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tiene fra i capelli i libri, una casa, i colori, lo strumento - ticche tacche -
per provare il cuore ( di sè/ degli altri) e la frutta - i succhi -...
dei vestiti per il freddo,tutto arancio - come il sole -
la chiave per camminare con il mondo in mano
10 euro per una quota
una merenda, una coccinella sulla foglia
un succo sperato
tu ci pensi, poi lo fai
loro, i bambini,
ti mettono nei sogni - e gratis
http://bambinineltempo.splinder.com/
"Per partecipare attivamente bisogna innanzitutto sapere che il costo annuale di ogni adozione a distanza è di circa 180 euro per ogni singolo bambino, cifra che verrà poi suddivisa in base al totale delle quote raggiunte.
Abbiamo fissato un ammontare di 10 euro per quota: più quote raggiungiamo, maggiore sarà il numero di bambini che aiuteremo a studiare.
A quel punto si potrà andare all'ufficio postale per compilare un bollettino postale con i dati e le modalità precise che indicheremo a tempo debito.
Per dare la tua adesione preventiva basta clikkare QUI nel post capostipite del rinnovo e raccolta adesioni per il 2006, lasciando un commento e indicando il numero di quote che intendi impegnare, oppure scrivere la tua adesione e il numero di quote all'indirizzo segnalato sul blog".
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Stefano Benni mi invia questa sua riflessione sugli uomini delle caverne.
"Si dicono moderni, ma in realtà vogliono riportare il mondo indietro di milioni di anni.
Sono gli uomini delle caverne, gli estremisti del nuovo potere economico .
La loro mentalità è paleolitica : il mondo è del più forte, la clava è il profitto, e la terra è una preda.
Si distinguono perché si battono minacciosamente il petto gridando lo slogan: “Grandi lavori“. Amano scavare nuove caverne e gallerie per farci passare un supertreno superveloce ma non sanno costruire un normale, decoroso treno per i pendolari. Perché una delle loro paleobugie è questa : una cosa fatta male che va più in fretta è meglio di una cosa fatta bene che va più piano.
Sono eiaculatori precoci, che non ce la fanno a godere del mondo.
Stupidi e avidi, pitecantropi e pidueantropi, insistono in un progetto ormai fallito, un modello di sviluppo che non riesce più a progredire, ma solo a riportare indietro la qualità della vita di tutti.
Grugniscono: “non ci lasceremo intimidire”, si dicono moderni e chiamano gli altri arretrati.
Togliamogli dalla bocca questa bugia.
Arretrato è chi sceglie il progetto che piace agli affaristi e ai mafiosi.
Moderno è chi sceglie il progetto migliore.
Arretrato è chi fa propaganda a ciò che ha già deciso, come tutti i vecchi dittatori.
Moderno è chi lo fa discutendone prima.
Fare il ponte di Messina è una cazzata ducesco- neroniana.
Mettere a posto le ferrovie dei pendolari, la Salerno-Reggio Calabria, lo svincolo di Mestre e la tangenziale di Milano, rifare gli acquedotti , gli argini e i porti, questo sarebbe moderno.
Vendere un biglietto dove è segnata un’ora in meno da Milano a Napoli e poi fare tre ore di ritardo, è un vecchissimo trucco.
Arrivare in orario da Milano a Napoli sarebbe una trovata modernissima.
Emmenthal Lunardi non è moderno, gli appalti agli amici sono vecchi come il mondo. Ed è vecchio opportunismo essere un giorno europeista e un giorno devoluzionista.
I valsusini non solo contestano la Tav, ma fanno anche proposte. Hanno dell’economia una visione molto più moderna e complessa rispetto agli uomini delle caverne.
Saper riconoscere i punti critici della storia, quella dove il progresso si incrina e si rompe, è opera di alta ingegneria.
I vecchi cavernicoli almeno avevano un alibi: dovevano imparare tutto ogni giorno. Questi invece non hanno imparato e capito un c...o.
Continuano a fare miliardi con la spremuta di dinosauro, il petrolio preistorico, e non glie ne frega niente di pensare a cosa accadrà quando sarà finito.
Per questo gli uomini delle caverne sono furibondi: perché hanno di fronte una civiltà superiore. Gente che sa vedere il mondo come un organismo vivo, non come a una materia prima, e sa pensare a un futuro. Perciò mille volte più moderni e realisti di loro.
