"C'è, nell'edizione inglese di un libro recente della scrittrice indiana Arundathi Roy, Power Politics, una lunga prefazione di Berger, cui l'autrice dedicò, anni fa, il Dio delle piccole cose. riconoscendo nella sua figura di scrittore che non teme l'impegno politico un maestro e una guida.
In quelle pagine le parole dell'uno si intrecciano a quelle dell'altra, in un dire a due che si propone come un possibile modo di abitare l'individuale tempo di vita.
Ecco la loro proposta:
Essere pienamente vivi nel nostro mondo, così com'è.Mettersi vicini a coloro per i quali questo mondo è diventato intollerabile, e ascoltarli..
L'unico sogno che vale la pena di vivere è di vivere finchè si è vivi e di morire solo quando si è morti.
Che cosa significa esattamente?
Amare.Essere amati.Non dimenticare mai la propria insignificanza.Non abituarsi mai alla violenza indicibile e alla volgare disparità della vita che ci circonda.Cercare la gioia nei luoghi più tristi.Inseguire la bellezza là dove si nasconde. Non semplificare mai ciò che è complicato e non complicare ciò che è semplice.Rispettare la forza, mai il potere:Soprattutto osservare.Sforzarsi di capire.Non distogliere mai lo sguardo. E mai, mai dimenticare."
tratto da John Berger "Modi di vedere" a cura di Maria Nadotti -Bollati Boringhieri. pag 155 £ 9,50
Lenti multifocali per uomini che non vogliono più guardare, né ascoltare, né amare. O vivere. m.quellachenonsei
mi toccherà proprio leggere questo Berger, prima o poi :-)melusinach (http://melusinach.splinder.it)
Berger piace perché è un puro, un incontaminato e il suo modo di vedere la realtà mi entusiasma. Piace quando guardandoti negli occhi dice:
“Uno scrittore dovrebbe essere il più possibile informato su ciò di cui sta scrivendo. Nel mondo moderno, dove la politica provoca ogni ora la morte di migliaia di persone, non c’è scrittura che possa, in alcun luogo, cominciare a essere credibile a meno che non sia informata da consapevolezza e da principi politici. Gli scrittori che non possiedono né l’una né gli altri producono soltanto spazzatura utopica. L’imperdonabile perversità di questa nostra fin de siècle consiste nella sua innocenza”.Pattinando (http://virtualblog.splinder.it)
cedo.
lo compro.
lo leggo.colfavoredellenebbie (http://colfavoredellenebbie.splinder.it)
Musica e Poesia
Emergenza: Water Tankering e Medicine a Fallujah, Kerbala e Najaf. Gruppo Pace e Disarmo del Torino Social Forum
Splendori visuali di un cantastorie
"Non tutto puo' essere ricondotto alla logica delle parole. Per fortuna, altrimenti la pittura e ogni espressione visuale si ridurrebbero soltanto a illustrazioni, e andrebbe perduta la straordinaria fisicità delle cose.
L'invenzione di uno storyteller, quale io sono, implica il desiderio di sparire nel testo, come si sparisce nel corpo della amata"
John Berger
Da un articolo di John Berger, scrittore e critico d'arte inglese, una riflessione fra arte e politica sul mutismo dei potenti.
"Oggi", dice, "servirsi del vocabolario tradizionale, utilizzato dai potenti e dai media, non fa che aumentare l'oscurità e la desolazione in cui siamo immersi.Ci sono una serie di parole e frasi fatte, rubate al passato, la cui diffuzione va adesso categoricamente rifiutata. Termini come libertà, terrorismo,sicurezza, democratico, fanatico, antisemita ecc, sono stati ridotti a stracci per camuffare la nuova crudeltà imperante.
