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martedì, giugno 22, 2004

Deliri II. Alchimia del verbo

A me. La storia di una delle mie follie.
Da molto tempo mi vantavo di possedere tutti i paesaggi possibili, e trovavo risibili le celebrità della pittura e della poesia moderna.
Amavo le pitture idiote, sovrapporte, addobbi, tele di saltimbanchi, insegne, miniature popolari; la letteratura fuori moda, latino di chiesa, libri erotici senza ortografia, romanzi delle bisnonne, racconti di fate, libretti per l'infanzia, vecchie opere, ritornelli insulsi, ritmi ingenui.
Sognavo crociate, spedizioni di cui non esistono relazioni, repubbliche senza storie, guerre di religione represse, rivoluzioni del costume, migrazioni di razze e di continenti: credevo a tutti gli incantesimi. Inventai il colore delle vocali! - A nera, E bianca, I rossa, O blu, U verde. - Regolai la forma e il movimento di ogni consonante, e, con ritmi istintivi, mi lusingai di inventare un verbo poetico accessibile, un giorno o l'altro, a tutti i sensi. Riservavo la traduzione.
All'inizio fu uno studio. Scrivevo silenzi, notti, notavo l'inesprimibile. Fissavo vertigini. (Rimbaud))

Ciao Lino, il colore delle vocali non è male, anche queste frasi di Rimbaud, colorano l'anima e la rendono pura come una tela bianca:
“ giudicavo derisorie le celebrità della pittura e della poesia moderna; amavo le pitture idiote, le soprapporte, gli scenari e le tele dei saltimbanchi, le insegne e le illustrazioni popolari; mi piaceva la letteratura fuori moda, il latino di chiesa, i libri erotici senza ortografia; i romanzi dei nostri nonni, i racconti delle fate, i libretti per bambini e i vecchi libretti d’opera, i ritornelli insulsi e i ritmi ingenui”.
Ciao e buona serata*








postato da: maqrolldeibattelli alle ore 23:49 | link | commenti (19)
categorie: poesia
lunedì, giugno 14, 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un 'occasione di vento


Un' occasione di vento, un lago che trangugia le cime
un po' d'ombra, del sole steso per terra

Mangio del pane, penso, piscio controvento
si stacca un fiore e sbatte le ali

La vecchia serve il caffè, la pianta centenaria
l'acqua colma la diga

Non c'è musica (non serve)
non scorre il tempo (se non in circolo)
ero sulla pietra( catturato dal battito di ciglia)

Ogni cosa, finalmente, è ciò che sembra
materia, a occupare spazi
tempo, senza il ricatto del ricordo
ritmo di una tavoglia da cui cadono( è tanto!) briciole.












postato da: maqrolldeibattelli alle ore 22:04 | link | commenti (25)
categorie: poesia
sabato, giugno 05, 2004


l'intervista di Gitta Sereny a Franz Stangl, sovrintendente di polizia dell'istituto di eutanasia dal 1940 al 1942, tratta da In quelle tenebre della stessa autrice. Franz Stangl fu comandante di Treblinka nel 1942-43. Nei mesi di aprile e giugno del 1971 acconsentì a farsi intervistare da Gitta Sereny per conto del Daily Telegraph Magazine nel carcere giudiziario di Dusseldorf dove era in attesa della sentenza di appello contro la condanna all'ergastolo. Sessantatre anni, alto, ben piantato, rilassato e controllato insieme, in prigione da quattro anni, trascorsi per quasi tutto il tempo in isolamento, poiché il Direttore del carcere temeva ritorsioni degli altri prigionieri nei suoi confronti. Era stato arrestato in Brasile dove viveva tranquillamente con la sua famiglia. Il lungo racconto In quelle tenebre raccoglie integralmente l'intervista condotta dalla giornalista di origine viennese all'uomo di cui Simon Wiesenthal, il "cacciatore dei nazisti" diceva: "se non avessi fatto altro nella mia vita che quello di catturare quest'uomo malvagio, non sarei vissuto invano". Attraverso il ritratto e la storia di Franz Stangl, comandante dei campi di sterminio di Sobibor e Treblinka, la ricostruzione del meccanismo che ha portato all'eliminazione dei sei milioni di ebrei. Gitta Sereny ha parlato a lungo con Stangl, detenuto in Germania e con i pochi superstiti dei due campi di sterminio. La giornalista dedica inoltre una parte del volume all'illustrazione delle complicità che favorirono la fuga di molti ex nazisti, tra i quali lo stesso Stangl.

Il libro di Gitta Sereny, documentato ed emozionante, rappresenta una delle più sconvolgenti testimonianze dell'Olocausto, narrata da chi ne è stato protagonista. Le parole di Stangl e dei superstiti cadono come pietre sul lettore. Un volume che consente di capire, oltre alla meccanica dello sterminio, l'approccio psicologico degli aguzzini e delle vittime. Altrettanto ricca è la documentazione di testimonianze sulla fuga delle Ss, che mette un punto fermo alla individuazione delle complicità. Una delle migliori indagini sullo sterminio degli ebrei. (G.P.)

Devo la segnalazione di questo libro, duro e coinvolgente, a Spuma, (che ringrazio) che l'ha fatta in Parnaso ambulante

Editore: Adelphi
Traduttore: Bianchi Alfonso
Collana: Gli Adelphi
Prezzo: € 11,36
Genere: storia contemporanea
Volumi: 1
Dati bibliografici: pagine 528 Anno 1994





postato da: maqrolldeibattelli alle ore 08:43 | link | commenti (27)
categorie: libri