E adesso, pitrecantropi onorevoli e/o affaristi, andate pure nel vostro ristorante preferito a mangiare la tartare di mammuth, a parlare di dividendi, a far bancarotte e speculazioni.
Ma dalla manica della giacca blu, spunta il pelo.
Chiamatevi col vostro nome: siete uomini delle caverne quotati in borsa, negli ultimi anni avete scavato un tunnel , e adesso non sapete come uscirne. Usate pure la clava e il manganello , ma non dite che è in nome del progresso."
Stefano Benni, il lupo.
Non è l'Iraq da sottomettere con la forza
Di ERRI DE LUCA
All’alba mi avvio nella nebbia.
Mi hanno telefonato: «La polizìa ha attaccato di notte il presidio di Venaus. Stiamo bloccando tutta la valle». In viaggio ascolto Isoradio, tra una notizia e 1'altra la voce di Ivano Fossati canta «La mia banda suona il rock». È da tanto che non ho una banda una parte dalla quale stare. Sto andando dove sta suonando la migliore, donne e uomini della Val di Susa in lotta per la salvezza della loro valle dal mostro programmato di vent'anni dì làvori colossali che sconvolgeranno vita, aria, acqua e cielo loro. Tutt'una vallata, 55.000 persone di ogni età, 35 sindaci, eccoli stretti a pugno contro la prepotenza di chi ha deciso così e basta. Si può invadere così una comunità, un territorio contro l'umanità dei suoi no, imporre il
proprio sì ministeriale? Si può impiegare la forza pubblica contro la maggioranza e pretendere dì avere ragione? Non è Iraq la Val di Susa, da invadere per imporre regole esterne di un progresso altruì. Non è Iraq da sottomettere con la forza alla volontà di un comitato di affari. È gente pacifica, lavoratrice, presa a manganellate notturne da una prepotenza che non ha neanche la decenza di agire alla luce del sole. Nel profondo buio, tra le 3 e le 4, una truppa notturna, come una banda di predoni, ha saccheggiato il pacifico accampamento di protesta piantato a Venaus, a ridosso del cantiere di inizio lavori. Lì si svolgevano incontri pubblici, si vegliava con canti e musiche,
c'era una cucina da campo, un tendone per riunioni. All'alba era passato il generale Custer, l'accampamento era distrutto. Non è solo una lotta di popolo per la legittima difesa del proprio suolo. E di più di una critica saggia e documentata contro un progresso presunto e presuntuoso che combina danni più consìstentì e duraturi di qualunque vantaggio. Non sono suddìti di un feudatario medioevale, sono cittadini italiani e abìtanti della Val di Susa. Sono un esempio di passione cìvìle e di democrazia. Fossero aperte le scommesse punterei su dì loro, mi gìocherei Val di Susa vincente, Ministro nemmeno piazzato, spiazzato. La mia banda suona il rock, grazie Fossati per la colonna sonora.
(Corsera 7.12.05)"

dal tg3 di stasera, edizione locale
un corteo di neofascisti ha sfilato per le vie del centro di Torino
con slogan contro i migranti e incitamenti all'espulsione
Al corteo è stata segnalata la presenza del sottosegretario all'istruzione
Maria Grazia Siliquini.
slogan gridati(da la repubblica edizione torinese de 4-12-05,pag VIII)
"l'immigrato clandestino lo bruciamo con l'accendino"
Vergogna!! Come cittadino e come insegnante mi vergogno di
avere nel governo nazionale e locale una persona che incita alla violenza;
ai valori anti-democratici, testimoniando con la sua presenza
a un corteo delle frange più oltranziste della destra.
La mia parola non conta niente, ma i partiti di sinistra della città
dovrebbero avere la sensibilità di chiederne le dimissioni.
Scriviamo a madama bresso
Non in mio nome!
Alla c.a. della presidente della regione Piemonte Mercedes Bresso
presidente@regione.piemonte.it
Prendo atto con rammarico e sdegno che la vicenda della linea ad alta velocità Torino-Lyon sta assumendo connotazioni militari, indegne di un paese civile come l’Italia.
Vengono attuate azioni di polizia che di fatto impediscono la regolare vita degli abitanti dei luoghi, nonché la libera circolazione delle genti, situazioni che il nostro paese ha conosciuto solo nei periodi più bui della propria storia.