Quello che propone Berger è un nuovo vocabolario per il terzo millennio? Credo di si, ma c'è qualcosa di più, che Berger dice attraverso alcuni versi di Mahmud Darwish:
Quando le mie parole erano grano/io ero terra./ Quando le mie parole erano collera/ io ero uragano./ Quando le mie parole erano pietra/ Io ero fiume. / Quando le mie parole si sono trasformate in miele/ di mosche si sono coperte le mie labbra.(Words, Da Sand and Other Poems, 1986)
L'articolo di John Berger è su Il Manifesto di mercoledi 5 maggio 2004)
bellissima intervista sul supplemento del Manifesto -Alias del sabato 22 Maggio 2004
Sabato mattina sono andato a vedere la mostra di Chagall ,con allievi stranieri e colleghi
Avevamo una accompagnatrice esperta che ci parlava e ci presentava i quadri , fornendoci i particolari.Si vedeva che ci teneva alle parole che ci..porgeva, e si potevano sentire nelle nostre cuffie, quelle che si usano per le traduzioni.Cosi potevi startene un pò discosto dal gruppo, guardare altri quadri, e sentire lo stesso la voce-guida..se ti interessava tornavi vicino al gruppo.
Ci sono ritornato la domenica: gruppi di 50 persone per volta, ma ciascuno con la propria radiolina gia registrata ,da ascoltare davanti al quadro..ci ritornero', con piu calma, in altre ore, perchè anche i quadri non parlano sempre, nè a chiunque..nè sono indifferenti ai luoghi..
Nella mostra c'erano anche alcune frasi molte belle di Chagall.
Ve ne riporto una.
"Le bestie, i cavalli,le vacche, le capre tra gli alberi delle colline sono tutti in silenzio.
Noi,invece, chiaccheriamo, cantiamo scriviamo poesie,
tracciamo disegni che le bestie non sanno leggere, che non vedono, e non capiscono" Marc Chagall 1967

Una mostra bellissima su Chagall a Torino, bello vedere le reazioni e l'attenzione dei miei corsisti marocchini, polacchi, cubani.
Si prepara un altro avvenimento culturale importante a maggio,
|
Cultura e Società - Atrium Torino, Padiglione Città |
Guarda il video" Meraviglioso il silenzio! Eppure noi moderni, forse perchè lo identifichiamo con la morte, lo evitiamo, ne abbiamo quasi paura. Abbiamo perso l'abitudine a stare zitti, a stare soli.
Se abbiamo un problema, se ci sentiamo prendere dallo sgomento, preferiamo correre a frastornarci con qualche rumore, a mischiarci a una folla anzichè metterci da una parte, in silenzio, a riflettere.Uno sbaglio, perchè il silenzio è l'esperienza originaria dell'uomo. Senza silenzio non c'è parola: Non c'è musica.Senza silenzio non si sente.Solo nel silenzio è possibile tornare in sintonia con noi stessi, ritrovare il legame fra il nostro corpo e tutto-quello-che-ci-sta-dietro."
Tiziano Terzani "Un altro giro di giostra" Longanesi
Un uomo vecchio, completamente calvo, che fa il barbiere, taglia i capelli a un giovane e sostiene che gli americani hanno ragione
L'uomo giovane gli risponde che hanno torto e dice aspetta-che-scoppi la guerra con la Cina, e vedrai
Un terzo uomo, quasi vecchio, quasi calvo, aspetta in silenzio, e ascolta
Si immagina quei due, cosi' accalorati, al fronte: il vecchio barbiere siciliano diventato irakeno, il giovane ragazzo piemontese trasformato in americano, in mezzo un lago di petrolio.
Voci
"Professò..tengo i compiti fatti.."
"Bravo laMontag..fai vedere,ah..dovevi leggere e scrivere si o no..Vediamo: mia sorella ha i baffi(si) ho bevuto la birra(no)
(Stamattina solo il caffelatte)
Professò..vanno benne?Quella mia moglie non ci ha mai pazienza di starmi appresso..epperquesto che poi staco indietro..
Questo allievo, ex netturbino, di 69 anni, frequenta il gruppo 0, insieme a una ragazza nigeriana, ventenne, neo-mamma, che ha sposato un italiano 50enne.Poca scolarità nel paese d'origine, come anche Hadif, marocchino senza permesso, disponibile a qualsiasi lavoro, che ha imparato le prime sillabe scritte..in italiano.
