n'ga ....
Ha we, he ch'ticoon, da nun ze zerun...
mumun muhnida dagam du linga...
mumun muhnida dagam won n'ga ....
Tajabone, dejne, Tajabone
Tajabone, dejne, Tajabone
Wo leij, wo leij, wo leji, wo leji...
Abduh u jam mal hy ajmhal ja mahle kala
jawe eteeko da uzee seroon..mumun muhnida
dagam du linga'n...mumun muhnida
dagam won n'ga ....
Ha we, he ch'ticoon, da nun ze zerun...
mumun muhnida dagam du linga...
mumun muhnida dagam won n'ga ....
(Ismaël Lo).

319






















postato da: maqrolldeibattelli alle ore 07:48 | link | commenti (3)
categorie: cinema
martedì, luglio 06, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La thèrapeute - Rene Magritte

"Ho avuto desideri, ma mi è stata negata la ragione di averli. Per ogni cosa ho esitazione, spesso senza sapere perché.. Non ho mai
avuto l' arte di vivere in maniera attiva. Ho sempre sbagliato i gesti che nessuno sbaglia. Ho sempre fatto il possibile per tentare
di fare quello che tutti sanno fare. Voglio sempre ottenere ciò che gli altri riescono a ottenere senza volerlo.
Fra me e la vita ci sono sempre stati dei vetri opachi... Non ho mai saputo se era eccessiva la mia
sensibilità per la mia intelligenza o la mia intelligenza per la mia sensibilità.
Ho tardato sempre. Non so per quale delle due ho tardato: forse per
entrambe, o per l' una o per l' altra. O forse la terza ha tardato."

Il libro dell' inquietudine - Fernando Pessoa

Licantropia

In qualche luogo i sogni diventeranno realtà.
C'è un lago solitario
illuminato dalla luna per me e per te
come nessuno per noi soli.

Lí la scura bianca vela spiegata
in un vago vento non sentito
guiderà la nostra vita-sonno
laddove le acque si fondono


in un lido di neri alberi,
dove i boschi sconosciuti vanno incontro
al desiderio del lago di essere di piú
e rendono il sogno completo.

Là ci nasconderemo e svaniremo,
tutti vanamente al confine della luna,
sentendo che ciò di cui siamo fatti
è stato qualche volta musicale.

Fernando Pessoa




















postato da: maqrolldeibattelli alle ore 06:33 | link | commenti (10)
categorie: poesia