Conscio che nella sua linea programmatica era inserito il progetto TAV/TAC Torino-Lyon come una delle opere da realizzare, ho dato a Lei la mia fiducia nell’auspicio che, come nelle migliori tradizioni delle forze progressiste, sarebbe stato portato avanti tenendo in considerazione le istanze dei cittadini della Valle, e che venisse cercata una mediazione ed un coinvolgimento degli stessi nella risoluzione dei problemi che inevitabilmente un’opera di questa portata crea.
Scopro invece, mio malgrado, di avere appoggiato tramite Lei una linea politica su questo tema che è tesa a far prevalere le ragioni economico/politiche al di sopra di tutto e di tutti.
Accomuno questa gestione della vicenda alle logiche che hanno portato, per debellare una fantomatica minaccia poi rivelatasi inesistente, il presidente degli Stati Uniti Bush a dichiarare guerra all’Iraq, insensibile a tutte le richieste di sospensione dell’attacco per proseguire nella ricerca di una soluzione diplomatica..
Quello che ne è seguito ha dimostrato al di là di ogni dubbio che quell’intervento è stato autorizzato solo per salvaguardare interessi economici enormi, ed imporre con la prepotenza e l’uso della violenza il progetto alta velocità Torino-Lyon mi fa sorgere seri dubbi.
In sintonia con le richieste dei commissari UE che hanno visitato il 29/11/2005 i siti, chiedo venga fatta chiarezza sul progetto e che si trovi una soluzione condivisa e partecipata dai residenti della Valle per definire quelle che sono le opere necessarie e sostenibili, affinché il bene comune prevalga senza prevaricazioni.
Se verranno disattese queste richieste, La considererò responsabile e non Le permetterò di utilizzare il mio voto per attuare una politica di aggressione e quindi:
Le revocherò il consenso espresso nella consultazione del 3 e 4 aprile 2005
Pertanto qualora venga usato qualunque atto di forza , di intimidazione o persecuzione alla cittadinanza della Valle di Susa, chiedo che la mia scheda venga conteggiata come "nulla".
Intendo inoltre farLe presente che boicotterò le prossime Olimpiadi Invernali non partecipando come spettatore.
In Fede
Seguono firma e indirizzo
Zahir..un'Occasione di vento
Tema:bravi coloro che riescono a raccogliere la sabbia spostata dal vento, a farne pietra per i mattoni

Napoli 16-novembre 05
Carissimi, dai bassi di Napoli, dal profondo Sud, giunga a voi nel profondo Nord, un grazie sentito per la vostra resistenza ad un sistema la cui unica logica è il profitto, è il denaro.
Ho seguito con molta attenzione la vostra lotta contro la Tav in valle di Susa. Per voi è il treno ad alta velocità, per gli amici di Messina è il ponte, per la gente di Acerra è l'inceneritore, per noi a Napoli ora è l'acqua, ma è la stessa lotta per un unico obiettivo.
Grazie perchè ci avete insegnato a far rete, a mettervi insieme trasversalmente al di là di ideologie, fedi, classi...è una Lezione importante, mi auguro ora che tutte queste resistenze dal basso riescano a mettersi insieme per creare dal basso quella società civile organizzata che sappia opporsi alle logiche di morte in favore di logiche di vita.
Ormai si tratta di vita o di morte, per tutti a sud come a nord.
Diamoci da fare perchè vinca la vita.
Alex Zanotelli
Uno puo' dire..ma io che c'entro, con la Valle Susa, e la lotta contro la Tav?
Mah..forse ci sono tante cose che riguardano tutti noi. a ben guardare.
Forse vale la pena di capirci di più, visto che i soldi saranno pubblici.
E poi: da una parte ,paroline magiche,abracadabra, come sviluppo, progresso, occupazione,
addirittura merci su treno anzichè tir..
dall'altra parole come amianto, uranio, fondi sufficienti solo per iniziare
poi troppo costosa, valle stretta e lunga senza ricambio d'aria..
in mezzo il buon senso inascoltato: potenziamo la linea ferroviaria che già c'è.
Dietro ancora: due notizie.
1) La moglie e i figli di Lunardi titolari di un'impresa per lo scavo del tunnel.
2) Titolari degli scavi di Venaus sono le cooperative edilizie di Ravenna
Se gli scavi non partono entro Dicembre 2005, si perdono i fondi della Comunità europea
Se ti va, per sostenere un po' anche tu questa protesta civile, democratica, popolare
scrivi una frase, al fondo del tuo post, magari come ps.
" Questo blog sostiene la lotta NoTav della ValleSusa "
www.notavinvallesusa.splinder.com
Forse non servirà a tanto, ma a qualcosa si: un gesto di attenzione, di comunicazione solidale, anche da qui.