Io faccio il mediatore tra il napoletano,il niger-english e il marocco-basic italian
Mi restano nella testa gli accenti, le cadenze, e mi stanco tanto, in queste due ore dalle 14 alle 16, a tenere il cervello con cadenze lente, fisse, ritmiche..ripetute che se no, non capiscono
(devo scappare per 10 minuti a fumare,perchè mi inseguono per parlarmi)e adesso inizia la classe livello 3, dove l'italiano lo parlano bene, sono laureati nel paese d'origine, e con loro posso parlare anche dei loro guai, pensieri, ruoli.
Cammino sul crinale difficile tra le loro opposte pulsioni:fare esercizi grammaticali e parlare con qualcuno che li "ascolti": la donna polacca che faceva la restauratrice e ora fa la badante di una donna di 84 anni
che parla solo piemontese, la bulgara ex-cubista che ora preferisce lavorare in pizzeria(inacerbita col mondo)la francese giramondo che cerca di aggiungere lingue al suo futuro, le moldave che non sanno se far venire i figli..
e ogni gruppo si compone secondo una geometria casuale, quel giorno: io guardo le correnti, cercando di assecondarle.
dalle 18 alle 20, ultimo gruppo, livello uno, c'e' santo domingo, brasile, madagascar, liberia
La lingua che conoscono gli permette di ridere, scambiando la parola porta con quella di finestra
Mi incuriosisco a chiedere come si dice pane, pesce,pollo..in malgascio..anche se non procedo oltre,
nelle mie domande, quando chiedo a Fau**** ..scusa, ma qual è il tuo cognome?
e lei risponde" Il n'y a pas", e con un gesto, fa un mezzo sorriso, si guarda intorno, e volta pagina..
"Non cesseremo di esplorare.E il fine di ogni nostra esplorazione sarà là dove siamo partiti.
E sapremo il luogo per la prima volta"
T.S.Eliot
da La terra desolata
di Thomas Stearn Eliot
Siamo gli uomini vuoti
Siamo gli uomini impagliati
Che appoggiano l’un l’altro
La testa piena di paglia. Ahimè!
Le nostre voci secche, quando noi
Insieme mormoriamo
Sono quiete e senza senso
Come vento nell’erba rinsecchita
O come zampe di topo sopra vetri infranti
Nella nostra arida cantina
Figura senza forma, ombra senza colore,
Forza paralizzata, gesto privo di moto;
Coloro che han traghettato
Con occhi diritti, all’altro regno della morte
Ci ricordano – se pure lo fanno – non come anime
Perdute e violente, ma solo
Come gli uomini vuoti
Gli uomini impagliati.
[...]
Qui non c’è acqua ma soltanto roccia
Roccia e non acqua e la strada di sabbia
La strada che serpeggia lassù fra le montagne
Che sono montagne di roccia senz’acqua
Se qui vi fosse acqua ci fermeremmo a bere
Fra la roccia non si può né fermarsi né pensare
Il sudore è asciutto e i piedi nella sabbia
Vi fosse almeno acqua fra la roccia
Bocca morta di montagna dai denti cariati che non può
sputare
Non si può stare in piedi qui non ci si può sdraiare né
sedere
Non c’è neppure silenzio fra i monti
Ma secco sterile tuono senza pioggia
Non c’è neppure solitudine fra i monti
THOMAS STEARN ELIOT, Opere, a cura di Roberto Sanesi,
Milano, Bompiani, 1992
81.
Noi non siamo che bocca. Chi canta il cuore lontano
che abita al centro delle cose, intatto?
In noi il suo grande battito è diviso
in brevi battiti. E il suo gran dolore
come il suo grande giubilo, è per noi troppo grande.
Così, sempre più scissi,
noi non siamo che bocca. Ma improvviso, segreto,
irrompe in noi il gran battito del cuore,
ci strappa un urlo - e allora
siamo sostanza, volto e metamorfosi.
da Poesie Sparse , Rainer Maria Rilke
[ce l'hai il testo dell'Einaudi a cura della A.Lavagetto ...quel passaggio nel commento alle Nuove Poesie dove Rilke parla della ricerca di Cézanne e si confronta a lui? ....]