Eventualmente, grazie.
In una biblioteca della provincia di Torino
cercarsi 10/12 persone
per leggere insieme un libro.
Scegliere il libro insieme, tra diverse proposte,
leggerne pagine a casa, discuterne collettivamente.
Qui il progetto che ho presentato.
L'anno scorso lo realizzai con
adulti dei corsi di italiano per stranieri, nella biblioteca della scuola.
Quest'anno, aperto a tutti, a Febbraio, nella nuova
bibioteca comunale di Avigliana .
Devo preparare una lista di 10/15 libri da far acquistare
alla biblioteca, spesa massima 150 euro, con queste caratteristiche:
romanzi, possibilmente tascabili, economici
con storie che "acchiappino" ma non inutili..
Qualcuno ha suggerimenti di titoli?
Eventualmente..grazie.
Ps. possono anche essere libri non recenti, ovviamente.
Un abbozzo iniziale di lista:
sabato 22 ottobre 2005(questa sera)
alle ore 21
su La7
"Così è la vita- Ultimi giorni a Lampedusa"
Lampedusa: cosi fu svuotato il centro
Ecco il video che inchioda Pisanu: manette, saluti militari e il leghista Borghezio
La legge Rognoni - La Torre, che consente da oltre vent’anni di aggredire le ricchezze accumulate dalle mafie nel nostro Paese, è in pericolo. Rischia di essere approvato dal Parlamento, infatti, un disegno di legge che tra i molti aspetti discutibili prevede la possibilità di revisione, senza limiti di tempo e su richiesta di chiunque sia titolare di un “interesse giuridicamente riconosciuto”, dei provvedimenti definitivi di confisca. In nome di un malinteso garantismo, insomma, si compromettono definitivamente il lavoro e l’impegno di quanti, dalle forze dell’ordine alla magistratura, dalle associazioni alle cooperative sociali, sono oggi impegnati nella difficilissima opera di individuazione e riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. Nessun provvedimento di confisca, di fatto, sarà mai definitivo. Nessuna assegnazione di beni confiscati avrà un futuro certo. Altri avrebbero potuto essere gli strumenti con cui risarcire, anche dal punto di vista economico, eventuali vittime di errori giudiziari, sempre possibili, nell’iter che va dal sequestro preventivo dei beni alla loro definitiva confisca. Se dovesse essere approvato, invece, quanto previsto dal comma 1 lettera “m” dell’art. 3 del disegno di legge AC 5362 recante “Delega al Governo per il riordino della disciplina in materia di gestione e destinazione delle attività e dei beni sequestrati o confiscati ad organizzazioni criminali”, tutti i beni confiscati (dai terreni coltivati da coraggiose cooperative di giovani agli immobili trasformati in sedi di servizi sociali o in caserme delle forze dell’ordine, solo per fare alcuni esempi) finirebbero in un limbo di assoluta incertezza. Ovvero esattamente il contrario di quanto sarebbe necessario oggi. Le mafie, infatti, hanno da tempo affinato i meccanismi con cui riciclano i proventi delle loro attività illecite e nel nostro Paese si registra, negli ultimi anni, una consistente flessione del numero di beni confiscati. Una situazione che richiede normative efficaci e scelte concrete in grado di far crescere la fiducia di chi è impegnato ogni giorno nella lotta alle mafie. E’ per queste ragioni che l’associazione Libera (che raccoglie più di 1200 associazioni nazionali e locali, scuole, cooperative) e i sottoscritti familiari delle vittime delle mafie, attraverso questo appello, chiedono un serio e approfondito ripensamento, in sede di dibattito parlamentare, del disegno di legge delega AC 5362, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di revisione dei provvedimenti definitivi di confisca, affinchè deputati e senatori di tutte le forze politiche sappiano trovare la giusta misura, il corretto equilibrio tra la tutela dei diritti di chi subisce i provvedimenti di confisca dei beni e la necessità di sottrarre alle organizzazioni mafiose gli immensi patrimoni che accumulano ogni anno, nell’illegalità e nel sangue. Trasformando questi beni, come sta avvenendo faticosamente oggi, in segni tangibili di legalità e giustizia.