Rainer Maria Rilke
I Sonetti ad Orfeo
"Tutto quello che e' frenetico
sara' presto passato:
perche' solo il flemmatico
ci inizia al perpetuo ...
Dalla calma tutto esce:
oscurita' e chiarore, volume e fiore."
Rainer Maria Rilke
Aspettando i barbari
di Kostandinos Kavafis
Che aspettiamo, raccolti nella piazza
Oggi arrivano i barbari.
Perché mai tanta inerzia nel Senato?
E perché i senatori siedono e non fan leggi?
Oggi arrivano i barbari.
Che leggi devon fare i senatori
Quando verranno le faranno i barbari.
Perché l'imperatore s'è levato
così per tempo e sta solenne, in trono,
alla porta maggiore, incoronato?
Oggi arrivano i barbari.
L'imperatore aspetta di ricevere
il loro capo. E anzi ha già disposto
l'offerta d'una pergamena. E là
gli ha scritto molti titoli ed epiteti.
Perché i nostri due consoli e i pretori
sono usciti stamani in toga rossa?
Perché i bracciali con tante ametiste,
gli anelli con gli splendidi smeraldi luccicanti?
Perché brandire le preziose mazze
coi bei ceselli tutti d'oro e argento?
Oggi arrivano i barbari
e questa roba fa impressione ai barbari.
Perché i valenti oratori non vengono
a snocciolare i loro discorsi, come sempre?
Oggi arrivano i barbari:
sdegnano la retorica e le arringhe.
Perché d'un tratto questo smarrimento
ansioso? (I volti come si son fatti seri!)
Perché rapidamente e strade e piazze
si svuotano, e ritornano tutti a casa perplessi?
S'è fatta notte, e i barbari non sono più venuti.
Taluni sono giunti dai confini,
han detto che di barbari non ce ne sono più.
E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi?
Era una soluzione, quella gente.
(traduzione di Filipppo Maria Pontani)
Kostandinos Kavafis (poeta greco, 1863-1933). Nato ad Alessandria d'Egitto, Kavafis vive la prima e decisiva parte della sua vita nelle grandi capitali europee. A questo periodo seguono lunghi ed ininterrotti anni di permanenza ad Alessandria, impiegato in uffici che hanno almeno la caratteristica di impiegare in qualche modo il tempo. Il poeta lascia Alessandria per Atene solo per morire in occasione della morte del fratello. Nella splendida decadenza caratteristica di Atene, Kavafis attende oltre che alla poesia, lo studio dell'antichità. Proprio questi studi sono a fondamento di una parte della produzione del poeta, in un gioco di infinita riflessione tra presente e passato.
"Mi piacerebbe che scrivessi le tue idee sul blog, dopo aver accettato l'invito, da cui puoi recedere in qualsiasi momento senza offesa alcuna."
"Mi piacerebbe che il lavoro si modifichi con il confronto con gli altri...
Le uniche idee attuali: recensioni di libri letti... informazioni essenziali,link e, se vuoi,aggiunte di giudizi di lettura "ruspanti".
"Mi piacerebbe il confronto, i commenti contrastanti,i consigli di una riga... senza paludamenti..."
Turista per caso- Itinerari casuali alla Fiera del libro di Torino
Prima parte
100 mila visitatori, in tre giorni, non sono uno scherzo: Se non vai in certe ore e certi giorni, mica li vedi, i libri.
Purtroppo il lavoro mi ha consentito solo un intera giornata di sabato, e la domenica mattina.
Naturalmente, era il caso di prepararsi, con piantine sulla dislocazione degli stand degli editori minori, quelli che nelle librerie non sono visibili.
Natuarlmente questa non è una cronaca intelligibile. come uno si aspetterebbe.
Poichè non mi sono preparato gli itinerari interni, e sono andato affidandomi al caso del girovagare, credo di aver perso molte cose, ma alcune le ho trovate..in modalità Random..
"Corbari,Iris Casadei e gli altri-Un racconto della Resistenza- edizioni Spoon RiverHo pensato..questo piacerebbe a Zena e a Padule, vediamo com'è dentro..
La voce di una gentildonna,dall'altra parte del banco, mi dice che è bello.Io guardo la foto dello scrittore-Massimo Novelli-e mi viene in mente che è un mio ex -compagno di classe.La voce della signora è quella della sorella, ci scambiamo parole, glielo dico, lo compro.
Seconda parte
Alla Fiera non fanno sconti, nei supermercati della città, si, anche il 15%.
Ma qualche eccezione c'è, su i libri che i più disdegnano.
Allora trovo e compro un cofanetto libro piu video di Marco Paolini che intervista Andrea Zanzotto.
Pensa, costa 25 euro, te lo vendono a 5.
Mentre sono lì che guardo una ripresa televisiva di uno spettacolo in diretta, nello stand della Rai, si avvicina un mio amico che ha portato la sua classe di studenti, e mi dice di andare a sentire il dibattito su Pintor, che c'è anche Tabucchi.
Arrivo, sta finendo, prima di andare via compro "Punto a capo" di Luigi Pintor, grande e tagliente giornalista del Manifesto, morto da poco, e del quale avevo appena comprato il video" Azione è uscire dalla solitudine" bellissima intervista, dura, semplice, fatta di parole, con l'esperienza sofferta e vigile come effetti speciali
Auguri di buon compleanno,colfavoredellenebbie:
"“…La nostra vita - dice la scrittrice ne Il fantasma di Mozart - è intessuta di rapporti con gli altri e noi siamo legati a tutte le persone che fanno parte del nostro mondo da un filo. Questi fili, però, non sono tutti uguali, né dello stesso materiale. Ci sono fili di cotone qualunque, che tengono insieme comuni rapporti di lavoro, di conoscenza e cose del genere. Ci sono anche fili di ferro arrugginito, logorati dal tempo e dall’usura, e quelli, quando si spezzano, nessuno più li rimette insieme. Ma accanto a quelli ci sono i fili d’oro, tenaci perché duttili, che si piegano agli eventi della vita, e non si spezzano, proprio per la loro capacità di piegarsi: sono i fili su cui Eros posò la sua mano con la palma tutta aperta. Ma questi sono rarissimi. Più frequenti i fili di rame, su cui corre violenta e fulminante la fiamma della passione, che rapida brucia e poi scompare: non con la mano Eros li ha toccati, ma con la punta di una freccia carica di tensione. Ed ecco i fili di seta. Sottilissimi e resistenti, perché sono frutto d’intelligenza, preziosi e lucenti perché sfiorati dall’ala leggera di Eros. Sono i fili che dan gusto e piacere alla vita, profumo all’amicizia, vivezza alle parole che si scambiano in compagnia. Ma guai a tenderli troppo, perché si spezzano e non rimane nulla .”
laura mancinelli
Turista per caso- itinerari casuali alla Fiera del libro di Torino
100 mila visitatori, in tre giorni, non sono uno scherzo: Se non vai in certe ore e certi giorni, mica li vedi, i libri.
Purtroppo il lavoro mi ha consentito solo un intera giornata di sabato, e la domenica mattina.
Naturalmente, era il caso di prepararsi, con piantine sulla dislocazione degli stand degli editori minori, quelli che nelle librerie non sono visibili.
Natuarlmente questa non è una cronaca intelligibile. come uno si aspetterebbe.
Poichè non mi sono preparato gli itinerari interni, e sono andato affidandomi al caso del girovagare, credo di aver perso molte cose, ma alcune le ho trovate..in modalità Random..
"Corbari,Iris Casadei e gli altri-Un racconto della Resistenza- edizioni Spoon River
Ho pensato..questo piacerebbe a Zena e a Padule, vediamo com'è dentro..