Per aderire all’appello:
email: libera@libera.it
Tel. 06/69770301
Fax 06/6783559
Hanno gia' aderito:
Luigi Ciotti
Giuseppina La Torre
Rita Borsellino
Giovanni Impastato
Claudia Loi
Edna Cosina
Daniela Marcone
Viviana Matrangola
Debora Cartisano
Margherita Asta
Maddalena Rostagno
Monica Rostagno
Elisabetta Roveri
Dario Montana
Paolo Siani
Le coperative e le associazioni che gestiscono beni confiscati alla mafia:
Associazione Casa dei Giovani
Coop. Lavoro e Non Solo
Coop. NoE
Coop. Placido Rizzotto
Coop. Valle del Marro
I dipendenti della Calcestruzzi Ericina (azienda confiscata alla mafia)
Mutua Studentesca, Avviso Pubblico - Regioni ed enti locali per la formazione civile contro le mafie,
ICS - Consorzio Italiano di Solidarieta', Peace Games, Gruppo Abele, Sinistra Giovanile, Fuci, Auser,
FAI - Federazione Antiracket Antiusura Italiana, Co.na.pi,
Gruppo Alce Nero Mielizia, Pax Christi Italia, Legambiente, Cipax, Magistratura Democratica,
Antigone, Arci Nazionale
Hanno inoltre aderito
Se avete voglia, lasciate un saluto Avvertenze:
Per favore, se doveste essere, un domani, vittime di terremoto
cercate di esserlo in qualche Paese che poi vi mandano gli aiuti.
Evitate, se possibile, quelli senza petrolio e/o vacanzieri internazionali.
No, neanche essere in 30.000 fa notizia.No, neanche se bambini a scuola,
spazzati via come capre incustodite.
Per favore, se dovete migrare, fatelo da turisti, non sui barconi economici,
che poi costringete lo stato a trattenervi, o tuttalpiù mandarvi nel deserto.
Cosa? Dalla Spagna di Zapatero?Mm,non funziona neanche lì, la porta di servizio dell'Hotel Europa.
Ah, se qualcuno volesse andare in overdose da stupefacenti; per favore
passi Da Mirafiori, porta 15: c'è la ricetta del medico della mutua
Diagnosi: Insufficienza respiratoria da farmaci.
Prognosi: ricoverarsi in un qualsiasi Cpt.
Titolo Nordest
Autore Carlotto Massimo; Videtta Marco
Prezzo di copertina € 15,00
Dati 201 p., brossura
Anno 2005
Editore E/O
Collana Noir mediterraneo
Un libro da comprare, per capire cosa c'è dietro un pezzo d'Italia, Un mercoledì come tanti Il ministro delle attività produttive aveva auspicato l’introduzione di dazi antidumping per arginare il fenomeno. E la Coldiretti, in un comunicato, aveva espresso la sua preoccupazione per l’importazione selvaggia dalla Cina di fagioli secchi e ortaggi in salamoia, produzioni importanti in alcune zone del Nordest. Anche quel giorno i cinesi avevano comprato un paio di locali pubblici e diversi esercizi commerciali. Pagavano sempre in contanti, senza discutere il prezzo. Di soldi si era discusso in altri incontri dove esponenti del mondo bancario avevano sottolineato un positivo aumento degli utili trimestrali. E degli utili di 262 evasori totali si era parlato durante una conferenza stampa della guardia di finanza. Nel corso dell’indagine erano stati scoperti 1.200 lavoratori in nero e 776 irregolari. Molti di loro erano stranieri privi di regolare permesso di soggiorno. E stranieri clandestini erano la maggior parte delle persone arrestate quel mercoledì dalle forze dell’ordine nel Nordest. Da anni culture criminali provenienti dall’est e dal sud del mondo si erano insediate nel territorio, la criminalità organizzata italiana era solo un ricordo dei cronisti di nera. Le prostitute, nonostante il freddo e la nebbia, avevano iniziato a battere fin dalla tarda mattina sulle provinciali. A quell’ora della notte avevano invaso paesi e città. Il settore tirava. Come quello della droga, del resto. In crisi invece la prostituzione nei night e nei locali di lap dance. I gestori dei locali notturni erano stati i primi a cogliere i sintomi della recessione economica. Industriali e professionisti che prima affollavano quei locali, spendendo qualche migliaio di euro a sera in champagne e donnine, si facevano vedere meno. Migliore dell’anno precedente solo la produzione vinicola le cui esportazioni erano aumentate. Massimo Carlotto © 2005 edizioni e/o Roma.
il Nordest, dove alla terra si sono sostituiti i capannoni prima,
la de-localizzazione in Romania e Cina ,poi.