La voce di una gentildonna mi dice che è bello, dall'altra parte, io guardo la foto dello scrittore-Massimo Novelli-e mi viene in mente che è un mio ex -compagno di classe.La voce della signora è quella della sorella, ci scambiamo parole,glielo dico, lo compro.
fine prima puntata:-)
per il seguito, solo a gentile richiesta( di quando comprai e come gli altri libri, di come incontrai momi al raduno blogger, di come tornai la domenica e..)(per servizio fotografico, modesto supplemento di richieste:-)

"Ma prova a prendere una matita e fare un ritratto di donna in base a tutto quello che tu cerchi nelle donne.Provaci.Una che crede a qualsiasi cosa dici ma ha anche una grandissima capacità di giudizio, una che ti sta attaccata ma è anche perfettamente autonoma, una che è dolce e affettuosa ma anche impossibile da prevedere, una che ti conosce in ogni sfumatura ma prende per buona qulaunque parte tu voglia recitare.Una che c'è nei momenti più difficili ma anche ti sfugge tutto il tempo, comprensibile come fosse di vetro ma anche piena di zone d'ombra, che fa le stesse cose che fai tu, ma anche riesce a sorprenderti in continuazione[...]
Una che sia più matura di te ma anche una bambina, che ti assomiglia ed è diversissima da te, che parla con il tuo identico accento e viene dall'altra parte del mondo. Riesci a vedertela?"[..]
"Una specie di giraffa con le ali da farfalla e le zampe di bassotto"
A.De Carlo "Tecniche di seduzione" Bompiani
“Ma prova a prendere una matita e fare un ritratto di uomo in base a tutto quello che tu cerchi negli uomini. Uno che ride largo, poi si fa buio all’improvviso, notturno e di sole – insieme, c’è quand’è il momento di partire, ma ti lascia rientrare , ti aspetta, perché sa che arrivi – prima o poi ; ti lega per farti restare, subito ti libera e ti lascia andare. Uno che ti rincorre senza farsi sentire, che si appassiona alle cose restandone affrancato, non si spaventa del troppo vento, conosce il coraggio di un’idea per opporsi, ci mette piedi e testa, s’infanga una vita per proseguire una ricerca, continua nella richiesta di un senso senza limitarsi ai fallimenti per dire “non vale”. Uno che si emoziona quando gli parli, piange davanti al tuo viso, poi ti chiede di giocare, fa il bambino , o s’impunta e – di nuovo dolce – riesce a equilibrare. Uno che ammutolisce per farti sentire, scansa gli equivoci di troppe parole, evita i “per sempre”, poi sorprendendoti , chiede ogni giorno “ancora”. Feroce quando ti vuole, diventa ironico nel chiamarti, sperduto nel salutare, se fai la stronza ti sbatte davanti un ghigno costringendoti a guardare. Fa le stesse cose che fai tu, ma ti dimostra una prospettiva nuova, ascolta i tuoi modi, li osserva, si fa interpretare e confronta. E quando non ti capisce, regala un sogno da coltivare in cambio di un altro per continuare. E quando non lo capisci, hai ancora voglia di cercare.
Riesci a vedertelo?
Una specie di uomo gatto dalle mani farfalla, ha schiena d’elefante, nel cuore lo scarabeo , si apre, l’hai visto da lontano, è già volato via…?”
[Lam “ Tecniche di rappresentazioni” ed. Nuove Antiche Illusioni :-) ]
Lam (http://mutevolmente.splinder.it) alle 16:52 del 07 maggio, 2004

nè con voi, nè senza di voi..dicono le femministe americane riferendosi al rapporto di coppia con i maschi..
che ne pensi? (in più, in basso..a sinistra..se ti va di votare..)
opinioni lasciate ( grazie della disponibilità..)