Sullo sfondo le famiglie che contano, i valori dominanti, le rapine del senso di dignità.
Bello questo modo di parlare di fatti veri attraverso un noir, con anni di documentazione alle spalle.
Seguo da molto tempo, questo scrittore, Massimo Carlotto, e segnalo un altro dei suoi migliori libri "Le irregolari"
Era stato un mercoledì come tanti. Un mercoledì d’invernodel Nordest. Nel corso della giornata le strade si erano riempite di pendolari e Tir. Lunghe file avevano intasato autostrade,statali e provinciali. A Padova e Vicenza, per l’ennesima volta, l’inquinamento aveva superato i limiti di legge. Il cavalcavia di Mestre, in piena notte, era ancora un serpentone di mezzi pesanti che avanzavano lentamente nei due sensi di marcia. Merci legali e illegali che andavano e venivano dai paesi dell’est. Quel giorno avevano chiuso i battenti altre quattro aziende, la più grossa aveva cinquantuno dipendenti. Altri quattro capannoni vuoti con la scritta affittasi, tradotta anche in cinese. Di capannoni aveva parlato nella mattina un docente di urbanistica della Facoltà di architettura di Venezia. Ai suoi studenti aveva spiegato che, a forza di costruire 2.500
capannoni l’anno, erano stati sottratti al paesaggio agrario ben 3.500 chilometri quadrati e che nella sola provincia di Treviso c’erano 279 aree industriali, una media di quattro per comune.
Il docente era preoccupato, aveva affermato che la devastazione del territorio era ampia e profonda. Forse irreparabile. Ormai nel Nordest i capannoni avevano cancellato memoria alla terra e identità agli abitanti. E di identità locale si era parlato in un’altra università. Tre persone su quattro continuavano a usare il dialetto, anche in ambito professionale. Un dato confortante, lo avevano definito: il dialetto rappresentava un elemento di grande importanza per la coesione della comunità.
E numerose espressioni dialettali erano state usate nel corso di un convegno svoltosi al Museo dello Scarpone di Montebelluna dove era stata annunciata la delocalizzazione di 44 aziende del settore calzaturiero. Colpa dei cinesi, era stato detto. L’import delle calzature in pelle dal paese asiatico era aumentato del 700% nell’ultimo anno.
Anche quel mercoledì centinaia di casse di Marzemino, Prosecco, Sauvignon e di altri vini erano state spedite in ogni parte del mondo. A livello politico il futuro era piuttosto incerto, nonostante le elezioni avessero riconfermato il precedente governo regionale. Anche quel giorno c’erano state riunioni e incontri confidenziali nella maggioranza e nell’opposizione nel tentativo di ricucire le divisioni interne e gli scontri di potere. Sembrava che nessuno fosse più in grado di governare il futuro. Era stato un mercoledì come tanti. Trascorsa la ventiquattresima ora, la nebbia, spessa e lattiginosa,dominava ovunque. Il cuore del Nordest pulsava più lento approfittando della tregua della notte.







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![]() La copertina del libro di Enzo Baldoni allegato a Diario del 5 agosto 2005. Clicca per ingrandire |
«È notte, e, in ritardo come al solito, preparo lentamente la valigia. Gli scarponi consumati. I pantaloni strappati nei rovi. Una camicia macchiata. Il distintivo delle Farc strappato al riluttante comandante Julián. E infine il compagno di viaggio più prezioso, il taccuino ormai pieno della mia calligrafia contorta, con la copertina di tela blu un po’ consunta, sporca qua e là del fango del Caguán. Mi sto lasciando un altro pezzo di vita alle spalle, e anche questo va bene così. L’ho vissuto intensamente. Niente rimpianti, me ne vado più ricco».
ENZO G. BALDONI nasce l’8 ottobre 1948 a Città di Castello, Perugia. Si diploma in agraria, ma fa tutt’altro: «il muratore in Belgio,lo scaricatore alle Halles, il fotografo di nera a Sesto San Giovanni». Capisce «che fare il copy è meglio che lavorare» e nel 1980 fonda l’agenzia Le balene colpiscono ancora. Traduce la striscia Doonesbury di Garry Trudeau. In estate,parte. Nel 2004 è in Iraq dove organizza due missioni umanitarie a Najaf. L’agguato avviene il 20 agosto, mentre guida un convoglio della Croce rossa italiana con l’amico Ghareeb. La notizia della sua morte arriva nella notte del 26 agosto 2004. |
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