con voi e senza di voi... con noi e senza di noi :-)
un rapporto di coppia è come due bambini che giocano nel cortile condividendo i giocattoli, ognuno ha i suoi ma tutti son di tutti. é come una coppia che si bacia, di ciascuno son le labbra e le braccia che baciano e stringono, di entrambi è quel corpo unico che l'un dentro l'altro vive. è come una madre che partorisce, il figlio non è lei ma da lei deriva. è coem una coppia di anziani, che camminano l'uno al fianco dell'altro, ciascuno ha il suo bastone ma entrambi, vicini, presi per mano, vanno nella stessa direzione da sempre. Questa la coppia per me. Un bacio
la mia risposta non rientra tra le alternative proposte: io sono sicura che la vita da single, sia per l'uomo che per la donna, non abbia paragoni ... ma rimango sposata... e ancora mi chiedo perchè! ;-)
mi sembra che quello che dicono le femministe americane esprima un eterno conflitto, ma io credo che il problema non sia tanto tra donne e uomini, ma nella coppia, che può essere composta anche da omosessuali, e per quanto ne so è la stessa cosa, trattandosi di un rapporto stretto tra due persone che, pur amandosi, avendo molto in comune, hanno anche delle diversità che possono creare attriti ed incomprensioni.
Insieme a voi, al vostro fianco. Non so come spiegarmi, ma nessuna delle risposte mi quadra, in ogni caso. L'insieme presupone elasticità. ("en conjunto")In questo caso, l'integrazione o l'esclusione, indicano pregiudizi a priori. Con/senza. Come bianco/nero.
Forse bisognerebbe distinguere tra teoria e pratica. In teoria direi insieme, al fianco, in cammino nella stessa direzione, pur con le differenze che caratterizzano oguno. In pratica, in questo momento della mia vita dico meglio sola ...
Io non apprezzo le femministe, soprattutto quelle americane. (Neanche i maschilisti, di ogni razza).
Secondo me ogni vicenda di coppia è una storia a parte, senza un copione prestabilito.
insieme...no?.....
noi insieme a voi....
Non condivido perché in questo "slogan" delle femministe americane, c'è solo la volontà ideologica di separare ulteriormente, senza nessuna apertura. Ill tutto è rafforzato doppiamente dalla impossibile "congiunzione" espressa con un perentorio - né - .
e allora con chi? ci sono tratti di strada che si percorrono insieme, altri che si preferiscono fare in solitaria, ma basta con i preconcetti di genere...
Condivido molto la prima frase.....in una coppia credo che si condivida tutto ( come i giochi da bambini ) .... ma ognuno deve comunque avere il proprio bastone ( come quello degli anziani ) :))
ci sono alcuni noi possibili, altri meno. E ancora non ho capito come mai. incontri splendidi con donne, con uomini. incontri deludenti con persone di un sesso o di un altro. Ci sono affinità d'anime e tempi di cocostruzione di intese. Delusioni cocenti, ripensamenti e stupori. Persistenze fastidiose e mutamenti improvvisi. Tempi di separazione e tempi di compartecipazione intensa. E poi non so :-)
Enigma , al posto del mare.
In una città, non importa quale, due uomini, in uno stesso giorno dell’anno-solo quello, sempre quello- s’incontravano- come casualmente.Pur sapendo esattamente -dove l’altro sarebbe stato.
Non siamo in grado di ricostruire il senso dei loro dialoghi, perché la logica che li sottende ci respinge, come se quelle parole bastassero appena a segnalare una presenza.
Come un faro.
Come un enigma, in luogo di mare.
Pare, per chi ha sentito distrattamente, dicessero titoli di libri, di film , di figli dell’uno, di computer dell’altro.
Pare che la madre di uno lo confondesse col fratello, quello che la moglie era scappata dopo trentanni.
Pare che le donne cambiassero, rimanessero, rimanessero senza cambiare,cambiassero senza rimanere.
Ma ha importanza, tutto cio’,quando, guardando il cielo, per vedere se ci fosse odore di pioggia, uno dei due diceva
“Che dici, ci facciamo le bifocali, quest’anno? ”
E l’altro rispondeva, ormai a memoria- da trent’anni” Non le sopporto, mi danno giramenti di testa”
Intanto stavano finendo la scuola,stavano per sposarsi, stavano per tenersi o cacciare figli,per tenersi o perdersi padri.Per conoscere donne che avrebbero messo le tende alle finestre, lavato il pavimento del bagno che sapeva, sennò, di piscio..
Massi, pensavano, tornando ciascuno alle proprie case- per strade diverse(e in fondo, ignote)
Eddai, che quest’altr’anno me le faccio-ste bifocali: e lascia che tutto mi giri.
Come delle domande, al posto di onde.
L’uomo sabbia
Ogni mattina, gli uomini e le donne uscivano, ciascuno con il proprio sacchetto di tempo, in tasca, da spendere.
Ogni azione, alcuni grammi di questa preziosa sabbiolina.
Certe azioni richiedevano più grani, altre erano più leggere, altre ancora venivano rimandate nelle conclusioni.
Alcuni avevano pero’ dei problemi, perdevano granelli preziosi, disperdevano azioni, tempo.
C’era poi quest’uomo, in particolare, che si bucava apposta le tasche di tutti gli indumenti, perché potesse disperdere senza apparenza- durante il giorno- materia preziosa per combinare qualcosa.
“Non è possibile- si diceva- che tutto debba essere cosi meccanico, finalizzato.Io voglio rallentare, ridurre il corso delle azioni, sentire il corso del tempo scorrere, sapere cosa faccio.
Inizio’ a cercare degli esercizi che irrobustissero la sua percezione dello scorrere delle ore: fisso’ delle piante per cercare di capire quando le foglie sarebbero cresciute. Voleva accorgersene.
Guardo’ una pagina scritta e la vide riempirsi di segni che, come spartito, qualcuno potesse suonare a distanza, con i tempi precisi. “Grande magia- pensava-un segno univoco come la musica, non come le parole, ingannatrici”
Prese un giornale e lesse per un’ora sempre la stessa pagina, pensando che potesse essere tutto lì se solo ci avesse pensato.
Fece delle foto ai pezzi immobili della sua casa, per vedere se avevano senso fuori del loro paesaggio immoto, per vedere se avevano dietro la bava di lumaca, o solo l’afonia degli immemori.
Tento’ di parlare a distanza con una donna dalle antenne vibranti, che gli disse che stava contando i sacchetti che le toccavano nella settimana, e non poteva perdere tempo, cosi’: Se aveva le cuffie, si ascoltasse la musica.
Prese allora a raccontare dei libri letti, sperando di fermare, con questo, qualche persona, che gli dicesse va bene, lasciamo cadere insieme un po’ di questa polvere preziosa, che sarà mai, piacere d’averti incontrato.
Ma la gente aveva il tempo contato, dei libri bastavano i titoli, dei film parlarne senza vederli.
Si chiese, cercando il sacchetto, quand’era che aveva rinunciato ai sacchi più grossi, quelli che impiegano anni, a svuotarsi?
Non vedeva contenitori vuoti, a meno che fosse stato lui, involontario trasportatore di merci
Finite a destinazioni sbagliate.
» Canzone del maggio « De André » Storia di un impiegato
INTRODUZIONE
Lottavano così come si gioca
i cuccioli del maggio era normale
loro avevano il tempo anche per la galera
ad aspettarli fuori rimaneva
la stessa rabbia la stessa primavera...
CANZONE DEL MAGGIO
Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare
vi ha fatto chinare il mento
se il fuoco ha risparmiato
le vostre millecento
anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti.
E se vi siete detti
non sta succedendo niente,
le fabbriche riapriranno,
arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco
a cui avremmo giocato poco
provate pure a credervi assolti
siete lo stesso coinvolti.
Anche se avete chiuso
le vostre porte sul nostro muso
la notte che le "pantere"
ci mordevano il sedere
lasciandoci in buonafede
massacrare sui marciapiede
anche se ora ve ne fregate,
voi quella notte voi c'eravate.
E se nei vostri quartieri
tutto è rimasto come ieri,
senza le barricate
senza feriti, senza granate,
se avete preso per buone
le "verità" della televisione
anche se allora vi siete assolti
siete lo stesso coinvolti.
E se credete ora
che tutto sia come prima
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.